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 L’UOMO SENZA PAURA

 

 

GIOCHI DI POTERE

 

Di Carlo Monni

 

           

(PARTE PRIMA)

 

 

MENTRE LA CITTÀ DORME

 

 

1.

 

 

Un vecchio film degli anni quaranta diceva: “Ci sono otto milioni di storie nella città nuda”. Oggi le storie da narrare sono molte di più ed il mio compito è proprio quello di farvele conoscere. Il mio nome? Mi chiamo Ben Urich, sono un reporter investigativo e questo è tutto quel che vi serve sapere di me.

La scena di un delitto non ha mai niente di bello ed in questo caso, poi, quando la vittima assomiglia più ad una massa di gelatina che ad un essere umano, è ancor meno piacevole. Non ci sono fotografi con me, ma non importa molto. Ai fedeli lettori del Bugle non piacerebbe vedere quel che rimane di un uomo dopo una caduta di oltre cinquanta piani, proprio mentre fanno la prima colazione, o, chissà, magari si.  Beh, non importa lo stesso, perché, comunque, io non sono il tipo di giornalista che fa cose simili.

Mi avvicino a quello che sembra il Detective al comando e, con grande originalità, chiedo:

-Omicidio?-

Lui sogghigna e mi risponde:

-A meno che, la vittima sapesse volare e non abbia scelto una forma di suicidio un po’ troppo esibizionista, direi proprio di si- Puoi scrivere questo, Urich, sul tuo fogliaccio scandalistico. -

Non mi fermo a ribattere che il Bugle è un giornale serio, tanto non capirebbe e poi penso a Jameson che si chiederà se può collegare l’omicidio all’Uomo Ragno. Peccato per lui, però, niente ragnatele sulla scena del crimine.

-Com’è successo?-chiedo

-Perché mai dovrei dirtelo? Ok, Ok, tanto lo scopriresti comunque, prima o poi. Come sai la vittima era J. Harrison Winfield, uno stimatissimo finanziere, anima di Wall Street…

 

Mentre parla, mi sembra quasi di poter visualizzare la scena. Notte, J. Harrison Winfield rientra in una casa insolitamente vuota e silenziosa. Cerca di accendere le luci, ma si accorge che non funzionano. Qualcuno, entrato chissà come, si è preso il disturbo di sabotare il sistema di sicurezza e le luci e mettere fuori combattimento la cameriera, Dalle ombre emerge una figura misteriosa (in seguito potrò descriverla come massiccia ed avvolta in una specie di mantello, ma sono cose che ancora non so) Winfield ne è, sicuramente terrorizzato e vorrebbe scappare, ma il suo interlocutore lo afferra per il bavero della camicia con forza e rabbia, poi lo trascina e vola fuori dalla terrazza e giunto proprio sopra il centro della strada, molla la presa e la sua vittima precipita urlando…

-…fino a diventare una macchia sull’asfalto del centro strada.-

Non proprio una bella battuta, ma non mi fermo a rimarcarlo

-Hai idea del perché abbiano voluto ucciderlo?- gli chiedo.

-Nessuna. Cosa potesse aver a che fare un riccone come Winfield con dei supercriminali, non riesco ad immaginarlo-

Giusto. Le modalità dell’omicidio indicano chiaramente un killer superumano, con almeno la capacità di volare. Ce ne sono anche troppi in questa città, ma perché avrebbero dovuto volere la sua morte? Non so spiegare bene il perché, chiamatelo fiuto giornalistico, se volete, ma sento l’odore di un mistero e di una storia che potrebbe valere un premio, qualcosa su cui vale la pena indagare. Certo, il mio sesto senso mi sta avvisando anche che potrei imbattermi in grossi guai, ma questa è la parte che di solito tendo ad ignorare.

Mi accendo l’ennesima sigaretta, la terza, forse, da quando sono arrivato, e tossisco un po’. Dovrei smettere, probabilmente, ma, dopotutto sono sopravvissuto a guai peggiori sinora.

 

 

2.

 

 

Li sento da un isolato di distanza. I loro respiri affannosi, i battiti accelerati delle loro vittime, sono come fari per me nel caos del quartiere e mi guidano infallibilmente sulla loro pista, proprio come se mi dicessero dove sono.  Quando li ho raggiunti, li inquadro senza fatica, molto meglio, forse, che se usassi la vista. Quattro teppistelli da strapazzo, il più vecchio avrà, forse, 25 anni, che rapinano una coppia di pensionati in pieno giorno. Non c’è più religione, come direbbe il mio vecchio amico Padre Gawaine. Beh, è per questo che sono qui io. Piombo alle loro spalle quasi senza rumore, ma non resisto alla tentazione di una battuta

-Ragazzi credevo che al catechismo vi avessero insegnato che non sta bene rapinare la gente-

Mmm. Lo ammetto, simili scemenze non fanno bene alla mia immagine di combattente del crimine, ma, d’altra parte, non sono quel tipo con le orecchie da pipistrello ed ogni tanto mi piace divertirmi.

- Devil!- grida uno dei quattro. Gran prova d’intelligenza, devo dire. Quanti altri vanno in giro con costume rosso e le corna sulla testa?

-Una bambolina al signore.- Oh signore, ma chi credo di essere? L’Uomo Ragno?

-Sparagli Dave-

-Oh no, Dave, non sta bene sparare alla schiena della gente.-

Posso sentire Dave che si prepara a sparare, il suo respiro è nervoso ed il battito del cuore accelera. Prima che abbia premuto il grilletto, io, con un gesto quasi noncurante, lancio il mio fido bastone alle mie spalle e quello chiamato Dave si ritrova senza pistola, il bastone rimbalza e finisce al mento di un altro teppista, per poi tornare nella mia mano. Il terzo scagnozzo prova a colpirmi con un coltello, ma, prima di rendersene conto, è a terra, nel mondo dei sogni e Dave, che mi è saltato addosso, si prende un calcio alla mascella ed è, anche lui, fuori combattimento. A questo punto, mi rivolgo all’ultimo rimasto in piedi

-Che vuoi fare adesso, ragazzo? Spararmi? Pensaci bene, ho steso i tuoi amici senza sforzo, cosa ti fa credere che riuscirai a colpirmi, prima che ti disarmi?-

Ha paura. Lo sento molto meglio che se lo vedessi. Il cuore batte all’impazzata, la saliva è azzerata, suda come una fontana. So che non sparerà ancor prima che lo capisca lui. Si lascia disarmare senza opporre resistenza e, quando arriva la polizia, si lascia portar via senza dir niente. Quanto ai suoi amici, beh i loro commenti è meglio censurarli. I due anziani che ho salvato vorrebbero ringraziarmi, ma non fa per me e così me la filo nel mio solito, caratteristico, modo e poi, mi sono appena ricordato di avere un appuntamento a cui non posso assolutamente mancare.

 

Quando entro dalla finestra il tempo è ormai agli sgoccioli e così cerco d’essere rapido. In pochi attimi, Devil, l’Uomo senza Paura è scomparso ed al suo posto c’è l’elegante Matthew Michael Murdock, uno dei più brillanti avvocati di New York, o almeno così dicono. Quando mi affaccio nell’atrio dello studio, non posso non abbozzare un sorriso. È davvero venuto bene, l’architetto ha fatto un ottimo lavoro. Si stupirebbe, se sapesse che il mio senso radar, unito al super udito, mi fornisce un’immagine mentale esatta dell’ambiente in cui mi trovo. Proprio dietro l’ampio atrio si apre il corridoio, con gli uffici singoli di ciascuno di noi, quello di Foggy in fondo, poi, a lato, il mio. Ricordo i primi tempi, quando io e Foggy eravamo appena agli inizi e potevamo permetterci solo un grande stanzone, dove lavoravamo in tre: io, lui e Karen.

Karen, pensare a lei fa sparire il sorriso dalle mie labbra. Credo di averla amata fin dalla prima volta che sentii la sua voce. Eravamo ancora così giovani. Io avevo già avuto Elektra, è vero, ma lei era un’altra cosa. Elektra era passione selvaggia, uno spirito inquieto ed indomabile, Karen era qualcos’altro, la donna con cui potevo pensare di passare il resto della mia vita…

Il filo dei miei pensieri è interrotto dalla voce di Foggy, solo allora mi ricordo che sono tutti lì e che ci sono per festeggiare questo nuovo inizio. Eccoli, quelli che mi aspettavo: Becky Blake, che fu nostra assistente-segretaria in un’altra vita, più o meno; David Keller, che fu il mio alter-ego, nelle aule di Tribunale, in un tempo in cui mi era proibito fare l’avvocato a causa delle macchinazioni di Kingpin; Willie Lincoln, la cui cecità non gli ha impedito di essere uno dei migliori investigatori sulla piazza e poi Candace, la sorella minore di Foggy. Chissà se è sempre la solita sventata? (quel che è certo è che usa un profumo notevole). Il caro vecchio Ben Urich, con la sua eterna sigaretta il cui puzzo posso sentire con anche troppa chiarezza; il mio caro vecchio amico Padre Sean Patrick Gawaine, uno degli angeli di Hell’s Kitchen, ma un tempo i suoi fans lo conoscevano come “Kid”, un pugile dalle promettente carriera. Lui ed il manager della vecchia e cara Fogwell’s Gym, “Pop” Fenton, sono il legame con la mia infanzia, il legame con il mondo (o dovrei dire i mondi?) dei miei genitori. Ma c’è anche qualcun altro, non mi sbaglio, il profumo ed il battito cardiaco sono inconfondibili. Rosalind “Razor” Sharpe è qui. Certo non c’è da sorprendersi, in fondo è la madre di Foggy, dovrebbe essere normale che sia qui in un giorno come questo. Certo, una madre che ti abbandona in fasce per seguire la sua carriera e che, poi, anni dopo, ti licenzia dal suo studio perché sei stato falsamente accusato di omicidio e vuol proteggere il suo buon nome, non so se può essere considerata una madre normale. Se consideriamo poi che è uno degli avvocati di Wilson Fisk, alias Kingpin, uno dei più temuti boss del crimine organizzato della Costa Est, nonché uno dei miei più pericolosi nemici, che altro ci sarebbe da dire? Foggy è imbarazzato, naturalmente, ma è Candace quella più arrabbiata e Foggy non sa se tenerla a freno oppure lasciarla stare. Sarà una bella lotta quella tra lo spirito polemico della piccola e la verve sarcastica di “Razor”.

 Ho appena finito di stringere mani e sono arrivato proprio a coloro con cui volevo parlare. Se potessi vederla, sono certo che Becky mi apparirebbe bella ed è certo determinata. Non tutti riuscirebbero a superare una violenza carnale e la perdita dell’uso delle gambe e, ciononostante, arrivare alla fine della Scuola di Legge con il massimo dei voti. Certo, era sprecata come semplice assistente, ma adesso…

-Come va Becky?- le chiedo.

-Bene, Matt, devo ringraziare te e Foggy, ancora non riesco a credere alla vostra offerta.-

-Sciocchezze, sei un ottimo avvocato Becky e l’essere associata a questo studio ti darà l’opportunità di dimostrarlo.-

-Mr. Murdock è sempre stato un asso nell’aiutare la gente.-

È stato Willie Lincoln a pronunciare la frase. Un altro di quelli cui non manca il coraggio di vivere. Una granata gli ha portato via gli occhi in un villaggio del Sud Est asiatico e credete che gli abbiano reso onore per questo? Nient’affatto ha dovuto cavarsela con le sue forze, reinventarsi un lavoro e tutto il resto. Alla fine, ce l’ha fatta ed è per questo che l’ho voluto con me.

-Credevo di essere Matt, non Mr. Murdock..- Ribatto

Quasi posso sentirlo sorridere.

Ok, Matt. Non credi di esserti preso un bell’impegno con questo vecchio veterano?-

-Non sei poi così vecchio Willie e poi…credi forse di non sapertela cavare?-

-Una volta forse si, ma tu mi hai fatto capire che si può avere un handicap e riuscire ugualmente, se lo si vuole davvero.-

Chissà dove ci porterebbe il discorso,se non ci fosse un’interruzione improvvisa. Entrano tre uomini, dopobarba di marca, camicie lavate di fresco, quello al centro si comporta come se fosse il capo, è massiccio ed il suo battito è lievemente accelerato, quello più indietro ha una pistola proprio sotto le ascelle, battiti regolari, nessuna cattiva intenzione. Polizia o forse Governo, ma cosa possono volere?

L’uomo al centro, parla rivolgendosi a Foggy:

-Mister Nelson? Sono George Bancroft del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.-

-Piacere di conoscerla- risponde Foggy -…ma a cosa debbo la visita? Ehm…. Certo non avete bisogno di un avvocato.-

-No, infatti, Mr. Nelson.- risponde Bancroft -Sono qui per conto del Presidente degli Stati Uniti. Lei è stato selezionato per la nomina a Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Sud dello Stato di New York ed io sono qui per chiederle di accettarla.-

Rimaniamo senza parole, particolarmente Foggy, che, dopo qualche istante a bocca spalancata, riesce a farfugliare:

-Io…io…non so cosa dire.-

         E, di certo, non è l’unico.

 

 

3.

 

 

Dall’alto del mio rifugio guardo il profilo di una città su cui il tramonto disegna le prime ombre. Una volta era la mia città e giuro che tornerà ad esserlo.

C’è stato un tempo in cui ero un uomo di grande potere. Ero temuto e rispettato e manipolavo le vite degli altri, come un giocatore esperto fa con le carte. Ogni cosa che volevo, la ottenevo, con mezzi leciti oppure no. Fu a quell’epoca, che cominciarono a chiamarmi “Il Gufo”, un giochetto di parole sul mio cognome, che non mancò di divertirmi e che, alla fine, divenne il mio marchio di fabbrica. Poi, ancor oggi non so capire come, tutto quello che avevo, compresa la mia dignità, mi è stato portato via.. Ho perso il rispetto degli altri ed anche di me stesso. Ora, però, è tutto finito. Forse avevo bisogno di toccare il fondo per capire chi realmente sono. Mi è costato soldi, sudore e lacrime ed anche tanto dolore. Operazioni chirurgiche avanzate, tecniche che molti definirebbero illegali ed immorali, ma non ha avuto importanza per me. Ora sono di nuovo integro, niente innesti biomeccanici, chips ed altre diavolerie, solo il vecchio e temibile Gufo. E dovranno aver paura di me, oh si!

Come quell’imbecille di Winfield,. Credeva di poter fare i suoi comodi con i miei soldi, ma nessuno tradisce il Gufo e lui l’ha capito nel modo più duro.

Una cosa, però, mi preoccupa, devo ammetterlo, e finché non l’avrò sistemata, non sarò tranquillo. Mi piacerebbe occuparmene personalmente, ma, per, ora, è meglio mantenere un basso profilo. Per fortuna, so chi mandare per fare il lavoro.

Basta lo squillo di un campanello e, dopo pochi minuti, lui esce dall’ascensore ed è davanti a me:

-Ho un incarico per te Lapide.- gli dico – Negli uffici di J. Harrison Winfield a Wall Street c’è una cosa che voglio che tu trovi e mi riporti. L’avrei presa io stesso l’altra notte, ma ne ho appreso l’esistenza solo oggi. Riprendilo e non importa cosa dovrai fare per riuscirci.-

         Gli spiego bene cosa deve cercare e come riconoscerlo. Lapide non fa domande inutili, si limita solo a rispondere con la sua voce che è poco più di un sussurro:

-Va bene.-

E poi se ne va ed io resto ancora una volta solo a contemplare quello che un tempo era mio e lo sarà ancora.

 

 

4.

 

 

         Il motivo che mi ha portato a svolazzare, appeso al mio fedele bastone, nella zona degli affari, francamente non saprei spiegarlo, forse una strana voglia di curiosare nei pressi di quelli che saranno i nuovi uffici di Foggy se accetterà l’incarico offertogli. Dovrebbe? Questo lo metterà in prima linea nella lotta contro gente come Kingpin, il Maggia e tutto il crimine organizzato. È un incarico prestigioso e lui ha la stoffa per riuscire. Certo sarebbe buffo che, proprio appena inaugurato il nuovo ufficio, lui debba lasciarlo per assumere una carica pubblica, però…

            Il filo dei miei pensieri è interrotto da un improvviso fragore e dal corpo di un uomo che vola da una finestra del ventesimo piano di un palazzo d’uffici. Per sua fortuna sono svelto ad afferrarlo e, con un’agile piroetta, a portarlo al sicuro. Immediatamente dopo, torno a concentrarmi sulla finestra da cui è, diciamo così, uscito e mi precipito all’interno dell’ufficio in questione.

            La scena che si presenta i miei supersensi non ha bisogno di molte spiegazioni. Un altro uomo a terra, svenuto, un buco nel muro che è, chiaramente, la nicchia di una cassaforte aperta e lui. So perfettamente chi è, anche se fino ad oggi l’ho incontrato solo un paio di volte: Lapide, il killer albino (non che sarei capace d’accorgermene se non me l’avessero detto, s’intende).  Mi guarda e, senza dire una parola, mi viene addosso. Il suo guaio è che senso radar, super udito e gli altri sensi mi permettono di anticipare le sue mosse ancor prima che lui stesso le faccia. La nostra lotta potrebbe somigliare ad una coreografia. Lui mi carica, io mi scanso. .Lo colpisco con un calcio, lui ritorna alla carica, io piroetto sopra la sua testa, poi, all’improvviso, gli stringo il collo con le gambe e, facendo forza con il mio peso, lo spedisco a terra. È un duro, si rialza e mi viene subito addosso. Sogghigna

-Sei in gamba, Rosso.- dice, con quella sua voce appena sussurrata, ma che per me è come se uscisse da un altoparlante –Ma forse non abbastanza. –

            È più veloce di quanto ci si aspetterebbe, mi afferra il piede a mezz’aria mentre sto per sferrargli un calcio e solo le mie doti acrobatiche mi permettono di rimettermi subito in piedi, dopo, una veloce capriola, senza finire ad atterrare sulla mia parte più morbida.

            L’Uomo Ragno mi aveva avvertito che Lapide è un avversario tosto. Lo era anche quando era solo un uomo normale, ma dopo che un bagno di sostanze chimiche alle Industrie Osborn lo ha, in qualche modo, mutato,[1] è diventato ancor più pericoloso.   Ancora una volta mi carica, ma stavolta lo evito più facilmente. Una capriola e siamo di nuovo di fronte. Sento il suo respiro pesante, si prepara a colpire ancora. Mi aspetto una nuova carica, ma lui è furbo, una finta dell’ultimo istante e poi, proprio mentre mi appresto a saltare per evitarlo, si muove di lato e mi da un colpo secco ad una costola, poi una ginocchiata al volto ed eccomi lungo disteso sulla schiena. Se non fossi già cieco, direi che mi sento precipitare in pozzo oscuro, ma io vivo già nel buio. È sopra di me, punta una pistola e da questa distanza non sbaglierà di certo

-Immagino che al capo non dispiacerà saperti morto- dice -Forse vorrebbe regolare i conti personalmente, ma se, oltre al CD Rom che cercava, avrà anche questo…beh, non credo che piangerà a saperti con un occhio in più sulla fronte….-

Indugia, sembra quasi divertirsi, poi… il rumore di una sirena e

-La polizia, sei fortunato Rosso, avrei anche potuto decidere di spararti, magari la prossima volta…-

Scappa dalla stanza ed a quel punto io mi rialzo, tirando un lungo sospiro. Ho rischiato, fingendomi svenuto. Certo, avrei potuto evitare il proiettile in mille modi, ma avrei annullato il vantaggio di stargli dietro, mentre lui mi credeva fuori combattimento. Lo raggiungo sul tetto, proprio mentre si appresta a salire su un elicottero appena arrivato. Tanti saluti alla discrezione. Ora devo proprio fermarlo. Mi lancio su di lui, ma, come ho detto, è tosto. Si libera e sale sull’elicottero, che decolla ed a me non resta che provare a stargli dietro, attaccandomi ai pattini del veicolo. Naturalmente Lapide è troppo furbo e, con un colpo preciso, trancia il mio cavo ed al sottoscritto non resta che, con qualche abile piroetta e l’aiuto dell’asta di una bandiera, (Dio benedica i patriottici newyorchesi) atterrare sano e salvo, mentre l’elicottero si allontana verso chissà quale meta. Ho detto furbo? Forse no, altrimenti si sarebbe accorto che, durante l’ultimo corpo a corpo, gli ho sfilato dalla tasca un dischetto, proprio quello che cercava, credo. Per me è inutile, certo, ma conosco qualcuno che ha un computer su cui farlo girare e che sarà felicissimo di farmi questo favore.

 

 

 

5.

 

 

            -Davvero interessante- dico con sincera convinzione

-di che si tratta Ben?- mi chiede il mio amico vestito di rosso. Certo se lui potesse vedere lo schermo non mi farebbe questa domanda, ma, sì dà il caso che sia cieco ed i suoi molti talenti non gli sono molto utili in questa circostanza. Oh, sono certo che, avendo a disposizione abbastanza tempo e la dovuta pazienza, riuscirebbe a cavarsela anche con lo schermo di un computer, ma, dopotutto, ci sono io. Non ho certo molta pazienza con questi aggeggi, ma devo riconoscere che sono utili.

-Direi una serie di codici- rispondo- scommetterei che rappresentano una serie di transazioni finanziarie, probabilmente non molto legali, che il sig. Winfield ha eseguito per conto di qualcun altro o per se stesso. Roba che scotta, senz’altro. Peccato che non sia capace di decifrarlo questo codice.-

-Forse so chi potrebbe aiutarti- dice Devil, ma dovremo aspettare domattina.-

-Per me va bene- dico – Tanto, ormai non abbiamo grandi speranze di andare avanti e…-

            Mi accorgo di stare parlando al muro. Com’è sua abitudine, Matt è uscito di scena senza salutare, uno dei suoi tratti più irritanti. Secondo me, ha letto troppi racconti di The Shadow o troppi fumetti di quel tizio con le orecchie da pipistrello.

            Il tempo passa e, come al solito, sono l’ultimo rimasto al Bugle. Fisso lo schermo di fronte a me e mi chiedo: cosa combinavi Mr. Winfield? E chi ne è rimasto così irritato da desiderare di farti fare un voletto senz’ali? Cosa c’è in questo dischetto che Lapide, e qualcun altro per lui, vuole?

            Sono immerso nei miei pensieri e non sento niente, poi all’improvviso una voce fredda, quasi senz’anima, una voce maschile che conosco benissimo ed all’improvviso, un brivido mi attraversa la schiena e non è il freddo.

-Tu hai qualcosa che il capo vuole Urich- dice la voce dell’assassino più in gamba che esista su questa terra –Ed ora me la darai.-

            Mi giro di scatto e riesco a vedere il costume blu e, poi, il brillare delle lame di un sai e, mentre la sigaretta mi cade dalle labbra, riesco solo a pensare:

<No, non ancora.>

            Poi, non c’è altro che il buio

 

 

 (PARTE SECONDA)

 

 

GLI OCCHI DELLA NOTTE

 

 

1.

 

 

            Dicono che sono stato fortunato. Un centimetro più in alto e mi avrebbe tranciato le corde vocali, un millimetro più a sinistra e mi avrebbe perforato la carotide. Dicono che sono stato fortunato. Si sbagliano

            L’uomo che mi ha infilzato la gola non sbaglia mai, colpisce sempre dove vuole colpire e questo significa che il suo capo non ha interesse a vedermi morto. D’altra parte, io e l’uomo che l’ha mandato abbiamo una lunga storia in comune. Già due volte mi ha mandato all’ospedale ed io sono sempre qui, spina nel suo fianco, Peccato che, grasso com’è, quasi non la sente quella spina.

            A proposito, non mi sono presentato: il mio nome è Ben Urich e sono un giornalista, ma forse lo sapevate già.

            Anche l’uomo in piedi accanto al mio letto d’ospedale, con indosso un costume rosso da diavolo, lo sa, così come io so il suo segreto più custodito: conosco il volto dietro la maschera. Ironicamente, lui non conosce il mio, anche se non porto maschere. Vedete, Matt Murdock, alias Devil è cieco e solo i suoi sensi ultra sviluppati ed uno straordinario senso radar, che comunica direttamente al suo cervello la forma delle cose che incontra, gli permettono di agire come, ed a volte, meglio di un uomo che ci vede.

-È stato lui Ben?-

-Si.- Rispondo con un filo di voce –Bullseye.-

            Lo vedo serrare le labbra. Ha una lunga storia con Bullseye. Pochi mesi fa ha ucciso la sua donna e poi è sparito.[2] Non è la prima volta, anni fa fece lo stesso con il primo amore di Matt, la letale killer ninja Elektra.[3] Certo, poi lei è tornata in vita, grazie ad arcani rituali, ma questa è un’altra storia e non credo proprio che Karen Page avrà la stessa fortuna.

-Voleva il dischetto ed immagino l’abbia avuto.-

-Si e no.- rispondo –ne avevo fatta una copia poco prima che lui arrivasse e questa lui non l’ha presa.-

Sorride compiaciuto, un piccolo punto per i buoni, sembra.

-la prendo io- dice -Ho un’amica che saprà farne buon uso se glielo chiedo io e credo che avremo presto buone speranze di conoscere i segreti che Kingpin non vuole farci sapere.-

-Se ci riesci, fammelo sapere al più presto. Lo scoop è ancora mio, ricordalo.-

Ho appena finito la frase e mi accorgo che è già sparito. Non c’è niente da fare, continua sempre con quell’irritante abitudine.

 

 

2.

 

 

            L’ufficio è in perenne penombra. All’uomo che lo occupa piace così. D’altra parte, anche al buio, non si può fare a meno di notare la sua massiccia presenza. Wilson Fisk è un uomo che non si può ignorare, dalla sua mole emanano forza e potenza. Essere un uomo di potere era il suo destino, da quando da bambino uccise un uomo con un martello e poi uccise Don Rigoletto, il capo delle famiglie di New York. Una lenta, inarrestabile, ascesa per l’uomo che divenne l’incontrastato boss di New York, Kingpin, il signore del crimine. È quello che era e quel che tornerà ad essere.

Per l’uomo con il costume blu questo non ha la minima importanza. Non ha paura di Kingpin, piuttosto, lo rispetta.

Per l’altro uomo di fronte a Kingpin, invece, il discorso è diverso, Bullseye percepisce chiaramente la sua paura.

-I nostri tecnici continuano il lavoro signore…- dice l’uomo –…ma chi ha scritto quel programma sapeva il fatto suo e…..-

Kingpin muove un sopracciglio e l’uomo s’interrompe.

-Basta così Hoskins, non voglio scuse, ma risultati e li voglio al più presto. Spero di essere stato chiaro. Vada adesso.-

Bullseye sogghigna. A quanto sembra il contenuto del dischetto è davvero importante per Kingpin. A lui non potrebbe importare di meno.

-Altri incarichi per me?- chiede

-Si, uno adatto ai tuoi talenti. Dovrai eliminare alcuni dei miei possibili avversari al mio ritorno come capo incontrastato del crimine di questa città.-

Kingpin dice i nomi e Bullseye fa una smorfia:

-Un compito anche troppo facile per uno con le mie capacità.-

Questi sono solo i primi, vedrai che i prossimi bersagli non saranno così facili. E non dimenticare l’interferenza dei soliti benefattori in costume.-

-Oh quelli, beh sarebbero un diversivo gradito, magari un altro incontro con Devil….-

-Tutto a suo tempo, chi lavora per me, non può perdere tempo con vendette personali.-

Bullseye sogghigna mentre pronuncia una sola parola:

-Davvero?-

Esce dalla stanza prima che Kingpin possa replicare, ammesso che voglia farlo.

 

 

3.

 

 

            Arrivo in ufficio che sono già tutti ai loro posti. Foggy è in ufficio e Candace è con lui, proprio come speravo.

-Buongiorno a tutti.- dico –Foggy stai pensando all’offerta del Dipartimento della Giustizia?-

-Si- risponde lui un po’ cupo –E ti confesso di essere ancora un po’ perplesso.-

-È tipico per te, Franklin, ogni volta che c’è un’occasione d’oro, hai troppa paura per afferrarla.-

La donna che ha parlato è Rosalind “Razor” Sharpe, uno dei più brillanti avvocati della nazione, attualmente uno dei suoi maggiori clienti è Wilson Fisk, altrimenti noto come Kingpin, il mio più grande nemico. Incidentalmente, è anche la madre di Foggy e spero che sia qui in questa veste.-

-Arriva il grande avvocato e, come al solito, non perde occasione per sminuire il caro figliolo.- è stata Candace a parlare. È chiaro che non ha molta simpatia per la matrigna e, da quel che riesco a percepire dalle reazioni di “Razor”, direi che è ricambiata.

-Sei sempre una cara bambina Candy e ti intrometti troppo negli affari dei grandi.-

-Senti tu..-

L’afferro per un braccio e la convinco a lasciare l’ufficio di Foggy.

-Ho una cosa da chiederti.- le dico –Devil mi ha dato questo CD Rom. È scritto in codice ed io non conosco miglior esperta di te per decrittarlo.-

-Mf. Un giochetto per chi è riuscita a decifrare i codici di accesso ai computer del Pentagono.-

-Già e sei stata fortunata a non essere stata scoperta. Pensi di riuscirci? E quando?-

-Beh, dipende. Se il codice è troppo difficile ci potrebbe volere qualche giorno. Dammi il tempo di controllare.-

-Bene ma stai attenta, non parlarne con nessuno. C’è gente disposta ad uccidere per il contenuto di questo dischetto. Non parlarne con nessuno, capito?-

-Si stai sicuro. Fidati.-

-Bene quando avrai finito consegna i risultati a Ben Urich del Bugle, lui saprà che farne.-

Sento il suo cuore sobbalzare. È chiaramente emozionata. So di potermi fidare di lei, però. Farà un buon lavoro.  Intanto nell’ufficio di Foggy la discussione tra lui e Razor è proseguita. È stato facile seguirla grazie al super udito, ma, in certi momenti, non sarebbe stato necessario.

-Hai intenzione di accettare l’incarico?-

-T’interessa davvero?-

-Certo. È un incarico di prestigio. Ti metterà in prima linea. Dovrai perseguire i maggiori capi criminali della città e la maggior parte delle volte, non avrai abbastanza prove per condannarli. Come l’ultima volta con Fisk, ricordi?-

-Certo che ricordo. Sei tu che l’hai difeso. Credi che abbia paura di lui o di te Rosalind?-

-Fisk è un uomo pericoloso Franklin.-

-Oh lo so molto bene. Molta gente per bene che conosco ha sofferto per colpa sua ed io stesso ho lavorato per lui una volta. Senza saperlo, certo, ma l’ho fatto e non ne vado fiero, ma non ho paura di lui. Accetterò l’incarico di Procuratore degli Stati Uniti e non avrò pace, finche non l’avrò portato dinanzi alla giustizia e fatto finire in galera. E tu, cara “mamma”, non potrai farci niente.-

-Davvero Franklin? Beh non si può mai dire, no?-

Esce dall’ufficio e, se potessi vedere, scommetterei che ha un bel sorriso stampato in viso. Per l’ennesima molta da che la conosco mi chiedo: a che gioco sta giocando?

 

 

4.

 

 

Le prime ombre della sera calano su Hell’s Kitchen ed al bar di Josie c’è la solita attività. Ad un tavolo Turk sta parlando animatamente, come al solito.

-Devil non è poi questa gran cosa sapete? Io l’ho incontrato parecchie volte e gli ho sempre tenuto testa.-

-A me risulta che te le ha sempre suonate.-

-No. Beh certo, qualche volta, si, ma se lo rivedessi io…-

-Gli molleresti un bel pugno sul naso?-

-Beh si, perché no? Se avesse il fegato di mostrarsi gliela farei vedere io.-

-Allora perché non lo fai?-

Solo allora Turk si rende conto che ero stato io a parlare e che tutti gli altri se ne sono già andati via. Si volta e prova a scappare

-La vetrina no!- urla Josie –L’ho appena fatta sostituire.-

-Niente paura.- dico io, mentre il fedele cavo del mio bastone blocca Turk prima che possa fare un altro passo. Poi lo attiro verso di me e lo prendo per il bavero.

-Ora mi dirai quel che sai su Bullseye, Turk e non dimenticare nulla mi raccomando.-

E, non c’era da dubitarne, Turk parla.

 

 

5.

 

 

            Dante Rigoletto è un pesce piccolo nel mare della malavita newyorkese, il suo unico merito, diciamo così, è quello di essere il nipote del vecchio Capo dei Capi e d’essere anche imparentato con Fortunato, il vecchio Boss, attualmente in coma al policlinico. Questo basta per essere segnato sulla lista nera. L’essere circondato da guardie del corpo non serve quando le stesse sono subito abbattute da affilatissimi shuriken che si piantano nelle loro giugulari prima che possano fare qualunque cosa e Dante è da solo in mezzo alla strada. La folla si fa da parte, quando Bullseye piomba davanti a Dante

-Le mie condoglianze Dante Rigoletto.- dice.

-Pe… perché?- balbetta Dante

-Che domanda stupida- dice Bullseye, poi raccoglie una delle pistole delle guardie del corpo e centra Dante proprio in mezzo agli occhi, poi, con un salto, è scomparso.

 

            Gavin Thorpe è terrorizzato, non credeva potesse succedere. Da quando era sopravvissuto ad un attentato di Kingpin, si era tenuto nascosto ed ora eccolo qui, anche lui circondato da guardie del corpo in un attico di New York. I vetri blindati lo proteggono, eppure…Sarebbe sorpreso di trovare il pericolo in un aereoplanino di carta che, da chissà dove, si muove verso la finestra e, sorprendentemente, infrange il vetro blindato per piantarsi, implacabilmente, nel collo di Thorpe, uccidendolo sul colpo. Da qualche parte nelle vicinanze, Bullseye ride

 

 

6.

 

 

            Arrivo troppo tardi. L’informazione di Turk era esatta, ma Bullseye ha già colpito. Finora è sempre un passo avanti a me, ma non sarà sempre così. Presto lo troverò ed allora regoleremo i conti. Karen, la sua morte è una ferita sempre aperta nel mio cuore, non passa minuto senza che io pensi a lei e questo mi rende più determinato a fare giustizia. Giustizia, non vendetta. Questo non devo dimenticarlo mai.

 

 

7.

 

 

            Da qualche parte nelle alpi svizzere, il Professor Paul Mondat riceve una telefonata. Poche brevi parole dall’altra parte del filo e poi, cupo in volto, Mondat si reca in una stanza vicina, dove una donna siede silenziosa.

-Vanessa.- le dice -È ora di tornare negli Stati Uniti.-

 

            Riattacco il telefono e mi rivolgo all’uomo davanti a me, un personaggio sgradevole, ma, in un certo senso, il più adatto al compito che intendo affidargli. Vorrei pensarci personalmente, ma per il momento è meglio che il Gufo mantenga un basso profilo. Ad ogni modo non permetto a nessuno di interferire con i miei affari ed è ora che tutti lo ricordino.

-Il tuo compito è semplice. Dovrai Trovare Devil e ucciderlo. Pensi di esserne capace?-

-Ah, ah! Ci siamo già scontrati e non mi è andata sempre bene, lo ammetto, ma non preoccuparti.- risponde facendo dondolare in maniera irritante uno yo-yo -Sarà un gioco da ragazzi per uno come Jester.-

 

 

 (PARTE TERZA)

 

 

SCHERZO MORTALE

 

 

1.

 

 

 

            Viaggiare attraverso i tetti, appeso al cavo del mio fidato bastone, devo ammetterlo, mi rilassa e sa il cielo se non ne ho bisogno. Eccomi qua, di ritorno dall’Estremo Oriente dove, con altri amici, ho dato un po’ di fastidio ad uno dei grossi calibri nel ramo dominazione mondiale.[4] È stato divertente, ma ora sarà meglio che torni a casa, mi faccia una doccia veloce e poi, via agli uffici del Procuratore degli stati Uniti per il giuramento di Foggy. Natasha mi aveva proposto di fermarmi da lei per la doccia, ma è meglio che non abbia accettato, la Vedova Nera sa essere pericolosa in più di un senso. Lasciarmi andare a certi pensieri può essere fatale, quando il cavo del mio bastone viene tagliato dal bordo affilato di…. Un bastoncino di canditi? Per quanto sembri impossibile, il mio super odorato non mente, ma come può essere? Mi chiedo, mentre, grazie alla mia agilità, evito una caduta di parecchie decine di metri, aggrappandomi ad una delle tante aste di bandiera, che saggi architetti hanno disseminato sui palazzi cittadini. La risposta non tarda arrivare. Ho un solo nemico tanto bislacco da usare come arma i giocattoli e proprio ora sento la sua risata alle mie spalle.

-Buongiorno Devil, hai avuto un buon risveglio?-

Jester, naturalmente. Chissà perché ho creduto che gente come lui facesse parte di un passato ormai remoto? La sua voce proviene dall’alto ed il mio radar mi rimanda l’immagine di un uomo in aria su una specie di mini aliante

-Ti piace il mio glider?- continua lui –Ho preso il disegno a Goblin, ma non credo che Osborn sia in condizione di dolersene, tu che ne dici?-

-Non ne sarei così sicuro, fossi in te.- ribatto, mentre, con pochi balzi, raggiungo il tetto del palazzo –Osborn è un uomo dalle mille risorse, sai? E, comunque, Jonathan, credevo che avessi ormai capito la lezione e fossi uscito dal giro.-

-Ahimè, Devil! Dovresti avere più rispetto per quello che è stato il tuo primo avversario, anche se, francamente, avrei preferito potermi scontrare con il tuo predecessore. Mike Murdock aveva certo più senso dell’umorismo di te, che sei mortalmente serio e noioso.-

            La grande bugia mi perseguita ancora una volta.[5] Per evitare sospetti sulla mia identità, mi fabbricai l’inesistente gemello che era in realtà Devil e poi, quando decisi di “ucciderlo”, convinsi il pubblico che sotto la maschera di Devil c’era un’altra persona. Chissà se quando ho avuto il mio “periodo Ninja” erano tutti convinti che c’era in giro un terzo Devil e si chiedono che fine abbia fatto, oppure hanno pensato che fossi semplicemente io un po’ schizzato?[6]

-Non contarci troppo.- gli dico, mentre scarto e salto per evitare le mortali lame dei suoi canditi ed i colpi dei mini fucili dei suoi soldatini volanti –Murdock era anche più tosto di me, se ci tieni a saperlo.- Perpetuo la bugia e mi avvicino alla cella imbottita, magari

-Ascolta Jester!- gli dico –Sul serio mi mancavano i nostri scontri, ma non potremmo rivederci in un altro momento? Sono piuttosto impegnato sai?-

Jester ride divertito

-Nessun problema mio caro avversario. Questa era solo una schermaglia d’avvertimento, ma presto ci rivedremo. Mi hanno pagato per ucciderti e voglio guadagnarmi il compenso.-

            Mentre dice queste cose, i suoi soldatini esplodono e da essi si leva del fumo che avvolge la porzione di tetto in cui mi trovo. Quando si dissipa Jester è scomparso. Naturalmente lui non sa che era perfettamente inutile cercare di accecarmi e che ho percepito benissimo la sua direzione di fuga, ma non posso inseguirlo senza cavo, ovviamente. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe bastato chiedergli di andarsene per sbarazzarsi di lui? Ok, i criminali debbono essere imprevedibili, ma questa le batte tutte. Che succederà la prossima volta? Mi chiederà un appuntamento per potermi ammazzare? Mi dispiace Jester, ma alle quattro c’è Bullet, possiamo combatterci solo alle cinque, se ti va. Meglio che me la faccia fredda quella doccia, sembra proprio che ne abbia bisogno.

 

 

2.

 

 

            La sala è affollata. Oltre alle autorità, inevitabili in queste occasioni, c’è tutto lo studio al completo: Becky Blake, David Keller, Willie Lincoln e poi la famiglia di Foggy, suo padre, la matrigna e Candace in gran forma. Dovrei parlarle, per sapere a che punto è col dischetto, ma ci sarà tempo.

Mentre facevo il pendolare fra Hong Kong e Madripoor, Foggy ha superato brillantemente l’esame del Senato ed eccolo qui che giura e prende possesso della sua carica. Ne abbiamo fatta di strada dagli esordi. Se solo Karen fosse qui a vederlo.

 Al ricevimento che segue, Foggy si perde tra la folla dei partecipanti, colgo qualche frammento di varie conversazioni qua e là. Il Sindaco si congratula con Foggy e gli augura di fare la stessa carriera che ha fatto lui da quando era al suo stesso posto. Dall’altro lato della sala percepisco un profumo familiare: Natasha è qui. In un certo è strano, non si può dire che abbia mai avuto molta simpatia per Foggy, cosa non molto strana, dal momento che, anni fa, quando era Procuratore dIstrettuale ed avviato verso la candidatura a Governatore, Foggy si lasciò ricattare da un certo Mr. Kline e perseguì Natasha con una falsa accusa d’omicidio.[7] Beh il tempo è passato e le ferite guariscono, anche quelle dell’anima. Mi sto chiedendo se dovrei andare a parlarle, quando un profumo altrettanto intenso mi colpisce più da vicino ed una voce flautata, che non udivo da anni ormai, mi saluta:

-Ciao Matthew come stai?-

Non riesco a credere alle mie orecchie. Esito qualche istante prima di dire:

-Debbie! Sei proprio tu?[8]-

-Ebbene si!- risponde lei –La figliola prodiga si fa di nuovo viva. Non sono proprio riuscita a mancare questa volta. Foggy si merita tutto il bene del mondo. È sempre stato un bravo ragazzo. Non preoccuparti, però, non voglio fargli del male questa volta. Non io, almeno.-

Mi accorgo, dall’eco della sua voce, che sta guardando un angolo dove, lo percepisco dalle voci, Foggy si trova preso in mezzo in un incontro tra suo padre e Rosalind Sharpe.-

-È la vera madre di Foggy vero? Lui non ne parlava mai quando eravamo sposati. Povero Foggy, non è mai stato fortunato con le donne. Anch’io l’ho deluso alla fine.-

-Nessuno di noi è perfetto Debbie,-

-Già. Ricordi i vecchi tempi, Matt? Foggy ed io, tu e Karen. Eravamo così entusiasti, così battaglieri, cosa ci è successo?- la sua voce s ‘incrina in un tono malinconico

-La vita ci ha cambiato Debbie. –rispondo, mentre gli occhi della mente mi riportano indietro a tempi più semplici e spensierati.-Siamo più vecchi, e, forse, più saggi, ma non necessariamente più felici.-

-Si ho saputo di Karen….- la sua mano sfiora la mia -…era così dolce e piena di vita….-

Cos’altro vorrebbe dirmi non lo sapremo mai, la complicità che si è creata fra noi viene rotta dall’arrivo di una donna, una che conosco:

-Avvocato Murdock che piacere incontrarla. Si ricorda di me? Sono Kathy Malper-

-Certo che mi ricordo di lei miss Malper.-

Il mio senso radar la squadra. So che è bionda, un biondo cenere, meno intenso di quello di Karen, i capelli sono corti, snella, bel corpo, usa mentine per rinfrescarsi l’alito ed un deodorante leggero, ma efficace, esalta la sua fragranza naturale. Lei non può saperlo, ma ci siamo incontrati varie volte ai tempi della caduta di Kingpin, quando era l’Assistente Procuratore degli stati Uniti incaricato delle indagini e poi durante l’affare Kruel,[9] quando era una possibile vittima. Fu a quell’epoca che venne uccisa Glorianna O’Breen, una mia ex fidanzata con cui mi comportai molto male. Anch’io ho i miei peccati da farmi perdonare, proprio come Debbie.

-E lei non ha voluto entrare nello staff, Mr. Murdock?

-No Miss Malper. Non m’interessava. C’è molto da fare anche per un avvocato socialmente impegnato. A proposito. Non credo che lei conosca la mia amica…Deborah…-

-…Harris.- conclude lei

-Oh! Ricordo: lei è la moglie del Procuratore.-

-Ex moglie.- puntualizza lei, poi si rivolge a me. –Ora devo andare Matt, teniamoci in contatto, vuoi? Magari potremmo vederci una di queste sere..-

Mi coglie di sorpresa, ma riesco a rispondere:

Certo, perché no? Mi farebbe piacere.-

-allora è inteso. Chiamami o ti telefono io, OK?-

Si allontana dopo averci salutato e Kathy commenta:

-Donna notevole, sembra.-

-Si è vero. Mi scusi Miss Malper…-

            Mi allontano con la mia andatura da cieco e mi dirigo verso una persona che ho appena sentito entrare.

-Tutte queste donne saranno la tua rovina Murdock!- dice con una voce resa appena più arrochita dalla ferita alla gola

-Credo tu abbia ragione Ben. Novità?- Gli chiedo

Ben Urich tenta di schiarirsi la gola senza molto successo, poi risponde:

-Se ti riferisci al dischetto, dovremmo chiederlo alla tua amica, la sorella del nuovo Procuratore. Tra poco verrà con me al Bugle e faremo qualche altro tentativo. Hai sentito degli omicidi di criminali?-

-Qualcosa. Sono stato fuori città ultimamente.-

-Lo sterminio della famiglia Rigoletto, compreso quell’inetto di Dante, e poi Gavin Thorpe ed altri capi minori mentre eri via. Tutti con la firma di Bullseye.-

Stringo le labbra

-Lo immaginavo. Presto io e lui avremo un colloquio risolutivo.-

-I miei informatori mi hanno anche parlato di un ritorno in piena attività della Rosa. Ci sono grandi attività attorno alle bande. Una guerra è alle porte e non c'è modo di dire chi vincerà.

-Sarà sempre la città a pagarne il prezzo.- commento. –E questo non mi piace.-

-Non deve piacerti, ma questo non significa che tu possa impedirlo.-

            E così dicendo esce dalla sala, lasciandomi a riflettere su molte cose.

 

 

 

3.

 

 

            La redazione di un grande giornale metropolitano in certe ore della giornata somiglia ad una vera bolgia infernale: le voci si sovrappongono l’una all’altra, la gente va e viene, le porte si aprono e si chiudono, i telefoni squillano continuamente. Ci vuole allenamento per mantenere la concentrazione ed io ho anni di pratica alle spalle. La ragazzina è in gamba, devo ammetterlo. Prova a spiegarmi qualcosa su come vuol procedere, ma la blocco subito

-Ascolta ragazza.- le dico –Sono troppo antiquato per provare a capire come funzionano questi accidenti informatici. Fai quello che sai fare, mi bastano i risultati.-

-Come vuole, Mr. Urich.- risponde lei tranquilla –Chiunque abbia elaborato questo programma era molto in gamba. Ci sono protezioni che non se le sogna neanche Tony Stark, ma io sono brava sa? Le ho mai detto che quando ero alla scuola di giornalismo sono riuscita a penetrare nella rete del Pentagono?-

-Me l’hai detto solo altre sei volte.-

Lei non replica e si rimette al lavoro. Aldilà dell’ironia, è brava davvero. Prova e fallisce, tenta un’altra strada e fallisce ancora, ma non si arrende, è tenace. Certo che c’è chi direbbe che è molto diversa dal fratello: lui è serio e posato sin quasi alla noia e lei è più sbarazzina ed anticonformista. In effetti, ammetterò che la misura del suo giro vita è, di certo. più interessante di quella del fratello, ma non ditelo a mia moglie Doris. La osservo mentre riprova ancora e fa una smorfia di stizza all’ennesimo fallimento.

-Posso disturbare Ben?-

            La voce è quella del miglior direttore di giornale sulla piazza. Quando l’ho conosciuto, i suoi capelli non erano ancora bianchi, ma la grinta è rimasta la stessa: Joseph “Robbie” Robertson si è fatto strada ai tempi in cui i buffoni in costume appartenevano ancora alle cronache dei tempi che furono. A ripensarci non siamo rimasti in molti di quel periodo. Fred Foswell è morto da anni, come cronista era uno dei migliori e gli errori della sua vita li ha pagati duramente, sacrificandosi eroicamente per un altro,[10] Jake Conover è stato licenziato durante la crisi di qualche tempo fa;[11] Phil Sheldon è in pensione da anni, ormai. Mi strappo dall’onda dei ricordi e rispondo:

-Certo Robbie. Conosci Candace Nelson? Mi sta aiutando in un’inchiesta delicata, sai? Quella storia del dischetto che Devil ha strappato a Lapide.-

Robbie fa una smorfia, Lapide è un nome che evoca per lui brutti ricordi, poi sorride e stringe la mano di Candace

-La sorella del nuovo Procuratore Federale, vero? Se non sbaglio è lei che anni fa smascherò un progetto segreto del governo per creare soldati mostri immuni alle armi chimiche. La “formula Sallis”.-[12]

-Ha buona memoria Mr. Robertson. All’epoca ero all’Università. Ora cerco lavoro come giornalista.-

-Semplice e diretta eh? Bene, ho sempre apprezzato la grinta. Se il suo lavoro farà avere uno scoop a Ben passi da me.-

            Non farò commenti sull’espressione di Candace

-Mi metto subito al lavoro Mr. Robertson.- dice e ricomincia le sue manovre con rinnovata foga.

 

 

4.

 

 

            Bullseye esce dall’ufficio del generale Coy Nguyen Gcoc e con calma prende l’ascensore e si dirige verso il tetto, da lì, con un balzo, passa sul tetto successivo e si dilegua. Un’altra missione portata a termine con successo. New York ha un capo criminale di meno ora.

 

            Caesar Cicero è un avvocato, ma non uno come Matt Murdock o come Rosalind “Razor” Sharpe, no! I suoi colleghi tendono ad evitarlo, se possono ed a non socializzare con lui. Gli unici Clienti di Cicero sono i membri della “famiglia” Manfredi, una delle principali del Maggia ed anche se nessuno è mai riuscito a provarlo, ed a farlo almeno radiare dall’ordine, lui è il n° 2 della famiglia. Lo chiamano Big C, un soprannome nato per la sua bassa statura, lui non se ne cura, è convinto di assomigliare ad Edward G. Robinson e si atteggia un po’ come lui, veste anche come un gangster anni trenta, borsalino compreso. Oggi Caesar Cicero ha paura. Sa di essere sulla lista nera di Kingpin e che, presto o tardi, riceverà una visita di Bullseye. Non ha molta fiducia nella capacità dei suoi uomini di proteggerlo e deve riuscire a trovare una soluzione prima che sia troppo tardi e, forse, ce n’è una sola.

 

 

5.

 

 

            L’uomo che entra nel mio ufficio è alto, magro, capelli e barba bianca, ha l’aria dello scienziato e lo è,  in un certo senso. Il Prof Paul Mondat è un’autorità mondiale in materia di psichiatria e, se oggi è qui, è perché lui ha qualcosa che m’interessa. Io, d’altro canto, ho qualcosa di molto interesse per lui.

-Si sieda professore – gli dico –Sono felice di vedere che ha così prontamente aderito al mio invito.-

-Non avevo scelta Owlsley e lei lo sa bene.- risponde rabbioso

-Può chiamarmi Gufo, se lo vuole, non mi offendo sa? – ribatto amabilmente.-L’ha portata?-

-Lo sa bene. È qui con me.-

-Molto bene Mr. Mondat. Lei e la sua paziente sarete trattati bene, non si preoccupi. È mio interesse farlo.-

-Come sta mia moglie? Dov’è?-

-In un posto sicuro, non si preoccupi. Al termine di quest’incresciosa faccenda sarete riuniti e non avrete più preoccupazioni da me-o da Mr. Fisk, se è per questo.-

Mi squadra cercando di penetrare la mia mente, cercando di capirmi. Buona fortuna dottore.

-Come ho detto non ho scelta. Ora mi scusi, ma ho una paziente di cui occuparmi.-

         Lo faccio scortar fuori da uno dei miei uomini e quando è uscito, Lapide si rivolge a me dicendomi:

-Davvero ha intenzione di lasciarli andare quando tutto sarà finito, capo? Potrebbero accusarci tutti.-

-Mi rilasso sullo schienale della poltrona e, sorridendo, rispondo:

.-Ho detto al professore  che lui e sua moglie non avrebbero più avuto preoccupazioni da me e da Kingpin e manterrò la mia parola. I morti non hanno preoccupazioni, dopotutto.-

         lapide sogghigna divertito.

-Ora fai preparare  l’elicottero, ho un affare da sbrigare in città stanotte.-

 

 

6

 

 

            La ragazza si è data da fare senza sosta. Alla fine sono io a dirle:

-È ora di fare una pausa Candace.-

-Ci sono vicina, lo so.- borbotta lei, poi alza la testa e sorride. –D’accordo Mr. Urich forse è meglio che mi riposi un po’…-

-Chiamami Ben, ragazza, Mr. Urich mi fa sentire troppo vecchio.-

-URICH!!- la voce, non propriamente angelica del nostro stimato editore, mi colpisce le orecchie con la forza di un rombo di tuono. J.Jonah Jameson entra a passo di carica in redazione brandendo un sigaro spento come se fosse un’arma. Anche se il suo ufficio è ai piani alti, il vecchio J.J.J. è sempre sentimentalmente legato alla redazione, con buona pace di chi pensa che nel suo petto batta un cuore di pietra.

-Che c’è J.J.J.?- chiedo

-Hanno ucciso il Generale Coy ed io devo venirlo a sapere da un mio amico dell’ufficio del Commissario.- grida lui –Che fanno i miei giornalisti? Battono tutti la fiacca?-

-Calmati Jonah, ti sale la pressione lo sai.- interviene Robbie –I nostri ragazzi sono in gamba, ma non possono essere dappertutto. Ci pensa Urich, vero Ben?-

-Certo Robbie, vado subito.-

-Mmf!- borbotta Jameson –Cerca di scoprire se è collegato ai recenti omicidi di boss e magari…-

-A dir la verità, non credo sarà facile appiopparlo all’Uomo Ragno.- ribatto, mentre J.J.J. mi lancia un’occhiataccia di traverso, poi mi rivolgo a Candace:

-Vuoi fare la giornalista? Beh vieni con me. Probabilmente imparerai cose che non si vedono sui libri.-

 Scatta in piedi e mi segue dopo aver nesso in borsetta il dischetto.

 

            Quando arriviamo agli uffici newyorkesi di Coy, dove siamo stati opportunamente indirizzati, il corpo del generale è stato appena portato via dagli addetti dell’ufficio del Coroner. C’è un via vai di poliziotti e nell’ufficio ci sono nientemeno che: il Procuratore Federale Nelson e l’Assistente Malper ed il Procuratore Distrettuale di Manhattan Blake Tower.

-Davvero non avrei mai immaginato di cominciare subito con un omicidio eccellente.- sta dicendo Nelson

-Beh dovrà abituarsi temo. – gli risponde Kathy Malper -Cose di questo genere stanno accadendo piuttosto spesso ultimamente.-

-Mr. Nelson non è uno sprovveduto Avvocato Malper. – interviene Tower -È stato Procuratore Distrettuale prima di me ed ha una solida esperienza nella lotta al crimine organizzato.-

-Grazie Blake. Ribatte Nelson –Hai gentilmente omesso di dire che sei stato tu a battermi alle elezioni.-

-Cose che capitano Franklin, anch’io potrei perdere quest’anno, se il partito avversario sceglierà un buon candidato. Per mia fortuna non potrai essere tu.-

-Troppo gentile.-

-Comunque..- continua Tower –Fino a prova contraria, questo non è un affare federale, sembra un comune omicidio, dopotutto.-

-Ci sono indizi che puntano ad un coinvolgimento di Bullseye e Bullseye è il killer personale di Wilson Fisk, Kingpin.- interviene Kathy Malper

-Ma nessuno è mai riuscito a provarlo.- ribatte Tower –Lo so, ci ho provato anch’io ed ho fallito.-

-C’è ancora in corso un’indagine federale su Kingpin.- ribatte, a sua volta, la Malper in tono polemico  –Non ci siamo ancora arresi.-

            Mi rivolgo a Candace:

-Prendi appunti ragazza. Quello a cui stai assistendo si chiama conflitto di giurisdizione. L’ufficio cittadino del Pubblico Ministero e quello federale si stanno disputando un assassino che non hanno ancora preso.-

            Si voltano verso di noi, accorgendosi per la prima volta della nostra presenza

-Ci mancavano solo quei rompiscatole della stampa!- esclama  la Malper

-Noi facciamo solo il nostro lavoro.- rispondo e, senza scompormi, entro nell’ufficio. Sul pavimento ci sono ancora le macchie di sangue e residui di qualcosa su cui non voglio indagare per il bene del mio pranzo. Nelson sembra imbarazzato quando nota la sorella

-Candace! Anche tu qui?-

-Lavora con me.- rispondo per lei –Ed anche lei avrebbe voglia di sapere cos’è successo qui.-

Blake Tower alza le spalle

-Non è abitudine del mio ufficio fornire informazioni alla stampa in questa fase delle indagini Mr. Urich.- ribatte

-E lo stesso vale per il mio ufficio.- interviene Nelson –Mi spiace Candace.-

-Ma Foggy…- comincia a dire lei, ma due poliziotti, con fare deciso, ci spingono fuori dall’ufficio e poi chiudono la porta.

-Uffa!- è il commento di Candace. –Quei…quei…-

-Calma il tuo ardore rivoluzionario, signorina, imparerai ad aver pazienza col tempo. Anche se, a ripensarci, forse non sei il tipo.-

Scendiamo al piano terreno e lei ne approfitta per chiedermi.

-Chi era il generale Coy?-

-Coy Nguyen Gcoc era un generale dell’esercito del Nord Vietnam, corrotto fino al midollo, trafficava in droga ed altre piacevolezze. Quando la Guerra finì scappò in occidente col bottino e stabilì una base di potere sia qui, che a Madripoor. Il fato cui era sfuggito a Saigon  lo ha raggiunto qui, alla fine.-

            All’uscita del palazzo c’imbattiamo in uno dei miei detectives preferiti: Demitrius Collins, della Procura Distrettuale.

-Oh Urich! Senti sempre l’odore del sangue vedo.-

-Si, sono come un vampiro per questo. Allora, Collins, non farti pregare dammi qualche dritta.-

Lui ci pensa un po’, poi si decide.

-Ok, non credo che sia un segreto di stato. Coy è stato sventrato da un colpo sferratogli al ventre con una spada rituale giapponese che teneva appesa ad una parete dell’ufficio. Un colpo solo sferrato con grande precisione, lo ha tagliato da parte a parte.- s’interrompe e si rivolge a Candace –Mi scusi per la crudezza, miss…-

-Nelson, Candace Nelson e non si scusi per questo. Non m’impressiono così facilmente.-

-Nelson? Come il nuovo Procuratore Federale?-

È mio fratello!-

-Mm capisco. Beh dicevo…un colpo netto e preciso, poi l’assassino ha rimesso l’arma a posto e se n’è andato con calma. Niente impronte naturalmente.-

-Bullseye!- affermo

-Si, è probabile. Questo è solo l’ultimo dei casi in cui sospettiamo la sua mano, l’ultimo per ora, cioè.-

         Non ci vuole un genio per capire a cosa allude. Scorrerà ancora molto sangue in questa città e possiamo solo sperare che, prima o poi, non capiti a qualche innocente di andarci di mezzo.

 

 

7.

 

            Questa volta voglio fare un favore a Josie e così aspetto in cima al tetto  fuori dal bar finché Turk non esce e lo prendo al lazo come fosse un vitello, poi lo tiro su alla mia altezza.

-Ciao Turk. Ho bisogno d’informazioni sui recenti omicidi e tu mi dirai quel che sai.-

-Non so nulla Devil, non ti dirò nulla, lasciami andare.-

-Va bene, se è quello che vuoi..-

Lascio la presa sul cavo e Turk precipita:

-Noo! Aiutoo!-

Riprendo il cavo lo fermo a mezz’aria, poi lo lego al cornicione e mi avvicino a lui sorridendo:

-Posso continuare il giochetto tutta la notte Turk .- gli dico.-Ma ti conviene? Potrei anche stancarmi sai? E non faresti una bell’impressione spiaccicato sul selciato.-

-Non lo faresti mai.-

.Mettimi alla prova.- ribatto ed inizio sciogliere il cavo.

-Va bene, va bene! Dirò tutto quel che so, ma tirami su per carità!-

            Appena ha finito di parlare, mi prendo il gusto di lasciarlo legato al lampione, a distanza di sicurezza da terra e, come sempre, sparisco nelle ombre.

 

            La sala agenti della squadra investigativa del Procuratore Distrettuale somiglia a quelle dei distretti cittadini, se non fosse perché è stata ritinteggiata di fresco con bel color verde mela, che qualche buontempone del Municipio ha pensato fosse adatto a ravvivare l’ambiente. L’odore della vernice ristagna ancora e colpisce le narici di Willie Lincoln. Willie è cieco, in questi tempi si usa dire non vedente, ma lui non si è mai nascosto dietro le parole: cieco o non vedente, negro, nero o afroamericano lui sa bene chi è e la cosa gli è sufficiente. Non ha i sensi sviluppati di Matt Murdock, ma, da quando ha perso la vista, i suoi altri quattro sensi si sono naturalmente affinati e così per lui l’odore della vernice, come gli altri della sala, è abbastanza intenso da creargli qualche fastidio. Sente il rumore delle sedie degli agenti che si girano a vederlo ed i loro mormorii. Non se ne cura e, con il suo fedele cane al guinzaglio, entra deciso.

-Sto cercando il Detective Collins.- dice

-Willie Lincoln!- esclama Collins riconoscendolo. –Vieni Willie. Ragazzi questo è il mio maestro, quello che ha preso una recluta spaventata e l’ha portato indenne fuori dall’inferno di Harlem

-Non ho fatto questa gran cosa Demitrius. Eri in gamba e l’hai dimostrato da solo.-

Entrambi si siedono, Demitrius dietro alla sua scrivania, Willie davanti. Collins continua:

Si, beh tu eri il migliore Willie e se…-

-Se non mi avessero incastrato con una falsa accusa ed espulso dalla Polizia, vuoi dire? Non preoccuparti, non sono così sensibile.-

-Sei stato riabilitato alla fine e chi ti aveva incastrato ora è in galera o morto, grazie a quell’avvocato…Murdock.  Ora saresti almeno Capitano se non avessi ricevuto quella granata in faccia.-

-Si, infatti!- Entrambi tacciono per un istante, poi Willie dice: -Ascolta Demitrius. Sono venuto qui per chiederti un favore, un grosso favore, credo, ma per me è importante.-

-Spara pure amico, se posso aiutarti lo farò volentieri.-

 

            Marcus Shelby é un gran  lavoratore e spesso si trattiene  fino a tardi in ufficio. È un bene che lo faccia, perché la società per cui lavora appartiene a me ed io, di solito, rispetto la dedizione. Certo, stasera Shelby potrebbe pentirsi di essere rimasto, ma questo, in fondo, non ha grande importanza, perché dovunque fosse andato, io l’avrei trovato, alla fine.

         Quando Lapide spalanca la porta dell’ufficio, sobbalza e quando vede me, l’espressione sul suo volto è di stupore e terrore. Insieme.

-Leland !- esclama –Cos a ci fai qui…se ti vedesse qualcuno….-

-Non preoccuparti di questo, Marcus!- Gli dico -Pensa piuttosto a cosa potrebbe succederà a te.-

-Co… Cosa vuoi dire?- comincia a sudare e si slaccia il colletto della camicia.-

-Lo sai benissimo!- ribatto –Credevi davvero che non avrei capito che tu e quello stupido di Winfield mi avete derubato? Pensavate davvero che non avrei saputo decifrare i vostri intrallazzi finanziari con i conti che gestivate per me?  Hai dimenticato che io dettavo legge a Wall Street quando tu, a malapena, conoscevi il significato del termine Borsa? Siete tutti dilettanti in confronto a me, ma ora il maestro ha deciso di darvi una lezione.-

-Hai ucciso tu Winfield!-

-Non l’avevi capito? Nessuno prende in giro il Gufo senza pagarla cara.-

Si allontana indietreggiando verso la grande finestra

-No, ti prego Leland..siamo sempre stati amici…-

-Lo stendo capo?- mi chiede Lapide, estraendo una pistola con silenziatore

-No!- rispondo –Certe questioni preferisco risolverle personalmente. Avanti Marcus, non fare il vigliacco, affronta il tuo destino da uomo, una volta tanto.-

-No, no..!!.-

         Si ritrova stretto contro la finestra e non può sottrarsi alla mia stretta. Lo sollevo, come se fosse senza peso, e lo sbatto contro la finestra, che s’infrange, lasciandolo precipitare per venti piani d’altezza. Lo guardo cadere, poi mi giro verso l’interno della stanza e mi rivolgo a Lapide:

-Prendi i suoi dischetti e distruggi il resto. Non deve restare nulla d’intatto qui dopo che ce ne saremo andati.-

-Che cosa ti fa pensare che te ne andrai tanto presto?-

         Conosco quella voce e, quando mi giro, lo vedo accosciato sul cornicione della finestra infranta. Il mio vecchio nemico: Devil.

 

         Sono arrivato troppo tardi per impedire che quell’uomo piombasse sul selciato, almeno posso fermare il suo assassino. Mi fermo sul cornicione della finestra rotta ed all’interno riconosco i presenti: uno è Lapide e l’altro…una presenza che non sentivo da tempo, ma è davvero lui?

            Quando pronuncio la mia battuta lui si gira e quasi non credo ai miei sensi. L’ultima volta che l’ho incontrato, Leland Owlsley era smagrito, con innesti bionici alla schiena ed agli occhi, tormentato da fantasmi interiori.[13] Quella che percepisco ora, è un’immagine mentale completamente diversa, simile a quella che ne ricevetti la prima volta che l’incontrai: una figura massiccia, una prorompente carica di energia animale, un’estrema sicurezza di se, una forza superiore ed una carica di pura malvagità concentrati in uomo solo.

-Che ti è successo Leland? L’ultima volta eri diverso.-

-Sono di nuovo me stesso, ecco cos’è successo. Sono rinato a nuova vita e tu, invece, stai per morire!-

            Sono del tutto impreparato alla sua carica. Mi piomba addosso con tutto il suo peso e mi spinge fuori dalla finestra, ma mentre lui si sostiene volando, io sono trascinato dalla forza di gravità verso il selciato. Ancora una volta il mio fido cavo mi sostiene agganciandosi ad un vicino cornicione, ma, a questo punto, interviene Lapide che, affacciandosi alla finestra, lo tronca con un preciso colpo di pistola. Ancora? Ma che succede ultimamente? Tutti a tagliarmi il cavo ogni volta che mi dondolo nell’aria, forse dovrei comprarlo in fibra d’adamantio, ma dubito che sarebbe abbastanza sensibile. Quattro capriole e due o tre appigli ad un paio di cornicioni mi consentono di atterrare incolume sui piedi, come i gatti, ma non riesco a rilassarmi. Faccio appena in tempo ad evitare un mortale Yo Yo, che mi sibila ad un centimetro dalla testa. Sono certo che è affilato come un rasoio, così come sono certo che ora comparirà il suo padrone.

-Jester!- esclamo –Non dirmi che lavori per il Gufo!-

-Allora non te lo dirò, contento?-

            Mi si avventa contro cercando di infilzarmi con un fioretto, ma io sono più svelto ed evito il fendente. Continuiamo il giochetto per un po’. Lui a menare fendenti ed io a saltare come un grillo per evitarli, poi lui mi getta delle biglie fra le gambe e riesce a farmi perdere l’equilibrio. Ancora una volta mi sia avventa contro, deciso a vibrare il colpo mortale, ma riesco a fargli lo sgambetto ed a farlo cadere.

-Ben fatto Devil!- dice ridacchiando –Sei davvero in gamba come speravo.-

A volte, non prendetemi per matto, mi viene in mente che si diverta talmente tanto a cercare di uccidermi che sarebbe dispiaciuto di riuscirci sul serio.

-Finiamola Jester! Gli dico –Quanto vogliamo ancora andare avanti con questo giochetto?-

-Oh, solo finché riusciremo a divertirci e per ravvivare la festa ho portato dei vecchi amici. Spero che sarai felice di rivederli.-

            Ed ecco che alle mie spalle sento l’eco dell’aria che si rifrange su una massiccia armatura, un battito di cuore pesante, il sinistro rumore di due lame rotanti e quello di una cappa che sbatte contro un ginocchio. Oh no! Ditemi che non sono loro, per favore. Mentre mi giro lentamente e le immagini mentali si fanno più nitide, sento la voce di Jester che dice:

-Abbiamo organizzato una bella rimpatriata per te Cornetto. Ti ricordi di loro vero? Stilt Man, il Bue, il Gladiatore ed il Matador. Divertiti pure adesso!-

            Certi giorni uno non dovrebbe neanche alzarsi dal letto.

 

 

 

(PARTE QUARTA)

 

 

ZONA DI GUERRA

 

 

1.

 

Certi giorni uno non dovrebbe neanche alzarsi dal letto.

 Eccomi qua, Devil l’Uomo senza Paura, il terrore dei criminali ecc. nel bel mezzo di Wall Street di fronte a cinque nemici arrabbiati e, presumibilmente al soldo del Gufo, un vecchio nemico che ho appena scoperto essere tornato in azione. Come se non bastasse Jester a rendermi la vita difficile, ecco anche quattro vecchie conoscenze dei bei tempi andati, in cui ero un supereroe novellino: Stilt Man che, come dice il suo nome, usa un paio di trampoli idraulici che variano d’altezza secondo la sua volontà, sembra un potere ridicolo, ma vi assicuro che mi ha dato più fastidi di quanto mi piacerebbe ammettere; il Bue lo conosco poco, ma ho avuto un paio di scontri con il suo fratello gemello, che aveva lo stesso nome di battaglia, prima che morisse, anni fa, proprio sotto i miei occhi[14] (a pensarci bene tutti credono che all’epoca io fossi il mio gemello, la cosa è divertente in un certo senso); il Matador, che armato solo del suo spadino e della muleta si atteggiava a ladro gentiluomo finché non incappò nella mia strada, non lo “vedo” da allora e ne sono passati di anni; dulcis in fundo il Gladiatore questo non è certo Melvin Potter, da tempo guarito dalle sue ossessioni e tornato, per così dire, sulla “retta via”, forse è il tizio che Mr. Fear mi mandò contro a Ryker’s Island un po’ di tempo fa o magari il gemello cattivo di Melvin (No, nemmeno uno scrittore a corto d’idee avrebbe il coraggio di usare questo cliché trito e ritrito). Chiunque sia è massiccio almeno un quintale di muscoli per oltre un metro e novanta d’altezza e sa usare le sue lame rotanti, direi. Al primo assalto per poco non mi affetta il naso, ma non mi sono guadagnato una reputazione per niente. Scarto di lato e poi salto come un grillo, mentre il Bue carica ed evito anche lui, ma mi rendo vulnerabile ad un assalto del Matador ed il suo fendente manca la mia gola di un millimetro

-Dategli addosso ragazzi.- incita Jester, non può sfuggire a tutti noi.-

Ecco, bravo, dagli anche dei consigli ora. Mmm, forse potrei tentare un trucchetto che usavo ai vecchi tempi. Devo calcolare esattamente i tempi proprio mentre mi si avventano contro e…..SALTARE…..Mentre si forma un bel groviglio io ho un momento di respiro, ma giusto un momento, perché Stilt Man è pronto a colpire. Devo darmi da fare per evitare le scariche della sua pistola disintegratrice e questo mi rende vulnerabile all’assalto delle lame del Gladiatore. Non mi danno il tempo di respirare. Forse potrei batterli uno alla volta, ma cinque insieme…Riesco ad afferrare i polsi del Gladiatore ed a tenere la lama lontana dalla mia faccia, ma a che serve? Se perdo concentrazione, lui mi fa a fette e se mi dedico a lui, uno qualunque degli altri quattro mi fa secco senza problemi. Devo trovare una soluzione e devo trovarla subito.

 

            La redazione si sta svuotando, tra poco arriverà il turno di notte e ci troverà alla scrivania mentre Candace sta ancora armeggiando per decifrare il contenuto del dischetto (lei dice che dovrei chiamarlo CD ROM, ma per me non ha molto significato) Ecco arrivare Charlie Snow, uno degli ultimi della vecchia guardia, uno dei migliori per quel che mi riguarda. Certo ogni giorno combatte la sua personale battaglia con l’alcool, ma sta facendo del suo meglio e chissà…

-Ehi Ben, ma non ce la fai proprio ad andartene da qui? E Doris che dice?-

-Un giorno o l’altro chiederà il divorzio, ma poi dove lo trova un altro come me?-

-Già dove?-

-Ce l’ho fatta!- l’urlo di Candace interrompe le nostre chiacchiere.

-Cosa?- esclama Charlie

-Davvero ne sei certa?-chiedo

-Sicurissima, guarda! Ora è in chiaro.-

            Guardiamo tutti lo schermo e vediamo scorrere una serie di nomi, date, cifre.-

-Sembra una specie di contabilità.- dice Candace –Di qualcosa che si chiama Owlsley Corporation.-

-Owlsley? Oh santo cielo!- esclamo sorpreso

-Chi è? Lo conosci?-

-Benedetta ragazza!- esclama Charlie –Si vede che sei giovane e non sei di New York. Fino a non molti anni fa Leland Olwsley era lo Zar di Wall Street, il più grosso raider del settore, lo chiamavano il Gufo, poi il Fisco scoprì le sue malefatte e confiscò tutti i suoi bene o quasi.-

-Già!- Intervengo -Ricordo che nei suoi conti correnti non c’era niente, confiscarono il suo palazzo e poco altro.-

-Beh da quel che ne capisco Ben, la tua ragazzina qui ha trovato l’eldorado.-

-Non sono una ragazzina.- ribatte Candace stizzita. –ho vent….-

Non le badiamo. Sullo schermo scorrono cifre che mi sembrano molto significative. Un vero organigramma di un impero finanziario che il Gufo ha ricostituito. Winfield doveva essere uno dei suoi prestanome. Ha fatto la cresta sui conti, ma il Gufo era troppo in gamba per non scoprirlo e Winfield ha pagato il prezzo definitivo.

-La Procura Federale pagherebbe oro per questo!-

-Te l’avevo detto Urich, il mio Capo vuole quel dischetto e tu me lo darai stavolta.-

            Quella voce la conosco anche troppo bene. Mi giro di scatto.

-Bullseye!- esclamo

-Fa piacere vedere che non mi hai dimenticato.- dice sarcastico –Ora non farmi fare il cattivo-

            Quel che accade dopo, non riesco a crederlo nemmeno io, ma Charlie gli getta la tazzina di caffè in faccia e lui, che non se l’aspettava, è preso completamente di sorpresa.

-Giù!- urlo buttando a terra Candace.

Cos’ho fatto?-mormora Charlie.

Siamo riparati dietro il tavolo del computer. Un riparo che ci servirà si e no dieci secondi contro Bullseye. Questo sarebbe il momento adatto per una di quelle classiche entrate trionfali di un supereroe, ma sembra proprio che il mio solito angelo custode, Devil, sia occupato altrove e di questi tempi neanche l’Uomo Ragno passa più da queste parti.

-Ehi che succede?-

La guardia giurata irrompe sulla scena, provvidenziale cavalleria, ma Bullseye non se ne cura. Con apparente fastidio lancia verso l’uomo uno dei suoi shuriken affilatissimi e gli taglia la carotide prima che quello riesca solo ad aprire bocca

-Oh mio Dio!- singhiozza Candace

-Un piccolo fastidio, ma ora veniamo a noi….-

Candace lo guarda avanzare come ipnotizzata. Siamo decisamente morti a meno che…

 

            Tengo i polsi del Gladiatore e mi lancio all’indietro, proiettandolo sopra la mia testa e facendolo finire contro il Bue, poi mi getto di lato e faccio lo sgambetto al Matador, mi sono appena rialzato, che Jester mi si avventa contro lanciando una delle sue biglie, ma stavolta sono preparato e salto, evitandole, così quelle vanno ad esplodere sotto i piedi di Stilt man, che perde l’equilibrio e piomba contro il Bue ed il Gladiatore. Non posso fare a meno di sogghignare per un attimo. Mi tornano in mente i bei vecchi tempi e quanto mi divertivano queste scaramucce, poi mi torna in mente che questa è una lotta per la vita e che, da solo contro tutti e cinque, forse non me la posso cavare. Ma perché in questa città affollata di calzamaglie non passa un altro supereroe, quando c’è bisogno di lui? Sento il Matador che mi fissa M’immagino un sorriso sul suo volto.

-Ben fatto Devil!-dice –Tu es un toro muy valoroso. Ma anche i più valorosi dei tori cadono dinanzi ad un grande toreador.- si lancia in avanti con un altro affondo ed ancora una volta lo paro e lui mi getta sulla testa la sua muleta

-Ay Toro!- esclama. La muleta non può accecarmi, ovvio, ma mi confonde abbastanza da dare agli altri il tempo di riprendersi e sento il passo pesante del Bue che mi carica.

 

            Candace Nelson è paralizzata e Bullseye sorride sinistramente. Una sola possibilità o per noi è davvero finita. Afferro l’estintore e sparo il suo getto di schiuma proprio sui suoi occhi, poi, mentre grida dalla sorpresa e dal fastidio, gli scaglio contro il contenitore e grido.

-Ora! Via!-

            Afferro Candace e la costringo a muoversi, poi scattiamo tutti e tre verso l’uscita

-Stupidi!- grida Bullseye –Non potete sfuggirmi.-

Charlie Snow si ferma ed afferra la pistola della guardia caduta.

-Charlie cosa fai?- urlo.

-Giusto Charlie se credi che quella pistola possa servirti, ti sbagli o non ti hanno detto che sono il migliore con qualsiasi tipo di arma?-

-Ed io ero il migliore del mio corso all’Accademia dei Marines, bastardo! – dice Charlie poi spara. Vedo Bullseye ondeggiare sotto l’impatto del proiettile, ma subito si rialza e Charlie spara ancora prendendolo alla spalla, Bullseye cade ancora, poi sogghigna e, con un gesto rapido, lancia su Charlie una penna a sfera che, con una breve traiettoria, si conficca nel petto di Charlie.

-Puoi ringraziare il vecchio bastardo, Urich!- dice –Te la sei cavata anche stavolta, ma alla prossima chissà…-

Così dicendo salta dalla finestra e scompare alla nostra vista. Per quel che mi riguarda, non m’importa se si è sfracellato in strada, anche se non ci scommetterei un cent. Al momento mi preoccupo di Charlie. Perde sangue e Candace sta cercando di tamponarlo.

-Chiama aiuto!- le intimo, mentre la redazione si riempie con la gente del turno di notte, finalmente tutti qui. Guardo Charlie, la penna è penetrata nel torace e lui sanguina molto, ma forse Bullseye non è riuscito ad essere preciso perché era ferito. Non so per quanto resto lì a cercare di fermare l’emorragia. Smetto solo quando arriva l’ambulanza e poi, tutti insieme partiamo verso l’ospedale

 

Il bue mi carica a testa bassa e, per un attimo, penso che più le cose cambiano, più rimangono le stesse, ma la muleta è in mano mia ed è anche troppo facile usarla contro di lui per confonderlo e mandarlo contro un vicino muro. Ho guadagnato solo un po’ di respiro, però, gli altri quattro sono di nuovo pronti ad assalirmi e mi viene da chiedermi se ho aggiornato il testamento. L’urlo di una sirena ci blocca di colpo, segno che la lotta non è passata inosservata e che i migliori di New York sono in arrivo.

-Non è il caso di combattere anche con la polizia, filiamo!- ordina Jester.

-Posso ancora fare a fettine quel buffone in rosso.- ribatte il Gladiatore

-No! Avremo ancora la nostra occasione, ma non adesso vieni.-

Se ne vanno di corsa e spariscono rapidamente. Dovrei inseguirli, ma non ci penso neppure. Presto o tardi ci rivedremo, ma in quell’occasione sarò pronto ad affrontarli. Almeno quando mi faranno a fettine sarò preparato. Non aspetto neanche che le auto arrivino alla mia altezza e sparisco anch’io nelle ombre. Non è stata una serata molto fruttuosa, ma almeno sono vivo.

 

 

2.

 

 

 

È mattino ormai e nessuno di noi ha dormito. Charlie ce l’ha fatta, uno dei pochi fallimenti di Bullseye e noi siamo vivi per raccontarlo. La dottoressa del Memorial Hospital, ha detto di chiamarsi Foster, è un tipo gentile, ma determinato. Mi ha preso la sigaretta dalla bocca e l’ha buttata nel cestino senza neanche chiedermi: “Posso?” Ha medicato le nostre piccole ferite senza dar peso ai lamenti di Candace. Credevo che una che ha rischiato almeno quattro volte di essere fatta fuori negli ultimi anni fosse meno schizzinosa dinanzi al mercurocromo.

Il tipo della polizia che m’interroga si chiama O’Neil e degli irlandesi sembra avere la tenacia.

-Puoi dire d’esser stato fortunato Urich!- mi dice

-Già, chissà quanto si ritiene fortunato Charlie Snow. Ma, dimmi O’Neil, cosa porta uno dei più brillanti detectives della procura ad interessarsi di una comune aggressione?-

-Lavoro- risponde laconicamente –In realtà ero già qui per altri motivi e poi…la chiami una comune aggressione quando Bullseye attacca la sorella del Procuratore Federale?-

            Come a confermare le sue parole, ecco arrivare un bel po’ di pezzi grossi: Blake Tower, il Procuratore Distrettuale, ci tiene a farsi vedere in giro in quest’anno d’elezioni.ma forse sono troppo duro con lui. Ecco arrivare anche Nelson

-Candace!- grida –Tutto bene?-

-Ma certo, Foggy.- risponde lei con disinvoltura, mentre io sogghigno –Solo un graffietto senza importanza.-

-Senza importanza eh? Conosco Bullseye e non è una cosa senza importanza essere ancora vivi dopo un incontro con lui.-

-Tutto merito di Charlie Snow.- intervengo io –Chi avrebbe mai pensato che avrebbe giocato a fare Rambo? A volte ti chiedi se conosci davvero la gente che ti sta intorno.-

-Già.- sospira Nelson, poi si rivolge alla sorella ed io mi distraggo osservando O’Neil e Tower che discutono. Chissà perché, non credo che parlino dell’aggressione di Bullseye, ma il mio istinto di giornalista viene distratto dall’arrivo improvviso di mia moglie Doris:

-Ben va tutto bene?-

-Ciao tesoro!- le rispondo con finta disinvoltura –hai portato il brodo di pollo?-

-Fai poco lo spiritoso Ben.– risponde lei, non ti sei ancora stancato di metterti nei pasticci?-

-Viviamo in un mondo strano Doris. Ci sono più buffoni in calzamaglia che normali cittadini ed a quanto pare amano tutti il Bugle. Ora scusami. Un attimo.-

            Mi avvicino a Nelson e gli dico che la sua cara sorella ha finalmente decifrato il dischetto di Lapide. Non sembra contento di sapere che c’è di mezzo il Gufo, d’altra parte chi lo sarebbe? Spero che quello che abbiamo trovato gli serva, perché qualcosa mi dice che i tempi duri devono ancora arrivare.

 

            Dire che l’aria è tesa nell’aula n° 4 del Tribunale di Manhattan non sarebbe esatto, non quanto dire che è Becky Blake ad essere nervosa. D’altra parte è la prima volta che patrocina una causa dopo anni di lavoro d’ufficio e quando la giuria esce, le sembra di avere la gola secca ed ha paura di non sembrare abbastanza impassibile mentre il capo dei Giurati si alza e pronuncia il verdetto:

-Non colpevole!-

            Due semplici parole, ma bastano perché sulle labbra di Becky compaia un sorriso liberatorio. Quasi non si accorge della stretta di mano del suo cliente e nemmeno sente le sue parole di ringraziamento. Ha vinto! Nonostante le sue paure e le sue insicurezze, ce l’ha fatta, ha superato il suo battesimo del fuoco, può essere orgogliosa di se stessa. Poco dopo è nel corridoio con il collega David Keller e, senza darsi peso delle sue insistenze, spinge da sola la sua carrozzella e, forse, è la sua distrazione nel parlare con David a portarla a scontrarsi con una ragazza che esce da un'altra aula.

-Oh! Mi scusi.- dice la ragazza mentre si affretta a rimettere dei libri nella borsa –A volte ho la testa nelle nuvole e non guardo dove vado.-

Becky sorride, la ragazza è spontanea, si vede e non sembra imbarazzata dal fatto che lei è in carrozzella.

-Sono stata distratta anch’io, dovrei fare più attenzione, lo ammetto.-

-Oh beh nessuno si è fatto male in fondo. Ma sono maleducata, non mi sono presentata. Mi chiamo Bernadette Rosenthal, avvocato per essere precisi.-

-Anch’io. Sono Becky Blake e questo è il mio collega David Keller. Lavoriamo con Nelson & Murdock.-

-Li conosco. Gente in gamba. Nelson è il nuovo procuratore federale vero? Ora avete un buco da riempire vero?-

-Cerca un posto Avvocato Rosenthal?-

-Chiamami Bernie. In realtà non sto male nello studio dove mi trovo, il lavoro è un po’ noioso, però…-

            Molto interessante, pensa Becky, forse sarebbe il caso di approfondire il discorso davanti ad una tazza di caffè al bar degli Avvocati.

 

            Mi sveglio che sono quasi le nove, uno degli inconvenienti dell’avere un’intensa vita notturna. Niente, però, che una rapida doccia ed una robusta colazione non possano rimediare. Mentre sono al tavolo ascolto il notiziario alla radio e vengo a sapere dell’attacco notturno di Bullseye al Bugle proprio mentre avevo il tète a tète con Jester ed i suoi soci. Neanch’io riesco ad essere in due posti contemporaneamente, meno male che Ben e Candace sono stati fortunati. Dopo circa mezz’ora sono in viaggio verso lo studio, superando il traffico nell’inimitabile modo di Devil e riuscendo ad essere in ufficio proprio in tempo per il colloquio programmato con Becky.

-Innanzitutto complimenti per la tua vittoria di stamattina. Sapevo che ce l’avresti fatta.-

-Io no, finché il capo dei giurati non ha letto il verdetto. Ti ringrazio di avermi dato fiducia Matt.-

-La meritavi no? Ad ogni modo non è per questo che volevo parlarti. Ora che Foggy è Procuratore degli Stati Uniti lo Studio è privo di un amministratore, anche se ora sono il socio anziano, non posso occuparmene io. Semplicemente non fa per me, io sono tagliato per le aule e non per la burocrazia. Voglio che lo faccia tu Becky…-

-Io? Ma come….-

-Sei in gamba, efficiente e determinata. Sono tutte qualità importanti. Dirigerai lo studio. Naturalmente ci consulteremo e mi riservo l’ultima parola, ma d’ora innanzi sei tu il capo.-

-Beh…come posso rifiutare? E c’è subito una cosa di cui discutere. Con la partenza di Foggy siamo rimasti solo in tre. Non ci serve solo un amministratore, abbiamo bisogno di rinforzi.-

-Mi sembra giusto. Hai già qualcuno in mente vero?-

-Si è così, ci hai azzeccato, ma come fai a riuscirci sempre?-

-Se te lo dicessi non ci crederesti. Allora, chi è?-

-Si chiama Bernadette Rosenthal. Viene da Brooklin. Ha studiato legge alle scuole serali ed alla fine si è laureata. È intelligente e sensibile alle questioni sociali, sarebbe perfetta per il consultorio gratuito di Hell’s Kitchen.-        

            Non posso fare a meno di sorridere

-Un’ebrea in un quartiere di irlandesi cattolici. Non molti anni fa sarebbe stato un mix esplosivo, ma, a pensarci bene non è una cattiva idea. Se davvero pensi che vada bene, Becky, falle un’offerta e portala con noi.-

            Dopo che Becky è uscita mi metto al lavoro.  Ci sono pratiche da studiare e del lavoro da preparare per le udienze di domani. Non posso permettermi di rimanere indietro, se questo studio esiste è per merito di Karen e devo farlo funzionare per tributo alla sua memoria ed anche per me stesso. Afferro la cornetta del telefono quasi un decimo di secondo prima che il suono dello squillo raggiunga l’orecchio di un uomo normale, la voce all’altro capo del filo la riconoscerei dovunque:

-Ciao Matt, ti disturbo?-

-No Debbie, anzi, sei una distrazione benvenuta. Cosa posso fare per te?-

-Mi chiedevo se eri libero per pranzo. Se la risposta è si, mi piacerebbe vederti.-

-Certo, volentieri.-

-Bene, sarò da te a mezzogiorno allora.-

Riappendo la cornetta e, per un attimo, mi chiedo perché ho risposto di si così rapidamente, poi smetto di pensarci e torno al lavoro.

 

 

3.

 

 

            Il momento che ho atteso da tempo sta arrivando, alla fine. I miei nemici mi credono vulnerabile, ma si sbagliano. Certo ora la polizia ha in mano il dischetto di Winfield, ma se pensano che gli serva a qualcosa… Prima che arrivino a bloccarmi i conti correnti li scopriranno vuoti. Certo perderò qualche proprietà immobiliare, ma niente che non possa ricomprare con calma. Un fastidio minore, niente in confronto ai vantaggi che posso ottenere una volta consolidato il mio impero criminale. Ed ecco qui l’uomo che può essere la chiave di volta del mio trionfo. Mi è costato molto scoprire dove si trovava il rifugio segreto che Wilson Fisk aveva preparato per la sua moglie malata ed il suo psichiatra, Ora sono entrambi in mano mia e, finché ho la sua giovane moglie nelle mi emani, Il professor Mondat mi garantirà il controllo su Vanessa Fisk in un piatto d’argento. Povero idiota, ma sono cose che capitano a chi è tanto scemo da innamorarsi di una donna di trent’anni più giovane e da sposarla.  Intanto io devo pensare agli altri dettagli del mio piano. Mi basta premere un bottone e poco dopo Lapide è dinanzi a me.

-A che punto siamo?- chiedo

-Tutto è pronto Gufo, proprio come lei voleva.-

-Bene, bene, i miei nemici stanno per imparare che non è salutare sfidare il Gufo e lo impareranno nel modo più duro, si.-

-Se ora vuole scusarmi capo…ho un piccolo problema da risolvere in sala.-

-Vai pure, ma tieniti pronto al mio ordine.-

         Lapide esce ed io mi concedo un sorriso rilassato.

 

                Willie Lincoln sente il rumore della risacca e gli spruzzi d’acqua salata in volto, mentre il motoscafo approda all’isola. Assieme agli altri passeggeri viene condotto verso una palazzina. Non può vedere che è sovrastata da una rupe su cui si erge una bizzarra costruzione a forma di testa di Gufo, se la vedesse forse sarebbe preoccupato o forse no. Anche prima di diventare cieco Willie era un uomo coraggioso ed un poliziotto in gamba, non si sarebbe lasciato intimorire facilmente. Anche ora che è senza vista la sua determinazione è intatta, si dispiace solo di non aver potuto portare con se il suo cane, si è ormai abituato a quel devoto amico a quattro zampe. È venuto qui alla ricerca di un uomo che può fornirgli un’informazione preziosa e lo troverà. All’interno una babele di suoni ed odori lo avvolge, ma lui è abituato ad usare i suoi quattro sensi rimanenti al meglio delle loro possibilità ed in quell’ambiente di luci soffuse riesce a muoversi quasi meglio degli ospiti che ci vedono. Demitrius Collins aveva ragione: si tratta di una vera bisca su un’isola privata oltre il limite delle acque territoriali e, quindi, al sicuro dai rigori della legge. Non ha saputo dirgli molto sull’identità del proprietario, però.  Se Willie avesse potuto vedere il “Nido del Gufo” sopra la sua testa quando è arrivato, ora troverebbe quest’ignoranza quantomeno sorprendente, ma non ha potuto vederla e questo fatto segnerà le sue prossime ore. Ha appena oltrepassato il tavolo della roulette quando due figuri gli si affiancano e prendendolo con decisione per le braccia lo spingono verso un angolo:

-C’è una persona che vuol vederla, signore.-

-Cosa?- esclama Willie, ma non è in grado di difendersi, mentre i due lo spingono oltre una porta. Willie sente la porta chiudersi alle sue spalle e percepisce una fonte di calore diretta proprio verso la sua faccia, una luce probabilmente, pensa con ragione, e poi una voce secca dice:

-Mi hanno detto che sei un ficcanaso amico ed a noi i ficcanaso non piacciono proprio per niente.-

-Vi state sbagliando.- ribatte Willie cercando di sembrare più spaventato di quanto in realtà non sia. –Io sono solo un semplice cliente.-

-Certo, certo, un normale cliente che vuol divertirsi, Non prenderci in giro bello!-           

Uno degli uomini lo afferra per il bavero della giacca e, senza troppi complimenti, lo perquisisce.-

-Sembra pulito!-

-Già, ma chi ci ha passato l’informazione non è tipo da mentire e, se dice che è uno sbirro, gli credo.-

Mentre cade a terra, Willie Lincoln non può fare a meno di riflettere su quanto sente. Dunque, qualcuno ha passato a questa gente l’informazione sulla sua venuta qui, ma chi? Nessuno ne sapeva niente, a parte….

-Ma guardalo Mick. È cieco, chi prederebbe un cieco tra gli sbirri?-

-Non lo so, ma se…-

-Dunque? Cosa sta succedendo qui?-

La voce del nuovo arrivato è bassa, ma è, comunque, dura e tagliente come la lama di un rasoio:

-Abbiamo avuto una soffiata capo, questo tizio è una sbirro venuto a ficcare il naso nei nostri affari.-

-Sembra cieco, che fastidi potrebbe darvi?-

Quella voce…sono passati molti anni dall’ultima volta che Willie l’ha udita dal vivo, ma non potrebbe sbagliarsi, comunque:

-Questa voce!- Esclama – Lonnie, sei proprio tu!-

Lapide lo afferra e lo porta alla luce e poi un’espressione di stupore si disegna sul suo, solitamente impassibile, viso:

-Che mi venga un colpo!- esclama –Willie, ma che bella sorpresa!-

-Lo conosci Capo?

-Oh certo che lo conosco, non è vero Willie? Glielo dici tu quanto ci conosciamo?-

            Willie respira a fondo e si chiede che ne sarà di lui adesso.

 

            Il dovere di un giornalista è scrivere la sua storia, informare la gente, diffondere la verità, forse sono uno dei pochi rimasti a crederci veramente. Io, Robbie e perfino Jameson quando non si lascia trascinare dalla sua paranoia sull’Uomo Ragno. La storia è importante, per questo, mentre Nelson ed il suo staff esaminano i dati che gli ho fornito, io già mandato la mia storia al giornale. Esce con l’edizione del mattino proprio mentre Kathy Malper, armata di un’ingiunzione del Tribunale Federale si prepara a sequestrare tutti i beni del Gufo indicati nel dischetto e su cui può mettere le mani. Le auguro buona fortuna, il Gufo è furbo e sono pronto a scommettere che ha già preso le sue contromisure. Sto ammirando la prima pagina quando dalla radio arriva la notizia che un commando armato ha assalito un ristorante di Brooklin, uccidendo il gestore e svariati clienti. Il ristorante apparteneva, a quanto si dice, alla Famiglia Manfredi e gli assalitori sono descritti come uomini vestiti in stile “gangster anni trenta” e questo significa che sono uomini di Testa di Martello. Dopo le uccisioni di boss da parte di Bullseye, qualcuno ha deciso di prendere delle iniziative personali e questo vuol dire che la guerra tra bande insanguinerà le strade di questa città molto presto. Per il momento a me tocca scrivere un nuovo pezzo.

 

 

4.

 

 

            Caesar Cicero non ha più dubbi ora, Deve agire prima che sia troppo tardi per salvarsi la vita.

 

            I miei avvocati m’informano dei sequestri che il Procuratore Federale Malper sta facendo a tutti i miei beni che riesce a trovare. Faccia pure, domani un certo giudice annullerà i mandati oppure i giornali scopriranno che ama passare le sue serate in un certo club molto privato con ragazze e ragazzi al di sotto dei tredici anni. Non gioverebbe alla sua rielezione, ne sono certo, per non parlare di almeno dieci anni ad Attica. Vedremo chi vincerà.

 

 

 (PARTE QUINTA)

 

 

REQUIEM

 

 

PROLOGO

 

 

            Il mio nome è Fortunato, considerato il significato del mio cognome nella lingua di mio nonno, direi che sembra quasi una beffa adesso, mentre giaccio in questo letto d’ospedale, in quello che chiamano stato di coma vigile, con un tubo in gola per farmi respirare ed aghi ed elettrodi in tutto il corpo per nutrirmi e far continuare le mie funzioni vitali. Se mi staccassero da esse, sarei morto in un minuto e devo ringraziare Wilson Fisk, quel barile di grasso che ama farsi chiamare Kingpin per questo.

            Don Fortunato, il Boss del crimine organizzato, così mi chiama la Stampa ed ora io, che potevo ordinare la morte di uomini solo con lo schioccare di un dito, sono bloccato in questo letto, muto spettatore del mio fato in mano ad altri,

            Altri, come questi due, che si fronteggiano senza parlare, immobili ai piedi del mio letto. L’uomo in blu si fa chiamare Bullseye e sta puntando una pistola, una classica Colt 45, contro l’altro e sogghigna; l’altro è vestito di rosso, si fa chiamare Devil. Il primo è venuto per uccidermi e l’altro vuole fermarlo. Ironico no? Devil, un difensore della giustizia, vuole impedire la fine di un noto criminale per mano di un altro criminale. Un colpo di Bullseye ed i macchinari che mi tengono in vita saranno distrutti. Due uomini diversi combattono per la mia vita ed io non posso far altro che restare in questo letto e chiedermi: se questa è la vita che mi resta, chi devo augurarmi che vinca?

 

 

1.

 

 

            Quando arriva, me n’accorgo dal profumo, un profumo lieve che è ormai impresso nella mia memoria da tanto tempo. Mentre mi saluta e si siede davanti a me non riesco a fare a meno di pensare a Karen, il che non avrebbe molto senso in fondo. Lei e Karen erano molto diverse, anche se furono molto amiche per un po’, ma il fatto è che anche lei appartiene al ricordo di tempi migliori.

-Ciao Debbie…- dico - …non avresti dovuto disturbarti a venirmi a prendere.-

Sento la lieve accelerazione del suo battito mentre risponde:

-Perché no? Tu non puoi guidare e beh…di questi tempi non c'è niente di strano se è la dama che va a prendere il cavaliere.-

            Mi piace la sua voce, mi piace come parla. Mentre mi siedo al suo fianco in auto, i miei sensi, quasi automaticamente, la esaminano. Deborah Harris, la sofisticata ex moglie del mio ex socio in affari ed attuale Procuratore degli Stati Uniti. Non posso vederla, ma so che i suoi capelli sono nero corvino e l’eco mi dice che sono lunghi e ricadono leggeri sulle sue spalle, gli occhi sono azzurri e profondi (almeno così diceva Foggy); il mio senso radar mi manda l’immagine di una donna snella e ben proporzionata. Le sue misure sono più o meno le stesse di Karen, tranne forse per il seno, un po’ più ampio, ma nessun uomo lo chiamerebbe un difetto. Era decisamente bella, tanto da far subito girare la testa a Foggy, e lo è ancora, lo “sento”. Mi chiedo a che gioco stia giocando. Dopo quell’incontro alla cerimonia d’insediamento di Foggy, c’è stato un pranzo ed ora questa cena. Devo ammettere che mi piace stare con lei, ma mi sento anche strano.

            Ci penso ancora nel ristorante, ma è lei a dar voce a certe ansie:

-Penso spesso a Karen sai? Voglio dire da quando è….-

-Morta? Puoi dirlo Debbie non sono ferito dalle parole.-

-Eravamo legate un tempo sai? Lei era così cotta di te e tu eri così sciocco da non capirlo.-

-Quanto tempo abbiamo perso. Alla fine l’allontanai da me e forse sarebbe stato meglio per lei se non fosse mai tornata.-

-Non dirlo mai. Tu sei stata forse la cosa più bella della sua vita e l’hai salvata dalla degradazione e dalla droga.-

E lei ha salvato me dalla disperazione, potresti dire anche questo Deb.[15]-

-Era una donna eccezionale Matt, ricordalo sempre.

Sento le sue mani toccare le mie attraverso il tavolo e le stringo. Il suo cuore ed il respiro accelerano il ritmo e la cosa mi turba, lo confesso. Perché ho ceduto all’impulso di invitarla a cena? Perché mi sento solo e lei mi ricorda i vecchi tempi felici: io e Karen, lei e Foggy? Foggy…anche se sono anni che sono divorziati ormai, una parte di me si sente in colpa nei suoi confronti. Di certo lui non sembra aver avuto sensi di colpa quando si è messo con Glorianna O’Breen mentre io ero scomparso.[16] No, sono ingiusto con lui, io ero stato un vero bastardo con Glori ed è stata soprattutto colpa mia se lei ha cercato conforto in Foggy e poi, lui era in crisi per la scoperta che Debbie l’aveva tradito con Mycah Synn ed il successivo divorzio.[17] A quanto sembra abbiamo tutti le nostre colpe.

-Matt…- dice lei -…sono felice di essere qui stasera.-

-Debbie io…-

            Non riesco a finire la frase. I miei super sensi avvertono la presenza dei tre uomini armati dietro l’entrata del ristorante, sentono il rumore dei loro mitragliatori che vengono armati e, mentre le porte si spalancano, riesco a buttarmi in avanti, facendo cadere Debbie dietro il tavolino, che si rovescia. La sparatoria è brevissima. Una serie di raffiche in linea retta, le grida dei feriti, l’odore del sangue, il flebile rumore di due battiti cardiaci che si fermano, la voce di uno dei killers che sussurra (ma per me è come se urlasse attraverso un megafono):

-con i saluti di Testa di Martello!-

Poi, il rumore di passi in corsa, portiere sbattute e la sgommata di un’auto in fuga.

Anche se fossi stato vestito da Devil, non avrei potuto fermarli ed ormai sarebbe inutile lasciare Debbie e correr loro dietro.

-Matt stai bene, Matt!-

-Si Debbie, sto bene, non preoccuparti.- le rispondo, mentre recito, a beneficio suo e dei presenti, la scena del cieco che, a tentoni, cerca sul pavimento i suoi occhiali caduti. –Tu, piuttosto, come stai?-

-Neanche un graffio, grazie a te…sei stato grande, ma come…-

-Pura fortuna ed un buon udito. Ho sentito il rumore del fucile che veniva armato ed ho agito d’istinto. Non è la prima sparatoria in cui mi trovo coinvolto sai?-

            Posso sentire l’intensità del suo sguardo. Crede alla mia storia? E perché no, in fondo, sempre più credibile della realtà e poi…è quasi la verità, in fondo. Mi aiuta a rialzarmi e mi porge il bastone. Temo che la cena sia finita male e dovremo anche restar qui sino all’arrivo della Polizia, una bella serata davvero.

 

            Una classica riunione di partito, pensa il Procuratore degli Stati Uniti Franklin Nelson. Se potesse, preferirebbe essere altrove, ma la politica ha i suoi oneri. Certo, alcuni oneri sono più gradevoli di altri. La donna che gli sta di fronte, ad esempio: Constance, ”Connie” Ferrari, l’ha già incontrata altre volte in Tribunale. Giovane avvocatessa, già lanciata verso una fulminante carriera; è socia di un prestigioso studio legale specializzato in cause finanziarie e commerciali, ma si occupa anche di cause gratuite per gli indigenti. Italoamericana, Capelli neri corti, occhi castani, un bel fisico ed un’aria autorevole. Si è fatta convincere ad accettare la candidatura a Procuratore Distrettuale per il Partito Repubblicano. I grossi calibri pensano sia il momento buono per scalzare Blake Tower dopo tanti anni e che una giovane donna sia l’ideale. Certo il cuore di Connie è a Brooklin, ma il suo portafoglio è a Manhattan. Attento Nelson, dovresti essere ingenuo, non cinico. Comunque sia, Ferrari non ha praticamente rivali alle primarie. Il giorno delle elezioni se la vedranno lei e Tower, sembra.

            Foggy la saluta e le stringe la mano

-Procuratore Nelson..è un onore.- dice lei

-Le auguro ogni fortuna Miss Ferrari.-

-La ringrazio Avv, Nelson, posso presentarle Steve Rogers…un amico?-

Foggy stringe la mano dell’uomo, una stretta forte e decisa, un sorriso aperto ed onesto. Questo Steve Rogers sembra il prototipo del bravo ragazzo americano,[18] direbbe che sono coetanei, più o meno, anche se ha qualcosa d’indefinibile e certamente un’aria un po’ spaesata e riluttante.

L’arrivo di Kathy Malper distrae Foggy.

-Per fortuna che l’ho trovata Mr. Nelson.-

-Che succede?-

-Sparatoria in un ristorante, sono stati uccisi due sottocapi di Fortunato ed uno è in ospedale grave.-

-Si sa chi è stato?- chiede Rogers

-I pochi testimoni concordano su uomini in abiti stile anni trenta. Il marchio di Testa di Martello.-

-Una Guerra tra bande in grande stile. Scusatemi signori, ma, a quanto sembra, il dovere mi chiama.-

I due se ne vanno e lasciano Connie Ferrari e Steve Rogers da soli.

-Se verrò eletta simili emergenze capiteranno a me!- esclama lei

-E sei sicura di volerlo?- le chiede Steve

-Certo, è un’opportunità unica e non voglio perderla. Ti seccherebbe se divenissi un’importante figura pubblica Steve?-

-No di certo, ma spero che tu sappia che oltre agli onori ci sono anche oneri, credimi.-

-Accompagnami a casa Mr. Rogers e ne riparleremo lì.-

-Mm. Molto volentieri Miss. Ferrari.-

 

            Quando la Polizia finisce d’interrogarci, sono ormai le dieci e mezzo e Debbie mi dice d’essere troppo stressata e stanca per continuare la serata.

-Mi dispiace Debbie. – le dico. –la serata è finita male.-

-Non è stata colpa tua ed è stata bella finché non sono arrivati quegli assassini.-

Mi accompagna sin sui gradini di casa

-Ci rivedremo ancora, vero Matt?- Mi chiede

-Si, certo, per quanto sta a me.- rispondo

            Mi da un lieve e rapido bacio su una guancia e poi se ne va, lasciandomi a meditare su tante cose e su cosa fare adesso. La notte è ancora giovane e potrei occuparla facendo un po’ di ginnastica in stile Devil.

 

 

2.

 

 

            L’ufficio dell’intemerato editore del Daily Bugle J.Jonah Jameson è molto affollato stamani. Oltre al sottoscritto ed alla sua, quasi inseparabile, ombra Candace Nelson, ci sono: il direttore Joe “Robbie” Robertson, Betty Brant, Ken Ellis e la fotografa Angela Yin. A proposito io sono Ben Urich e, come gli altri presenti in sala, sono un giornalista, ma lo sapete già no?

-Non possiamo battere la TV in velocità…- sta dicendo J.J.J. -…ma possiamo dare qualcosa di più: l’approfondimento. Se la TV dice all’uomo della strada cosa sta succedendo ora, noi dobbiamo dirgli come e perché. Ora c’è questa guerra tra bande che ne sappiamo realmente?-

-È cominciata con l’eliminazione dei capibanda rivali di Kingpin da parte di Bullseye.- intervengo

-Come parte della sua scalata al potere perduto, certamente.- puntualizza Robbie

-Io direi che è cominciata con la campagna dell’anno scorso che ha portato alla scomparsa di molti capi minori ed è culminata con l’attentato a Fortunato.-[19]  interviene Betty Brant, una ragazza in gamba, vorrei dire. Ne ha fatta di strada dai tempi in cui usciva con Peter Parker, anche lui del resto.

-Ora è diventata una guerra di tutti contro tutti. Le ultime vittime erano del clan di Fortunato.-

-Fortunato?- esclama J.J.J. –Ha avuto a che fare con l’Uomo Ragno, giusto? Che ci sia di mezzo anche lui?-

-Calma i bollenti spiriti, Jonah!- gli si rivolge Robbie –Ad ucciderli sono stati gli uomini di Testa di Martello e lui è un vecchio nemico dell’Uomo Ragno.-

-Ah! Lo sapevo che c’era una connessione!-

Il caro vecchio Jonah, non cambia mai, ma per quanto strepiti non riuscirà mai a provare che l’Uomo Ragno è una perversa mente criminale dietro ai più efferati crimini della città e lo sa bene. Ci fissa tutti:

-Se gli elementi criminali della città si fanno la guerra, il Bugle sarà in prima linea per raccontarla e la vostra priorità sarà trovarmi tutti gli elementi. Usciremo con un supplemento domenica e lo voglio pieno di notizie e foto se ci riuscite.-

            Dopo che siamo usciti dalla stanza, m’infilo l’impermeabile e mi dirigo verso l’uscita

-Dove stai andando Ben?- mi chiede Candace seguendomi

-Le notizie non vengono a trovarti a casa, ragazza.- le rispondo accendendomi una sigaretta –Tocca a te andarle a cercare ed è proprio quello faremo. Se hai intenzione di starmi dietro, cioè…

-Puoi scommetterci!-

 

         La lancia approda ad un piccolo molo del porto di New York e, senza molti complimenti, l’uomo chiamato Lapide fa scendere Willie Lincoln.

-Qui ci separiamo Willie.-

-Tutto qui Lonnie?-

-No. Puoi ritenerti fortunato, chiunque altro mi fosse stato segnalato come spia ora sarebbe morto, ma tu… beh…non avrei mai potuto farlo, no? Non questa volta almeno.-

-E così devo ringraziarti eh?-

-Non è necessario. Sei sempre un poliziotto Willie.-

-E tu un killer professionista Lonnie.-

Lonnie Lincoln, alias Lapide, sogghigna:

-Già…- risponde -…ma questa volta ti ho lasciato vivo, mentre qualcuno di cui avresti dovuto fidarti ti ha tradito, pensaci.-

E Willie ci riflette, infatti, il suo vecchio amico ed allievo Demitrius Collins lo ha “venduto”, ma perché? Se vuole inchiodarlo dovrà scoprirlo. Ora, almeno, ha una traccia.

 

            L’interfono suona ed io rispondo meccanicamente sollevando la testa dai documenti in braille che sto consultando.

-È arrivata, Matt.- dice l’inconfondibile voce di Becky –La porto da te o…-

-Portala in sala riunioni.- le rispondo io sarò lì tra un attimo.-

            Quando varco la soglia della sala riunioni, posso sentire gli sguardi di tutti su di me. I miei associati Becky Blake sulla sua sedia a rotelle e David Keller e la nuova arrivata: una giovane donna dal profumo lieve e gradevole, capelli lunghi raccolti a coda di cavallo, battito cardiaco lievemente accelerato.

-Matt, ti presento il nostro nuovo acquisto l’avvocato Bernadette Rosenthal!-

Le porgo la mano e sento una stretta decisa.

-È un piacere per me Avvocato Murdock.- dice –Lei è una vera leggenda tra noi.-

-Il che è un segno che non sono più tanto giovane.- rispondo sorridendo. –Comunque mi chiami Matt ed io la chiamerò…-

-Bernie, gli amici mi chiamano Bernie.-

-Va bene, Bernie. Becky ti ha già spiegato tutto quello che hai bisogno di sapere?-

-Beh si. Non è molto diverso da quello che facevo finora e…-

            Continuiamo a parlare per un pò, poi David l’accompagna al suo ufficio ed io e Becky restiamo soli.

-Che ne pensi?- mi chiede

-Direi che è in gamba. Hai detto che si è laureata alle scuole serali?-

-Più o meno. Ha lavorato in un curio shop per un po’, poi è tornata alla Scuola di Legge per l’ultimo anno ed infine è tornata a stabilirsi a Brooklin.-

-Una donna determinata, proprio ciò di cui avevamo bisogno. Sei stata in gamba a scovarla Becky…-

            Sento la sua soddisfazione meglio che se vedessi la sua faccia. Chiacchieriamo ancora per un po’, poi ci separiamo, Il lavoro aspetta e dopo che l’avrò finito. Mi aspetta una serata intensa, o meglio aspetta il mio alter ego vestito da diavolo.

 

            Nel palazzo sede degli uffici federali a Manhattan, nell’ufficio che fu di Rudolph Giuliani, Foggy Nelson guarda il panorama fuori della finestra, riflette sul compito che l’aspetta e, poi, si rivolge a Kathy Malper:

-Come sta andando con le indagini sul Gufo?-

-Ho qui il rapporto preliminare.- risponde Kathy –Ci è stata fornita una vera e propria mappa dell’impero economico del Gufo, ma al momento del nostro intervento i conti correnti erano già stati estinti ed i fondi trasferiti altrove. Anche se riuscissimo a scoprire dove, non avremmo garanzie che non sia in un paese che accetti il nostro intervento.-

-Non mi dice nulla di nuovo Kathy. C’era da immaginarlo, il Gufo ha avuto tutto il tempo di far sparire ogni segno, mentre mia sorella era impegnata a decifrare i suoi codici. Fece la stessa cosa anni fa quando lo conobbi la prima volta. Sa che è stato uno dei primi clienti del primo studio che misi su con Matt Murdock?[20] Non durò molto, naturalmente, ma lasciamo perdere, non le interessano di certo i miei ricordi. Piuttosto come va il caso Fisk?

-Per dirla tutta, non sono sicura che ci sia ancora un caso Fisk. Tutti i testimoni che avevamo contro il Grassone o sono scomparsi o hanno perso la memoria, compreso il nostro teste principale Jimmy “Balena” Sabini[21] e qualcuno ha fatto sparire dal magazzino reperti il bastone con cui fu ucciso quel tassista, quello con sopra le impronte di Kingpin.-

-E se fosse ritrovato, Fisk avrebbe buon gioco nel sostenere che la prova potrebbe essere stata manipolata. Qualsiasi avvocato appena decente ci riuscirebbe e lui ha una delle migliori: Rosalind Sharpe.-

            Mia madre, pensa Foggy, lavora per l’uomo che ho giurato di sbattere dietro le sbarre. Perché l’ha fatto. Davvero è interessata solo ai soldi ed al prestigio? Perché no? In fondo ha lasciato mio padre e me quando ero piccolo solo perché eravamo d’ostacolo alle sue ambizioni. Eppure ho seguito i suoi passi ed ero più che ansioso di compiacerla quando mi ha offerto di associarmi a lei. Maledizione, riuscirò a batterla.in qualche modo.

            La segretaria entra spezzando il filo dei suoi pensieri:

-Signor procuratore, c’è l’avvocato Caesar Cicero e vuole parlare con lei.-

-Cicero, l’avvocato del Maggia? E che può volere da me?- Foggy riflette, guarda Kathy Malper e nota il guizzo di curiosità nei suoi occhi – Lo faccia entrare Edith!– Dice. Di certo, pensa, sarà una conversazione interessante.

 

 

3.

 

 

            È sempre un piacere osservare un vero professionista al lavoro. Prendete il mio vecchio amico Turk, per esempio: eccolo qua mentre cerca di scassinare il portone di una gioielleria. Un vero artista del furto con scasso, il nostro Turk, se avesse mezza giornata di tempo riuscirebbe a farla saltare quella serratura, peccato che tra 15 secondi scatterà il segnale d’allarme collegato al vicino distretto di polizia. Magari, se intervengo gli faccio un favore:

-Salve Turk!-

-De…Devil!!-

            Come sempre nei nostri incontri prova a scappare e, come sempre, il mio fidato cavo lo afferra alle caviglie e, con uno strattone, lo riporta accanto a me.

-Adesso facciamo una passeggiata Turk!- gli dico

            Salto su di un vicino cornicione e poi su una vicina asta di bandiera e da lì su un tetto, mentre lui, sempre dondolando appeso al cavo, mi grida di fermarmi.

-Soffri di vertigini Turk?- gli chiedo ridendo

-Ti prego basta!- grida

-D’accordo amico. Facciamo un patto tu mi dici tutto quello che sai di Bullseye ed io ti lascio andare, che ne dici?-

-Bullseye lo trovi al palazzo di Kingpin!-

-Questo lo so già. Quel che voglio sapere è chi è il suo prossimo bersaglio.-

-In giro si dice che il grassone voglia sbarazzarsi del vecchio Fortunato e che Bullseye si occuperà di lui stanotte!-

-Grazie per le informazioni Turk.- con uno strattone tiro a me il cavo facendo fare a Turk un paio di piroette, poi mi lancio verso il tetto di fronte mentre lui cerca di rimettersi in piedi. Se ho fortuna, stavolta prenderò Bullseye prima che compia la sua missione e regolerò i conti una volta per tutte.

 

         Potrei dire che è ironico che la mossa decisiva per la mia vittoria sia fornita da una semplice telefonata, ma sin dai miei giorni a Wall Street ho imparato che quel che importa non è come si vince, ma, semplicemente vincere, così faccio quel numero che conosco bene e

-Sono Leland Owlsley, passatemi Mr. Fisk.-

         Non discutono nemmeno, pochi istanti ed ho il mio avversario in linea.

-Buonasera Fisk, spero che abbia gradito il video che le ho mandato.

-È autentico, vero?- mi chiede lui

-Rigorosamente autentico.- rispondo –Come ha potuto vedere, Mrs. Fisk ed il suo psichiatra, il Dott. Mondat, sono miei graditi ospiti.-

-Se fai del male a mia Moglie sei morto Gufo!-

-Farle del male? Non io, certo se qualcosa dovesse accadere al Dott. Mondat o se lo stesso dicesse qualcosa di sbagliato, non garantisco che la signora superebbe lo shock. Ha fatto molti progressi, sai Fisk? Sarebbe un peccato, se anni di lavoro dovessero essere annullati.-

-Che cosa vuoi?-

-Nulla di particolare, caro amico. Solo un accordo di spartizione del potere in questa città, ti farò avere le mie condizioni entro domani.-

         Riattacco. M’immagino Fisk che ribolle di furia, ma che può fare? Far rapire la moglie? Anche se ci riuscisse e portasse con se Mondat, beh il vecchio farebbe sempre quello che dico io, finché sua moglie è nelle mie mani, in ogni caso dopo domani non avrà molta importanza.

 

         Scivola nelle ombre con consumata abilità ed arriva nel corridoio. Ci sono due poliziotti all’imbocco. Non sapranno mai cosa li ha colpiti, cadono senza un grido. Dinanzi alla porta ci sono due gorilla di Fortunato, ma neanche quelli sono un problema. Ci pensano due shuriken affilati alla loro gola. Aprire la porta della stanza è un giochetto per lui ed infine..eccolo lì: Fortunato, il grande Capo dei Capi, attaccato ad una macchina per sopravvivere, Un solo colpo e sarà finita

La voce lo colpisce come una frustata.

 

            Quando entriamo negli uffici della Procura degli Stati Uniti, un vecchio e consumato cronista come me non può non avvertire la tensione nell’aria. Di certo è successo qualcosa, ma cosa? Avrei voluto parlare con Nelson, approfittando della nostra vecchia amicizia e della presenza di sua sorella, ma ci dicono subito che è occupato, troppo occupato persino per parlare con la sorella sembra. Il mio fiuto giornalistico annusa subito l’odore di qualcosa di scottante. Se solo potessi sapere di che si tratta. La fortuna sembra venirmi in aiuto sotto forma di un agente del F.B.I. che conosco da una vita almeno

-Salve Corrigan!- gli dico –Come va?-

L’Agente Speciale Phil Corrigan mi lancia uno sguardo del tipo: “Non è giornata, bello", ma, dopotutto, con lui non è mai giornata, così mi avvicino ugualmente.

-Ben Urich sei venuto, come al solito, a ficcare il naso dove non dovresti? Attento, finirai col perderlo un giorno l’altro.-

Mi accendo una sigaretta con indifferenza e rispondo:

-Ci hanno già provato a staccarmelo e sono ancora qui. Allora Corrigan, mi puoi dire che sta succedendo qui?-

-Riguarda la guerra di bande?- interviene Candace

-Chi è la ragazzina? La tua Doris ti fa fare da babysitter alla nipotina, Urich?-

-Non sono una ragazzina, ma una donna adulta. Mi chiamo Candace Nelson e sono una giornalista.- sbotta lei.

-La sorella del Procuratore Nelson…- spiego -…ha un caratterino pepato, come puoi vedere.-

Già beh, bambola, se tuo fratello vorrà dirti quel che sta succedendo, cavoli suoi. Io non dirò una sillaba.-

-Così dicendo si gira e riprende il suo percorso nel corridoio

-Quel… quel porco maschilista!- esclama Candace –Ma chi crede di essere?-

-Solo il miglior agente del F.B.I. DI New York e, forse, dell’intera nazione.- Rispondo e non posso fare a meno di farmi delle domande Qualunque cosa stia succedendo dietro la porta dell’ufficio di Nelson, di certo è qualcosa di grosso e vorrei tanto sapere cos’è.

 

            Nell’Ufficio di Franklin Nelson, oltre a Kathy Malper, è presente anche uno stenografo. Caesar Cicero ha appena affermato di aver intenzione di rivelare tutto quello che sa sull’impero criminale della famiglia Manfredi e sulle altre organizzazioni affiliate al Maggia. Fornirà tutte le prove necessarie, documenti ecc. In cambio vuole due cose: l’immunità e protezione anche dopo il processo. Il motivo: paura, paura che Bullseye o chiunque altro possano fare di lui la prossima vittima nella scalata di Kingpin e del Gufo ai vertici del mondo criminale.

            Foggy e Kathy si scambiano un’occhiata d’intesa, poi….

-Farò preparare tutte le carte Cicero e poi le firmeremo. Immunità e servizio di protezione testimoni se quello che ci dirà servirà a mandare dietro le sbarre il maggior numero di capi criminali possibili. Lei è un avvocato, sa come funziona, ma le consiglierei lo stesso di trovarsi un legale che la rappresenti, uno bravo.-

-Ci ho pensato, infatti, ed ho deciso di si. L’avvocato di se stesso ha uno sciocco per cliente, si dice, ed io non sono uno sciocco.Intendo incaricare il migliore studio della città. Chiamerò Matt Murdock.-

            Foggy sembra sbalordito per un attimo, poi…

-Ehm, ottima scelta, l'avvertirà non appena sarà fuori di qui.-

Kathy Malper chiama l’agente Corrigan che stazionava fuori della porta

-L’avvocato Cicero resterà con noi per qualche tempo.- gli dice. –Si occupi lei della sua sistemazione.

-Non si preoccupi, sarò per lui una tenera chioccia.-

            Ed ora siamo in ballo, pensa Foggy.

 

 

4.

 

 

            -Non lo farai, Bullseye!- la frase è semplice e diretta, qualcuno la definirebbe un’entrata classica. Io non penso a questo mentre mi trovo davanti l’uomo che ha ucciso la donna che amavo.

-Ben arrivato rosso!- risponde lui con calma –In tempo per il meglio della festa.-

-Sapevi che sarei arrivato!- non è una domanda, ma una constatazione.

-Ho fatto in modo che le voci di un mio attacco a Fortunato circolassero. Sapevo che ti saresti fatto vedere.-

-Molto fortunato. E che avresti fatto se invece fossero arrivate alle orecchie di Moon Knight o dell’Uomo Ragno?-

-Sarei rimasto molto deluso, sei l’unico che voglio affrontare. Dopotutto c’è un legame tra di noi no?-

Legame?-

-Non lo credi anche tu? È sempre stato così dall’inizio no? Avversari nati. Predestinati a scontrarci come in quei vecchi romanzi cavallereschi che certo ti piacciono tanto, dopotutto siamo simili io e te.-

-Io non ho niente in comune con te, niente!-

-Davvero? Sono stato nei tuoi panni, ricordi? E tu hai vestito i miei. Non è stata un’esperienza esaltante?[22]-

-Hai ucciso Karen!-

La tua ragazza? Non volevo ucciderla, davvero, ma lei si è messa sulla linea di tiro per proteggerti. Sciocca! Ce l’avresti fatta lo stesso a salvarti, ci scommetto. O, magari, miravo proprio a lei, chissà? D’altra parte te ne avevo uccisa un'altra, ricordi? Certo, poi l’hanno riportata in vita.[23] Stupida magia ninja, non puoi neanche squartare qualcuno con la certezza che resti morto.-

-Non te ne importa niente. Di Karen o di chiunque altro, sei totalmente amorale, senza sentimenti.-

Beh ne hai tu per tutti e due. Hai compassione per tutti, perfino per questo vecchio relitto di tempi che furono. Uno a cui farei un favore se lo liberassi dalle sue miserie uccidendolo. Tu vuoi salvargli la vita, a lui, che se fosse vivo ti farebbe uccidere senza alcun rimorso.-

-Nessuno può ergersi a giudice della vita altrui.-

-Dici?-

All’improvviso, con incredibile velocità, estrae dalla cintura una pistola. Una Colt, direi, dalla forma rimandatami dal radar e me la punta contro.

Rimaniamo fermi in quella posa per chissà quanto tempo. Potrei dire: fissandoci, se non fosse che i miei occhi, in realtà, non sono in grado di guardare alcunché. Alla fine sento la sua risata, la sua mano che si apre e la pistola che cade ai miei piedi.

-È lo stesso tipo di pistola che una volta usasti per giocare alla roulette russa con me, quando avevo la schiena spezzata, e mi raccontasti la storia di quel ragazzino che sparò ad un compagno di scuola con l’arma rubata al padre.[24] Ora che ci penso, mi raccontasti anche la tua storia quel giorno. Avanti, usala per vendicarti, vediamo se ne hai il coraggio.-

            Esito un breve istante, poi la raccolgo e la impugno con la destra. Sento il freddo dell’acciaio, il peso del calcio, la punto alla testa di Bullseye. Il suo battito rimane costante.

-Ci vuole più coraggio a scegliere di non prendere una vita quando ne hai la tentazione e nessuno potrebbe fermarti, ma dubito che tu possa capirlo.-

Apro la mano e la pistola ricade sul pavimento. Lui ride.

-Sapevo che l’avresti detto. Sei sempre il solito, patetico, buon samaritano. Beh se tu non hai il fegato di fare quello che devi, io, invece, assolvo sempre il mio compito.-

            Quante volte ero presente quando l’ha fatto? Eppure riesce ancora a sorprendermi. Non so capire cos’abbia lanciato, forse una siringa o qualcosa d’altrettanto appuntito. Ne seguo la traiettoria verso il suo bersaglio predestinato, il tubo che permette a fortunato di respirare. Istintivamente, mi lancio in quella direzione e sento Bullseye ridere alle mie spalle.

-Buona fortuna cornetto! – lo sento dire –Al prossimo incontro.-

            Sento il rumore del tubo che si spezza, il gorgoglio dei polmoni di Fortunato che cercano di trattenere l’aria, il respiro che si spezza. Riesco ad estrarre quel che rimane del tubo dalla sua gola senza fratturargli la laringe e comincio a praticargli la respirazione bocca a bocca. Sento l’urlo del sistema d’allarme, tra poco i medici saranno qui, ma, per quanto siano veloci, non riusciranno a salvarlo. Solo io posso sperare di mantenerlo in vita abbastanza a lungo perché possano soccorrerlo e, se questo significa che Bullseye riuscirà a fuggire, beh riuscirò a sopportarlo. Tu lo sai Karen, nessuno muore, se io posso fare qualcosa per impedirlo, nessuno, nemmeno uno come Fortunato. Respira vecchio, deciditi a respirare, maledizione.

 

 

EPILOGO

 

 

            Sono qui, bloccato in questo letto e sento la vita che mi viene strappata via. Devil sta lottando per salvarmi, ma io non so, se voglio essere salvato. Ho vissuto una vita piena e, forse, è arrivata l’ora di lasciarsi andare al riposo. I preti, che ho conosciuto nella mia infanzia, mi direbbero che sono destinato all’Inferno, ma, mentre il buio scende su di me, io penso a mio figlio: farà le scelte giuste? Saprà prendere il peso della mia eredità? Penso anche all’uomo che ha ordinato la mia morte. Augurati che non sopravviva Fisk, perché, se vivo e riesco a scendere da questo letto, verrà la tua ora, puoi esserne certo.

Te lo giura Fortunato.

 

 

 (PARTE SESTA)

 

 

AMORE E GUERRA (REPRISE)

 

 

1.

 

 

            Come ogni mattina, è il sole che penetra dalle tapparelle a svegliarmi, il solito raggio di sole insistente all’altezza del mio volto. Come ogni mattina, allungo la mano verso l’altro lato del letto e, come sempre, non c’è nessuno.  Quanto tempo è passato senza che io sia riuscito ad abituarmi? Il pensiero di Karen è con me anche mentre mi preparo la colazione, fresco della doccia mattutina, mentre la radio trasmette le ultime notizie.

<<…senza alcun’opposizione Connie Ferrari si è guadagnata la nomination repubblicana per l’elezione a Procuratore Distrettuale. in quella, che sembra destinata a diventare la campagna più combattuta, da quando il procuratore Tower sconfisse il suo rivale, l’attuale Procuratore degli Stati Uniti Franklin Nelson Jr….>>>

Ho conosciuto Connie Ferrari, una donna fiera e determinata, con un reale senso della giustizia. Sarebbe un buon Procuratore, se vincesse. Naturalmente non voterò per lei, ma questa è un’altra storia.

 

            Quando arrivo in ufficio, quasi tutti sono già ai loro posti, sento il saluto delle segretarie e so che c’è una visita ancora prima che mi sia annunciata e, naturalmente, riconoscerei il battito cardiaco e l’odore del dopobarba. Nientemeno che Ivan Petrovitch il fedele tutore della Vedova Nera (che, tra le donne che conosco, è forse quella che meno ne ha bisogno, o, forse, è il contrario?)

-Buongiorno Ivan, che posso fare per te?-

-Devo parlarti in privato.-, mi dice e dal tono della sua voce capisco che la cosa è seria. Una volta dentro il mio ufficio gli chiedo:

-Cosa c’è?-

-Conosci una donna di nome Cheryl Mondat?- mi chiede

            Quel nome evoca ricordi di anni prima. Cheryl, la giovane moglie cieca di un noto psichiatra, Paul Mondat, fu fatta rapire da Kingpin per ricattare il marito, perché curasse la moglie Vanessa dai problemi psichici che aveva da quando era stata vittima di un attentato ed aveva avuto una brutta esperienza nelle fogne.[25] Cheryl era stata affidata ad un Killer psicopatico e drogato di nome Victor ed a me toccò l’ingrato compito di liberarla. Curioso come, poi, le cose presero una piega del tutto bizzarra. Io lasciai Cheryl da sola in casa mia dove fu raggiunta da Victor e dovette affrontarlo, ritrovandosi a spaccargli la testa con un attizzatoio per legittima difesa e, mentre io penetravo nell’edificio di Kingpin, Mondat si guadagnava la fiducia di Vanessa e convinceva Kingpin a lasciarli andare entrambi. L’ultima volta che sentii parlare di loro erano in Svizzera tutti e tre in un dorato esilio a spese del grassone.[26]  Ricordo bene Cheryl Mondat, lunghi e soffici capelli biondi, una figura snella e morbida, il suo odore fragrante…basta Matt, meglio non indulgere in certi pensieri.

-Si. La conosco.- rispondo. –Le è successo qualcosa?-

-Il Gufo l’ha rapita e la sta usando come arma di pressione contro il marito. A quanto ho capito, vuole manovrare la moglie del ciccione per mezzo del vecchio psichiatra e costringere Fisk a fare non so cosa.-

            Sembra il sequel di un film già visto, il Gufo è furbo, sa che Vanessa è il punto debole di Kingpin e che quella donna è totalmente dipendente da Mondat ormai e, naturalmente, Cheryl è il punto debole di Mondat. Un piano contorto, ma funzionante. Ecco perché, da settimane, tengono tutti e due un basso profilo, stanno giocando a scacchi con la vita di due donne.

-Come l’hai saputo? –chiedo

-Non deve interessarti.- risponde Ivan –Diciamo che un mio vecchio amico mi ha dato quest’informazione insieme ad un’altra altrettanto importante.-[27]

            Il battito del suo cuore ha un’improvvisa accelerazione, è chiaro che in questa storia di cui non vuole parlare c’è qualcosa che lo infastidisce od imbarazza. Non voglio indagare su questo, per rispetto ad un vecchio amico, ma c’è una domanda che devo fargli:

-Quale altra informazione?-

-Hanno messo una taglia sulla tua testa e su quella dell’Uomo Ragno. Un milione di dollari.-

-E chi l’ha messa?-

-Il mio informatore non sa dirmelo, ma è certo che un bel po’ di assassini a pagamento arriveranno a New York per tentare di riscuoterla. Tu regolati come ritieni opportuno.-

-Ti ringrazio Ivan…Natasha come sta?-

-Bene, è a Londra in questo momento. Ora scusami, ho un appuntamento di lavoro tra poco.-[28]

            Mi lascia a riflettere sul da farsi.

 

            Franklin Nelson, Foggy per gli amici, riflette sugli ultimi eventi. Caesar Cicero è in un luogo sicuro, o almeno lo spera, e, se riesce a mantenerlo vivo abbastanza a lungo da testimoniare, beh sarà il più grosso terremoto che il crimine organizzato di New York abbia mai visto negli ultimi anni. Tutto dipende dalla protezione che il suo testimone avrà. Se non avesse la mente altrove, mentre entra nel palazzo federale, noterebbe la donna bionda che sta uscendo e non ci finirebbe contro.

-Oh mi scusi, mi scusi.- borbotta –Sono un tale imbranato io…-

            Poi, mentre l’agente del F.B.I. che lo scorta aiuta la donna a raccogliere gli oggetti caduti dalla sua borsetta, la vede, finalmente, in volto.

-Liz! –esclama –Sei proprio tu?-

-Si Foggy, ovviamente sono proprio io.- risponde Liz Allen Osborn

-Cosa…cosa facevi qui?-

-Ero venuta a parlare con quelli dell’I.R.S. per una questione di tasse della Osborn. Uno dei pasticci di mio suocero…-

-Uhm…se ti serve aiuto…io…beh…potrei..—

-Lo so Foggy, ora scusami, ma devo andar via, ho da fare.-

            Lui la guarda andar via e gli ci vuole più coraggio che ad affrontare Kingpin in Tribunale per richiamarla

-Liz! Liz fermati!-

-Cosa vuoi Foggy?-

-Ecco… so che non ho scusanti per quello che è successo con quella…beh era una trappola di Mysterio, ma la scelta l’ho fatta io ed ho sbagliato,[29] ma al nostro rapporto ci tenevo e…dammi un’altra occasione ti prego.-

            Liz lo guarda severa, poi…

-Una sola occasione Foggy, non di più, telefonami stasera.-

-Io…va bene, grazie.

            La guarda allontanarsi e si chiede se non abbia fatto la figura dello stupido. Ma che importa? Basta che lei sia tornata nella sua vita. Lo sguardo dell’agente del F.B.I., gli fa capire che ha stampato in faccia un sorriso stupido

 

Riunione di redazione nel grande quotidiano cittadino. J.J.J. sembra eccitato.

.-Il nostro giornale appoggerà la candidatura di Connie Ferrari a Procuratore Distrettuale.- dice.

-Il che non significa che il nostro giornale non coprirà la campagna elettorale con obiettività.- interviene Joe Robertson –Il punto di vista del giornale sarà esposto nei nostri editoriali

-Mmf.- borbotta Jameson, ma rinuncia a dire altro.

Ritornando ai nostri tavoli, Candace Nelson mi chiede:

-Chi pensa che vincerà Mr. Urich?-

-Beh Tower ha fatto un ottimo lavoro in questi anni, ma se mi chiedi se penso se di questi tempi, la spunterà su una bella ragazza italoamericana, appoggiata dal Sindaco uscente, beh..prova a pensarci. A proposito io sono Ben, non Mr. Urich.-

-Capito…Ben.-

            Ragazza sveglia.

 

Wilson Fisk è preoccupato. Non l’ammetterebbe mai con nessuno, ma sa che qualunque mossa facesse gli si ritorcerebbe contro. Non vuole perdere Vanessa, ma nemmeno darla vinta al Gufo, se può evitarlo, ma come riuscirci? Come? Il rumore delle pale di un elicottero interrompe le sue riflessioni. Non c’è più tempo Lui è qui.

            Entra nell’ufficio con passo pesante e senza preoccupazioni, lo misura come se fosse suo. Se Kingpin è infastidito dal suo sorriso arrogante, non lo da minimamente a vedere.

-Sei pronto Fisk?- chiede il Gufo

-Sono sempre pronto Owlsley!- ribatte lui senza degnare di uno sguardo Lapide, il killer personale del Gufo.

            Il Gufo si fa passare una borsa e ne estrae dei documenti.

-Firma ora.- dice semplicemente

-Che garanzie ho?- chiede l’altro

-Nessuna ovvio, a parte quella che, se non firmerai, tua moglie soffrirà di sicuro.-

            Se gli sguardi potessero incenerire, il Gufo sarebbe già morto ora, ma Wilson Fisk sa che, anche se lo uccidesse ora, non servirebbe a niente. Afferra la penna e firma.

-Molto bene.- dice il Gufo –Arrivederci a presto Fisk.-

-E mia moglie?-

-Questo è l’indirizzo a cui potrai trovarla, ma attento, non andrà da nessuna parte senza il Dott. Mondat e lui non farà mai niente, senza la sicurezza che alla sua bella e giovane moglie non accada nulla di male.-

-Vattene!-

-Certo, ma tornerò….-

            Ed esce ridendo, mentre Kingpin pensa: troverò un modo di fartela pagare.

 

         La prima parte è riuscita perfettamente. La faccia di Fisk era, da sola, degna di tutti gli sforzi fatti, ma sarà ancora meglio dopo che gli avrò portato via l’ultimo pezzo del suo impero ed il Gufo avrà, finalmente quello che avrebbe dovuto essere suo sin dall’inizio.

 

 

2.

 

 

            Trovare un passaggio per l’isola del Gufo non è stato così difficile, in fondo. Convincere Turk a guidare il motoscafo è stato un giochetto e Josie non ci ha neppure rimesso la vetrina. Il mio riluttante collega mi porta in vista della costa ed io balzo dal motoscafo.

-Aspettami qui.- gli dico –E non pensare di andartene, sai che ti ritroverei e che te la farei pagare.-

-Vai tranquillo Devil.

-Sono sempre tranquillo con te, Turk.- dico e poi sparisco nelle tenebre. Devo ammettere che mi diverto a recitare la parte dell’eroe tenebroso.

            Mi concentro sulla mia missione e vorrei non pensare a quello che mi ha detto Ivan sulla taglia messa sulla mia testa e su quella dell’Uomo Ragno. Chi ci vuole morti? Un sacco di gente a dire il vero, ma molti farebbero il lavoro da soli. Chi ha quella somma spropositata da pagare? Ho provato a chiamare Peter Parker,[30] ma al telefono ha risposto una ragazza che ha detto che Peter era fuori. Quel ragazzo mi stupisce Io pensavo che fosse innamorato perso della moglie ed ecco che già vive con un’altra donna. Forse non dovrei giudicarlo, in fondo non  conosco tutta la storia e chi sono io per giudicare gli altri? Ho i miei peccati, in fondo.

            Scivolo, non visto, sino alla fortezza del Gufo, il suo nido, come lo chiama lui, entrarvi è la parte più facile, come, ad esempio, sbarazzarmi delle due assonnate sentinelle. Del resto, quando abiti su un’isola non ti aspetti grosse sorprese e due delinquentelli di quart’ordine non sono un problema per il grande supereroe di città. Il problema serio viene adesso. Percorro i corridoi cercando di captare da dietro le porte il rumore di respiri e battiti femminili., ma senza successo, poi..eccolo. Deve essere lei per forza: è sola e la porta è chiusa dall’esterno. Non ci sono sentinelle. Il Gufo deve confidare nel fatto che una donna cieca su un’isola non potrebbe fuggire molto lontano. Non senza aiuti almeno.

Scassinare il lucchetto è un gioco da ragazzi, per uno con i miei talenti. Entro nella stanza buia, non che faccia differenza per me e per lei dopotutto. Cheryl dorme, il suo respiro è troppo regolare, l’hanno drogata. La sfioro, ha indosso solo una camicia da notte. Mmm se non lo conoscessi meglio, penserei male del vecchio Leland. Beh coraggio, muoviamoci.

La prendo tra le braccia e la fragranza del suo profumo mi colpisce un profumo dolce e delicato che esalta la sua fragranza naturale. Attento Matt, mantieni il tuo autocontrollo.

Rifare la strada già percorsa è più facile e non vorrei essere nei panni delle sentinelle, quando il gufo tornerà per accorgersi di quanto è successo.

 

            Da un’altra parte Deborah Harris non riesce a dormire. Non pensava mai che potesse succedere, ma è davvero attratta da Matt Murdock e sa che anche lui è attratto da lei. Potrebbe essere imbarazzante, visto che Matt è il più vecchio e caro amico del suo ex marito, ma dovrebbe lasciar perdere per questo? No, assolutamente. Sa già che lo chiamerà domattina ed il resto non importa. Certo che Matt è molto diverso da Foggy, anche se è sempre uno dei tipi più seri che conosce.

 

            Ha funzionato, ormai siamo sulla via di casa. Sento il rumore di un elicottero che arriva. Troppo tardi, tanti saluti Gufo, sarà per la prossima volta.

 

            L’uomo mi osserva giustamente spaventato e balbetta:

-Mi…mi spiace, capo, mi ha colto di sorpresa, io…-

-Tu eri pagato per non farti cogliere di sorpresa, idiota!- gli dico, prendendolo per il collo e sollevandolo da terra. Una rapida torsione ed il crack delle vertebre che si spezzano. Lo lascio ricadere a terra.

Provvedete al cadavere.- ordino., poi mi volgo verso l’altro uomo di sentinella.

-Io l’ho visto, capo. Non ho potuto fermarlo, ma l’ho riconosciuto, prima che mi abbattesse. Era Devil!-

-Devil!- esclamo –Dovevo immaginarlo che poteva essere solo uno come lui. Non so come abbia saputo, ma non m’importa, l’importante è ritrovare la Mondat e presto, prima che Fisk venga a saperlo!-

-E come capo?- mi chiede Lapide –Nessuno sa chi sia Devil e dove abita.-

-Il Devil attuale, forse…- replico -…ma io ho combattuto l’originale e lui era il fratello di quell’avvocato: Murdock. Devil e Murdock sono sempre stati legati e non c’è niente di più facile che l’abbia portata da lui. Troviamo Murdock ed avremo trovato la donna, credimi.-

-Devo occuparmene io capo?-

-No, so già chi incaricare di questo lavoro e ne sarà ben felice.-

         Sorrido soddisfatto.

 

 

            Willie Lincoln respira a fondo prima di entrare nell’Ufficio dei Detectives della Procura Distrettuale di Manhattan. Ha passato settimane a prepararsi per questo, ma si sente come ai tempi della sua prima irruzione, quando era un semplice agente di pattuglia. Conosce quel luogo e sa dirigersi con sicurezza verso la scrivania di Demitrius Collins.

-Willie!- esclama Demitrius –Che piacere vederti qui. Mi spiace dei guai che hai avuto in quell’isola.-

-Me la sono cavata.- risponde Willie -Certa gente pensa che se sei cieco, sei anche innocuo.-

-Beh, sono contento della tua fortuna. Cosa ti porta qui?-

-Ho bisogno del tuo aiuto Demitrius, ho scoperto che nel tuo dipartimento c’è un agente che si è venduto alle gang, lo stesso che aiutò Biggie Benson ad incastrarmi, tu puoi aiutarmi a farlo uscire allo scoperto.-

Demitrius Collins serra le labbra e riflette in silenzio per qualche attimo, poi:

-Dimmi cosa posso fare, amico.-

Poco lontano, il compagno di Demitrius, il Detective Brady O’Neil, osserva la scena in silenzio

 

 

3.

 

 

Si sta svegliando, l’effetto del narcotico è finito. Mi chiedo cosa dirà una volta sveglia. Vorrei non sentire l’aroma del suo profumo, è lo stesso che usava Karen e mentirei se non ammettessi che la cosa mi turba.

-Dove sono?-

Quella sensibilità, tipica dei ciechi, le dice subito che non è più nel Nido del Gufo, ma, ovviamente, questo la disorienta.

-Si trova tra amici Mrs. Mondat, Devil l’ha liberata e l’ha portata da me, il mio nome è Matt Murdock.-

-La sua voce la conosco, lei mi ospitò anni fa,  dopo che fui rapita da quell’orribile uomo, Victor.-

Non puoi ingannare un cieco sembra.  Non le dissi mai il mio nome o che ero Devil, ma non è sciocca e, se le do l’occasione, capirà. Stranamente non m’importa molto. Cheryl Mondat è una donna molto sensuale. Forse non se ne rende conto, ma è lo stesso effetto che mi faceva Natasha, anche se il profumo mi riporta a Karen.

-Mi ha portato lei in questo letto?- mi chiede e capisco i sottintesi nelle sue parole.

-Si, diciamo di si, ma non deve preoccuparsi per questo Cheryl, com’è  vestita non ha importanza per me. Vede, io sono cieco, come lei.-

-Oh- esclama lei semplicemente e quella sillaba mi mette i brividi

 

Ad uno dei moli di New York, l’uomo chiamato il Bue scende da un motoscafo, controlla bene l’indirizzo dove deve andare e poi sale su una limousine in attesa e parte per la sua destinazione.

 

Le ho preparato del the ed ho appena finito di versarlo nelle tazze, che lei entra nel salotto. Dal fruscio capisco che indossa una vestaglia, una di quelle di Karen. Ha appena fatto, su mio suggerimento, una doccia e vorrei che si fosse messa qualcosa in più. Sono cieco, è vero, ma i messaggi che mi mandano i miei sensi sono anche troppo eloquenti.

Si avvicina alla tazzina e la prende, guidata, probabilmente, dall’aroma e dal calore. Ostenta una sicurezza che solo la familiarità con la sua menomazione può darle. Avere dei supersensi può compensare certe mancanze, ma mentirei, se dicessi che la vista non mi manca e lei deve farcela senza.

-Grazie!- dice. -È stato molto gentile!-

-Dovere…vuol chiamare suo marito?-

-Non saprei dove trovarlo.- risponde lei –So che quell’uomo…-

-Il Gufo?-

-Si, lui. Mi ha fatto rapire dopo che avevo lasciato la Svizzera.Volevo una vacanza. No, volevo allontanarmi da Paul, dalle sue ossessioni per il lavoro, volevo una vita per me stessa….e cos‘è successo? Il Gufo mi ha fatto rapire ed ha fatto venire Paul qui con Vanessa Fisk, credo voglia usarla per ricattare suo marito…Kingpin.-

-Lo supponevo. Beh, finora lei è stata al sicuro qui Mrs. Mondat, ma forse sarà meglio portarla altrove ora…-

-Questo posto mi piace…è…confortevole e lei è un uomo buono e gentile.-

Non mi chiede nemmeno il permesso, mentre mi passa le sue dita affusolate sul viso, per studiare i miei lineamenti. Forse immagina che, essendo cieco come lei, lo consideri scontato. Forse…

-Si è un bel volto…- mi toglie gli occhiali -…i lineamenti di un uomo sicuro e forte….forse un pò malinconico.-

-Forse…si.….-

-E di me che pensa?-

Mi prende le mani e se le porta sul volto. Non è come Karen, l’ovale è più allungato, chissà perché mi viene in mente la porcellana?

-Mrs. Mondat…-

-Cheryl..- sussurra –Mi chiami Cheryl ed io la chiamerò Matt.-

Che ci sta succedendo? Lei è una donna sposata ed io….io penso a Karen e poi a Debbie Harris, Che direbbe se mi vedesse ora? E dovrebbe importarmi?

 

            Il Bue è arrivato, alla fine, alla casa d’arenaria dove abita Matt Murdock. Se la ragazza che vuole il Gufo è lì, bene, altrimenti il cieco farà bene a cantare se vuol restare con tutte le ossa intatte.

            Nessuno in giro. Bene è il momento di agire

 

 

4.

 

 

            Sento il rumore della porta che viene scardinata e mi rendo subito conto di cosa sta per succedere. Non ho tempo da perdere ed agisco con prontezza. Un gesto per aprire il passaggio segreto, che porta alla mia palestra sotterranea, e spingervi dentro Cheryl.

-Resta qua e zitta, non muoverti qualunque cosa succeda.-

-E tu?-

-Io me la caverò, ho un angelo custode.-

            O, meglio, un diavolo.

           

            Richard Fisk non vorrebbe essere lì, o così si dice. Continua a ripetersi che lo sta facendo per sua madre, eppure… ha appena saputo che la Rosa, l’uomo che aveva preso il suo posto in quel ruolo, è stato ucciso da Tarantola Nera,[31] è stato lui a creare quel ruolo e, forse, dovrebbe fare qualcosa. I suoi pensieri sono interrotti dal crepitare di un mitra e dalla porta della sua suite, che s’infrange mentre entrano tre sicari vestiti come gangsters anni 30.

-Con i saluti di Testa di Martello!- grida uno di loro.

            Richard riesce a buttarsi dietro una poltrona ed afferra una pistola. Un altro uomo sarebbe rimasto fermo a farsi uccidere, ma il figlio di Kingpin, suo malgrado, è fatto di un’altra pasta. Il conflitto a fuoco è intenso, ma è Richard ad uscirne vincitore.

            Meglio andarsene, pensa, mentre sente le sirene della Polizia in arrivo. Era destino che dovesse essere coinvolto in tutto questo, Dovrà parlarne con suo padre.

 

            L’ho riconosciuto subito: il respiro pesante, la figura massiccia, l’odore di dopobarba a buon mercato. Non c’è dubbio su chi sia:

-Bue..- gli dico -…non lo sai che i bravi bambini non dovrebbero girare da soli  a quest’ora del mattino?-

-Devil!- esclama –Allora il Gufo aveva ragione, hai portato qui la Mondat.-

-Non li troverai qui, lei o Murdock.- replico -Quindi: perché non te ne torni da bravo a casa, o, meglio, ancora, potremmo aspettare la polizia insieme.-

-Prendimi pure in giro Devil!- ribatte lui –Vedremo, se sarai ancora così spiritoso dopo che ti avrò spezzato la schiena,

-Sento dell’ostilità repressa o sbaglio?-

            Salto, evitando la sua carica e lui finisce contro la parete. La testata che da non sembra nemmeno rallentarlo, ritorna alla carica. È proprio come un vero bue, ostinato e testone ed è anche troppo forte per me. Durante i nostri precedenti scontri, sono sempre riuscito a stancarlo e la mia unica tattica rimane quella di sfiancarlo, tormentarlo sino a trovare la giusta opportunità.

            Eccoci al solito balletto: lui sferra un colpo, io lo evito, gli sferro un calcio, non sembra nemmeno scuoterlo. Mi sferra un altro pugno ed io lo evito ancora. Colpisce una parete sbrecciandola. Maledizione l’avevo fatta sistemare da una settimana. Questo non si fa Bue.

Mi maledico, avrei dovuto pensarci prima che il Gufo avrebbe pensato alla possibilità che Cheryl potesse essere da Matt Murdock. Il legame tra noi è noto, anche se pochi sospettano quanto sia stretto.  Dovrò fare qualcosa, se sopravvivo cioè..

Continuiamo il balletto del colpisci e fuggi per un bel pezzo. Salto sopra la ringhiera delle scale e mi precipito verso il piano superore, Il Bue mi segue.

-Non mi scapperai idiota in costume!- grida

-Non ci penso nemmeno.– ribatto -E per quanto riguarda chi sia un idiota…beh il dibattito è aperto, credo..-

Lo colpisco con tutta  la mia forza, quanto basta per farlo barcollare e non ho bisogno d’altro, un altro colpo alle gambe e perde l’equilibrio, rovinando giù per le scale. Non so quante volte il suo testone sbatte contro qualcosa nella discesa, quanto a me, con un balzo sono di nuovo al pian terreno. Il Bue cerca di rimettersi in piedi.

-Ancora sveglio? Ma che ci vuole per abbatterti?-

-Più… di quanto…tu abbia…- risponde lui.

Sento l’affanno nella sua voce, non devo dargli tregua. Lo colpisco con un calcio, poi con un colpo del taglio delle due mani unite, al collo. Mi faranno male per giorni, credo. Riprova ad alzarsi ed a caricarmi. L’aspetto e, quando mi passa accanto, mi scanso facendolo piombare contro la parete opposta. Si gira e si muove contro di me ancora una volta. Ma che ci vuole per abbatterlo? Stavolta non mi muovo, il rumore del respiro mozzato e del battito del cuore mi dice qualcosa di quanto sta per succedere. Avanza, un passo, due…poi cade letteralmente ai miei piedi.

-Come al solito.- commento –Troppo stupido per capire subito di essere stato abbattuto.-

     

Mezz’ora dopo Codice Blu prende in consegna il Bue. Quanto a me, aspetto finché il furgone cellulare non è partito e poi rientro in casa, mi rimetto i panni di Matt Murdock e scendo nella palestra. Cheryl mi aspetta

-Sei qui finalmente!- mi dice abbracciandomi –Avevo tanta paura.-

-Sono a posto, grazie a Devil.- non dico altro, ci sarà tempo per spiegarle tutto più tardi e potrò trovare una buona spiegazione per questa palestra nascosta. Ora riesco solo a pensare al suo corpo stretto al mio e mi maledico per questo

-Chelyl..-

D’improvviso mi bacia ed io non mi oppongo, la stringo ancora di più, poi…

-Cheryl... io…noi…dovremmo…-

-Non dire niente, ti prego, non ora, tienimi solo stretta adesso.-

Scivoliamo sul materasso della palestra e non pensiamo più a niente che non sia noi due ed il momento che stiamo vivendo.

      Per i pensieri ed i rimorsi, ci sarà tempo un altro giorno.

 

 

 (PARTE SETTIMA)

 

 

GIOCHI DI GUERRA

 

 

1.

 

 

            Il mio nome è Leland Owlsley, ma quasi tutti mi conoscono e mi temono con il nome di Gufo. Nel corso degli anni mi sono costruito una reputazione come spietato squalo della finanza. Ho comprato e venduto società e corrotto l’animo di uomini e donne. Senza alcun rimorso ho portato colletti bianchi di Wall Street e comuni operai alla disgrazia in nome del mio profitto. Alla fine, come Al Capone sono stato raggiunto dalle grandi mani del Fisco. Questo non mi ha fermato, ho solo cambiato i miei obiettivi ed ho deciso di divenire il Signore del crimine di New York. Per anni i miei obiettivi sono stati frustrati e le malattie mentali e fisiche sembravano avere il sopravvento su di me, ma alla fine, ho trionfato su ogni avversità ed ora, il trionfo che mi spettava di diritto è nelle mie mani.

         L’uomo di fronte a me si chiama Wilson Fisk, ma molti lo conoscono come Kingpin. Anche lui aspira ad essere il capo dei capi criminali di New York. Un tempo occupava quella posizione, ma ne è stato scalzato per opera dello stesso uomo che è stato la mia bestia nera per anni: Devil, il cosiddetto “Uomo senza paura”, il mio prossimo bersaglio dopo che avrò finito con Fisk.

         Il mio vantaggio su Fisk è che lui ancora non sa che Devil ha liberato dalla prigionia Cheryl Mondat, la moglie dello psichiatra di Vanessa Fisk. Fintanto che Kingpin e Paul Mondat credono che quella donna sia ancora nelle mie mani, io posso controllarli entrambi. Fin dai miei giorni nell’alta finanza, ho imparato quanto sia essenziale agire con rapidità per trarre il massimo profitto da una situazione, prima che le circostanze mutino a proprio sfavore. Eccomi qui, pertanto, in quest’ufficio di Manhattan per l’ultimo atto della mia operazione.

         Fisk mi guarda con uno sguardo di fuoco, ma non si scompone, mentre firma l’ultimo degli atti che mi trasferiscono il pieno controllo della Fisk Corporation e di tutte le sue consociate. La mia vittoria, finalmente.

-hai avuto quel che volevi ora!- dice con ira repressa Fisk –Tutte le mie proprietà legittime ed i mezzi di controllare quelle illegali sono in mano tua, adesso tocca a te mantenere la tua parte del patto.-

-Ma certo!- rispondo con studiata allegria. –Ti assicuro che Mrs. Mondat sarà libera prima ancora che tu esca da questa stanza e questo…- gli porgo un foglietto ripiegato -…è l’indirizzo in cui troverai il dottor Mondat e tua moglie, in perfetta salute, …almeno per ciò che dipende da me. Puoi andare vecchio amico e non scordare di sgombrare i tuoi uffici dal Palazzo, che ora è mio, prima della fine della giornata.-

         Il pretenzioso Kingpin non dice niente, ma mi rivolge uno sguardo di disprezzo ed odio che mi limito ad ignorare, continuando a sorridere.

         Dopo che sono usciti, mi rivolgo al mio Killer di fiducia: Lapide.

-Voglio che per domattina il Dottor Mondat, Matthew Murdock e Cheryl Mondat siano tutti morti, occupatene -tu.-

-Non siamo sicuri di dove sia la donna.- ribatte Lapide

-Segui Murdock e lui ti porterà da lei e da Devil, ma Devil lascialo vivo, voglio occuparmene personalmente.

-E Kingpin e sua moglie?-

-Uccideteli se potete, Wilson Fisk vivo sarà sempre una minaccia e lo scontro finale tra noi avverrà inevitabilmente prima o poi.-

         Lapide esce ed io mi alzo dalla scrivania e guardo il panorama di una città che, ora e per sempre, è di nuovo mi a e   rido soddisfatto.

 

         Non posso dire di essere soddisfatto di me. Si dice che un eroe debba attenersi a rigidi principi morali. Se è così, io, Matthew Michael Murdock, non sono stato all’altezza del ruolo. L’altra notte, sono stato a letto con una donna che ho preso sotto la mia custodia e che è anche sposata con un uomo che ho avuto i miei motivi per ammirare in passato. Adesso non posso negare di avere dei sensi di colpa nei confronti di Paul Mondat. Mi chiedo che ne direbbe Karen, mi condannerebbe o mi comprenderebbe? E Natasha? Direbbe che non sono poi così santo, dopotutto. Avrebbe ragione no? Non ho mai preteso d’essere perfetto e la mia vita è costellata d’errori, specialmente con le donne. Porto ancora il peso della responsabilità per il suicidio di Heather[32] ed anche con le altre non sono stato tenero. Chissà cosa penserebbe di me Debbie Harris…e perché penso a lei ora? Siamo stati molto vicini in queste ultime settimane e, quale che sia il legame che si sta formando tra noi, non è solamente fisico come quello che ora esiste sicuramente con Cheryl. A pensarci bene forse ho bisogno di lei adesso.

            Sento Cheryl entrare in cucina alle mie spalle ed ancora noto quanto è intenso il suo profumo, la sua fragranza naturale. Non indossa molto. Uno dei vantaggi dell’essere entrambi ciechi, se vogliamo dire così, è che non ci preoccupiamo del reciproco pudore. Mi chiedo, però, se davvero conosco questa donna, quello che è avvenuto la scorsa notte in palestra è stato così improvviso e che non ho avuto modo di rifletterci. Si stringe a me e mi bacia lievemente.

-Ciao.- mi dice semplicemente –Hai preparato la colazione? Sei davvero un uomo dai molti talenti.-

-Ci provo.- rispondo –Come ti senti?-

-Bene e male al tempo stesso.- risponde –Ieri ho lasciato via libera a tutti miei istinti repressi, Non so perché…era tanto tempo che io non….Beh Paul…non so come dirlo….-

-Credo di capirlo.-

-No…non ne sono sicura, forse credi sai la solita storia della ragazza giovane, sposata con un uomo che ha il doppio dei suoi anni. È vero, Paul è molto più vecchio di me, ma io sono sempre stata una buona moglie per lui, non ho mai …-

-Lo so!- dico sfiorandole le mani –Ti credo.-

-Lui è troppo buono con me ed io…beh non voglio ferirlo. Forse il nostro rapporto è giunto ad un bivio, ma non è giusto per lui che mi abbandoni col primo che incontro….Scusa non volevo…-

-Non sono offeso.- rispondo –Capisco cosa vuoi dire. Lo comprendo, se c’è qualcosa di cui essere colpevoli, lo siamo in due.-

-Credo che tu sia troppo buono Matt.-

            Mi sfiora la guancia con le dita ed io cedo all’impulso di abbracciarla. Non so per quanto tempo restiamo così, poi mi riscuoto, abbiamo problemi urgenti da risolvere e dovremo farlo ora.

 

 

2.

 

 

            L’Ufficio del Procuratore degli Stati Uniti a Manhattan ferve d’attività in questi giorni. Non solo c’è il processo contro i Signori del Male a cui far fronte, ma ci sono i preparativi per la più importante inchiesta giudiziaria del secolo. Al tavolo delle riunioni, oltre al Procuratore federale Franklin “Foggy” Nelson e la sua Assistente Esecutiva Kathy Malper, ci sono il Procuratore Distrettuale di Manhattan Blake Tower ed il suo Vice Esecutivo William Hao, d’origine cinese.

-Dunque è tutto chiaro?- chiede Foggy

-Per me si.- risponde Tower -Con le rivelazioni di Caesar Cicero ed i riscontri che ci ha fornito abbiamo materiale per processare i capi criminali di questa città per decine di crimini. Scuoteremo il loro potere dalle fondamenta.-

-Quelli che sono sopravvissuti alla faida in corso almeno.- interviene Kathy Malper

-Giusto.- replica Tower –Il mio ufficio ha terminato la lista delle persone da incriminare e dei reati a loro attribuiti per quel che riguarda la mia giurisdizione. Non ha appena voi federali siete pronti, possiamo partire. Vero Bill?-

-Certo.- risponde Bill Hao, uno specialista della lotta al crimine organizzato. –Ho già richiesto una convocazione del Grand Jury e la prossima settimana ci sarà l’udienza, le incriminazioni sono certe.-

-Molto bene.- dice Foggy –Il mio ufficio ha fatto la stessa cosa per i reati federali, il Grand Jury Federale si riunirà in contemporanea con quello cittadino ed anche qui sono certo del rinvio a giudizio.-

-Ci abbiamo messo anni….- commenta Tower -…ma alla fine ce l’abbiamo fatta, abbiamo il mezzo di dare uno scossone al crimine organizzato della città. La più grande vittoria dalla condanna di John Gotti anni fa. Peccato che il processo avverrà dopo le elezioni.- conclude con un sogghigno amaro

-Non è detto che le perderai Blake.- gli dice Foggy

-Grazie Franklin, ma non mi faccio illusioni. Connie Ferrari è in crescita nei sondaggi. Chissà, dopo tanti anni, forse è giusto cambiare. Bando alle malinconie, dobbiamo pensare ai mandati d’arresto. Io ho preparato i miei e voi?-

-Sono già nelle mani del giudice.- risponde Kathy Malper –Se agiremo rapidamente, per domattina un bel mucchio di gente sarà in manette.-

            Foggy respira a fondo e prega che nulla vada storto.

 

            È tutta una questione d’istinto. Chiedetelo a qualunque giornalista e vi dirà la stessa cosa: quel misterioso istinto che ti porta nel posto giusto al momento giusto. Nel mio caso l’istinto mi ha portato nel bar dove il mio vecchio amico Phil Corrigan viene a rinfrescarsi la gola ed eccolo là, infatti, seduto ad un tavolo d’angolo, con un impeccabile vestito scuro ed i capelli perfettamente pettinati, a parte un ricciolo che gli ricade sulla fronte, facendolo sembrare un incrocio tra Superman e James Bond versione Sean Connery. Mi vede, ma ostenta indifferenza anche quando accenno a sedermi:

-Posso?- chiedo

-Questo è un paese libero, Ben Urich.- si limita a rispondere –Immagino tu sia a caccia di notizie per quel tuo giornalaccio da quattro soldi.- mi dice

-Il Bugle è un quotidiano a diffusione nazionale e non un fogliaccio scandalistico.- ribatto.

-Ok. Ok non ti scaldare. Tu sei un tipo in gamba e penso di potermi fidare. Se ti dico una cosa, rimarrà confidenziale?-

            Si guarda intorno con fare melodrammatico e sogghigna

-Non stamperò nulla finché non me lo dirai tu.- rispondo

-C'è in ballo qualcosa di molto grosso. Un’operazione che partirà oggi stesso e coinvolge tutte le forze di polizia federali, statali e locali della città.Qualcosa che non s’era mai visto prima d’oggi.-

È collegato alla scomparsa di Caesar Cicero?- chiedo

-Sei davvero furbo Urich.- ribatte Corrigan –Hai capito anche troppo.-

            All’improvviso, ecco arrivare un giovanotto anche lui in abiti scuri, capelli castani tagliati corti ed occhiali. Si rivolge a Corrigan.

-Ci siamo.- dice -È l’ora!-

            Corrigan si alza di scatto e mi dice:

-Ci sentiamo Urich e ricorda: tu non sai nulla ed attento a dove metti i piedi.-

-Guardo sempre dove cammino Phil.- rispondo

            Se ne va ed io rifletto sul poco che so. Un’operazione anticrimine, su larga scala. Big C. deve aver detto un sacco di cosucce interessanti e se ci metto insieme quel che i miei informatori mi hanno detto su un sacco di fermento ai tribunali cittadini, beh, direi che i federali ed i migliori di New York si stanno preparando…a cosa esattamente? Sta a me scoprirlo perché sette milioni di lettori lo sappiano a tempo debito.

 

 

3.

 

 

            Deborah Harris giunge a casa mia meno di 40 minuti dopo la mia telefonata. Provo un po’ di vergogna a coinvolgerla, ma non ho scelta, Cheryl non può rimanere a casa mia, non dopo l’assalto del Bue. Deve essere portata fuori di qui, ma non voglio coinvolgere le autorità, non finché non so che ne è di suo marito o di Vanessa Fisk.

-Benvenuta Debbie.- le dico accogliendola e la porto in salotto dove Cheryl sta aspettando in vestaglia. Colgo il battito di Debbie accelerare mentre la vede. Le spiego tutto di Cheryl e di quanto è avvenuto nell’ultima giornata, omettendo, ovviamente, i dettagli più intimi. Le reazioni di Debbie sono evidenti: sorpresa, delusione e forse anche gelosia. Non avrei dovuto coinvolgerla, ma lei è l’unica, per ora, a non essere collegata con me, non ci siamo visti per anni prima di… prima di cosa? Non voglio indulgere oltre in simili pensieri.

 -Questo è tutto.- termino di dire -È rimasta da me questa notte, ma non può restare. Il Gufo conosce il mio legame con Devil e potrebbero esserci nuovi attacchi.-

            Sento che Debbie la sta fissando, poi riporta lo sguardo su di me e dice.

-Vorresti che il guaio passasse a me allora?-

-No!- rispondo –Ho bisogno del tuo aiuto per portarla via di qui in un posto sicuro, ma non posso farlo da solo. Non voglio nessuno collegato allo studio, tu sei l’unica che credo non sia sotto controllo…ancora.-

            Debbie riflette, poi…..

-Non abbiamo molto tempo.- dice –Prima o poi arriveranno anche a me. Hai detto che è arrivata qua in camicia da notte. Non ha vestiti, dunque. Hai ancora dei vestiti di Karen?

-Si…non…non sono riuscito a sbarazzarmene.-

-Bene lei è un po’ più alta ed un po’ più magra, ma andranno bene lo stesso. Venga con me Mrs. Mondat.-

            La prende sottobraccio senza neanche guardarmi. È evidente, per me, che ha percepito una certa intimità tra noi e la cosa non le piace, ma, almeno apparentemente, non le da peso.

            Non so quanto tempo passa, mentre attendo squilla il telefono ed io rispondo quasi meccanicamente:

-Matt, sono Becky!- dice la voce della mia socia aldilà del filo –Volevo avvertirti che il Bue è stato rilasciato stamani. Hanno pagato la sua cauzione.-

-Non è una bella notizia, ma grazie lo stesso Becky.-

-Sta attento, potrebbe riprovarci.-

            Mentre riattacco, penso che è proprio quello che mi aspetto.

 

            Alla fine escono dalla stanza da letto e percepisco che Cheryl ha indossato un abito semplice: camicetta e gonna. Sento i capelli che scivolano sul colletto. Indossa i suoi occhiali neri e tiene la testa abbassata.

            Mi rivolgo a Debbie e le do l’indirizzo della Missione di Hell’s Kitchen

-Portala lì e rivolgiti a Padre Gawaine e Sorella Maggie, vi daranno tutto l’aiuto di cui hai bisogno.-

-Tu non vieni con noi?- mi chiede Cheryl

-No!- rispondo –Ho…altre cose da fare, vi raggiungerò più tardi. Andate ora.-

            Cheryl stringe forte le mie mani, il suo respiro si blocca per una frazione di secondo. Sento che vorrebbe dirmi qualcosa, ma, infine rinuncia. Io attendo che la porta si sia chiusa alle mie spalle, poi m’infilo la tuta di Devil e salto fuori dal lucernario.

 

            Demitrius Collins entra nell’edificio di Harlem dove abita Willie Lincoln. Non può dire che quello che sta per fare gli piace, ma non ha molta scelta. Dopotutto ne va della sua vita e della sua libertà ed è più importante d’ogni altra considerazione. Bussa e Willie apre.

-Benvenuto Demitrius.- dice –Entra.-

-Come sapevi che ero io? – chiede l’altro

-Sono cieco, ma gli altri sensi funzionano perfettamente. Hai un dopobarba inconfondibile per me.-

-Sei sempre stato in gamba Willie, sin dai tempi in cui io ero un semplice agente di pattuglia e tu già un veterano.-

-Ero solo un ragazzo da poco promosso detective e nient’altro e tu eri tanto in gamba da guadagnarti la promozione dopo due anni. Peccato sai?  Avevi stoffa, la stoffa di un buon poliziotto.-

-Che vuoi dire?-

-Lo sai benissimo no? È per questo che hai insistito a volermi incontrare nel mio appartamento, da solo. Tu sai che l’agente corrotto della Squadra del Procuratore Distrettuale, sei proprio tu.-

-Tu sei pazzo Willie.-

-Davvero? Da quanto sei nel libro paga del Maggia, Demitrius? Per anni mi sono chiesto chi potesse avere avvertito Biggie Benson che stavo per incastrarlo. Chi l’avesse aiutato nel prepararmi la trappola che mi fece radiare dalla Polizia. Non avrei mai pensato che fossi tu, il migliore dei miei compagni, ma ho dovuto ricredermi e l’ho fatto sull’isola del Gufo.-

-Che vuoi dire?-

-Mi aspettavano Demitrius e solo tu potevi averli avvertiti, ma non hai considerato una cosa molto semplice. Lapide!-

-Che c’entra Lapide adesso?-

-Demitrius mi deludi davvero. Il nome di Lapide, il vero nome intendo, dovresti conoscerlo…-

-Lincoln…-esclama Collins –Lonnie Lincoln…ma certo lui è…-

-Infatti! Non mi ha ucciso come speravi Demitrius, anzi, abbiamo fatto un’interessante chiacchierata mentre la sua lancia mi accompagnava a New York ed indovina cosa mi ha detto?-

            Willie si siede su una poltrona ed accarezza il capo del suo pastore tedesco.-

-Lo posso immaginare.- risponde Demitrius –Ti ha parlato dei miei vecchi legami con Morgan[33] e del traffico di Droga che coprivo al Memorial Hospital.-

-Quello che hai attribuito a quel paramedico Jake Olson?[34] Si, me l’ha detto. Interessante come certi segreti siano molto noti in certi ambienti.-

-È stato molto facile sai, dopotutto ero l’agente della Narcotici, incaricato di investigare sul caso. Fabbricare prove false contro Olson è stato facile e lui, col suo strano comportamento, mi ha ancor più facilitato il compito.-

            Willie sente il rumore di una pistola che viene estratta e della sicura che viene alzata.

-Mi dispiace Willie, davvero, ma capirai che non ho scelta.-          

            Willie sospira e sorride sotto gli occhi sbalorditi di Collins

-Mi hai deluso Demitrius, non solo come amico e poliziotto, ma anche perché non hai capito che questa era una trappola. O credevi davvero che, sapendo quello che so, non avessi preso le mie precauzioni?-

            Collins esita ed in quel momento eccheggia una voce stentorea

-Sei in arresto Demitrius Collins, se farai resistenza ti staccherò la testa dal collo con piacere!-

            Dalla stanza accanto esce il compagno di Demitrius, il Detective Brady O’Neil con la pistola puntata.

-O’Neil, tu?-

-Se non avessi già avuto sospetti sulla faccenda Olson, forse non avrei creduto alle rivelazioni di Lincoln, ma tu mi hai dato tutte le conferme di cui avevo bisogno.- dice O’Neil

-Avete registrato tutto.- afferma Demitrius

-Esatto.- conferma Willie –Non hai scampo Demitrius. Ma dimmi: perché? Perché hai tradito i tuoi ideali?-

-Perché? Per denaro che altro? Ero stufo di spaccarmi la schiena per pochi dollari e per gente che, se m’incontrava in borghese, passava sull’altro marciapiede solo perché sono nero. Ho detto basta. Se il mondo è dei furbi, io sarei stato uno di loro.-

-La solita giustificazione.- dice Willie –E non mi ha mai convinto. Mi dispiace Demitrius, non c’è nulla da fare per te.-

-Sbagli Willie, ho ancora una scelta.-

            Con una mossa fulminea Demitrius Collins alza la sua pistola, la punta contro la propria testa e preme il grilletto. Il cane di Willie abbaia ed O’Neil abbassa la propria arma. Willie si alza.

-Perché ha dovuto farlo?- chiede a nessuno in particolare

-Sapeva cosa accade ai poliziotti che finiscono in carcere.- risponde O’Neil –Ha preferito chiudere qui e adesso.

-Potevi fermarlo O’Neil, sei stato lento a reagire.-

-Dici, Lincoln? Può darsi, ma non è detto che trent’anni ad Attica o Sing Sing sarebbero stati preferibili per lui.-

-Chiamerò un’ambulanza, forse può ancora essere salvato.-

-Si forse.-

-Era un buon poliziotto una volta O’Neil. Che gli è accaduto?-

-Quel che accade a noi tutti Willie, la vita, nient’altro. Lui non ha saputo reggere alla pressione. Non era come te, tu ce l’hai fatta amico.-

            Chissà, pensa Willie, forse è vero, forse alcuni sono più forti di altri, ma non dovremmo essere capaci di capirlo prima che sia troppo tardi?

 

            Seguo l’auto di Debbie nel suo tragitto da casa mia verso Hell’s Kitchen e, come pensavo, c’è un’auto che la segue. Tenevano d’occhio casa mia. Solo quell’auto, ne sono sicuro. Con mossa sicura atterro sul tettuccio. Dall’interno sento le loro voci. Tre uomini. Uno di loro è il Bue, libero dopo il nostro scontro di ieri grazie al nostro efficiente sistema giudiziario. Quanto agli altri, i loro commenti mi dicono chiaramente che si tratta dei suoi abituali soci: Fancy Dan e Montana, i Duri. Sono passati al servizio del Gufo sembra, Leland deve offrire paghe migliori di quelle di Kingpin, forse. Non sono stupidi, si sono accorti del passeggero in più e cominciano una serie di manovre per buttarmi giù dal tetto ed io non posso che reagire. Con un’ardita acrobazia mi proietto dentro l’abitacolo, sfondando il finestrino del lato passeggeri. I miei piedi incontrano la testa di quello chiamato Montana.. Comincia un parapiglia in quello spazio ristretto, in cui Montana ed il Bue cercano di mettermi le mani addosso, mentre Fancy Dan cerca di mantenere il controllo della macchina, senza grande successo. Sbanda e piomba contro un lampione. Per fortuna aveva frenato e nessuno ha riportato danni, per ora almeno. Approfitto dell’occasione per uscire dall’auto e, poco dopo, i tre mi imitano. Se non altro, li ho distolti dal loro obiettivo. Ora Cheryl e Debbie arriveranno al sicuro. Per me, naturalmente è tutta un’altra questione. Intendiamoci, qualcuno potrebbe considerare questi tre un po’ ridicoli, specialmente se paragonati ad un tipo come Bullseye, od ai ninja della Mano, ma vi assicuro che sono decisamente letali, anche se battersi con loro ha, indubbiamente, i suoi lati divertenti. Mi mancava il gusto dello scontro, la battaglia come esercizio ginnico, diciamo. A volte mi chiedo quando ho smesso di divertirmi, quando il lato serio delle cose ha preso il sopravvento? Mi chiedo anche se riuscirò a smettere di filosofeggiare ed a concentrarmi per restare vivo. Evito il sibilante lazo di Montana con un salto ed il lazo va ad ingabbiare il Bue, come avevo predisposto. Fancy Dan mi assale, è piccolo, ma molto agile, cerca di inchiodarmi con un paio di colpi di karatè, ma potrei evitarli anche ad occhi chiusi. Oops, ho fatto una battuta, peccato che Dan non potrebbe mai capirla.  Lo mando contro Montana. Vecchia tattica: usarli l’uno contro l’altro. Non sarebbe considerata una mossa leale, però, qui siamo tre contro uno:

-Il nostro capo vuole la ragazza Devil, viva o morta e tu ci sbarri la strada.-

-Hai un talento per sottolineare l’ovvio, Montana.- gli ribatto –Hai frequentato troppo il Bue, cominci a ragionare come lui.-

-Io ti ammazzo buffone!- urla il Bue caricandomi, ma non si rende conto di essere ancora avvolto al lazo di Montana. Fermo la corda col piede e strappo e lui finisce dritto contro un muro di mattoni. Lo so, ho già usato questo trucco, ma che ci posso fare? Sono un tradizionalista. Quanto agli altri due, beh, non voglio dire che li sistemo rapidamente, ma…beh li sistemo abbastanza rapidamente. Il loro capo spenderà una fortuna in cauzioni e, sarò onesto con voi, non ci piangerò sopra.

 

            Bullseye osserva il Dottor Mondat salire nella limousine con Vanessa Fisk e partire per destinazione ignota, almeno per lui

-C’è una cosa che non capisco, capo.- dice senza alcuna particolare inflessione nella voce –Avete intenzione di farla passar liscia al Gufo?-

            Kingpin solleva appena la massiccia testa e risponde:

-La vendetta è un piatto che va servito freddo, Bullseye. Il Gufo si goda pure la sua vittoria, io ho già ottenuto quel che volevo, la salvezza di mia moglie, per il resto….Sono caduto molte volte e sono ancora qui, come vedi.-

            Il cellulare di Kingpin squilla e…

-Cosa? Si ho capito. Non perdeteli d’occhio. Di Devil non m’importa nulla, ma mio figlio dev’essere protetto ad ogni costo. Mi sono spiegato bene? Ad ogni costo.-

            Interrompe la comunicazione. Bullseye riflette. A lui non interessano i giochi di potere di Kingpin, ma per ora gli conviene seguirlo, anche perché ci sarà un nuovo scontro con Devil e lui non aspetta altro.

 

            Tribunale di Manhattan. Una giovane donna di colore alta e magra, i capelli lunghi e crespi annodati da un foulard color lavanda, come il suo tailleur, entra nella sede locale dell’Ufficio Giustizia Penale del Dipartimento di Polizia di New York, l’Ufficio che si occupa del coordinamento dell’esecuzione dei mandati ed altre cose relative al rapporto con i Tribunali.

-Detective Connor Trevane?- chiede

            L’uomo alla scrivania alza gli occhi a fissarla con l’aria apparentemente annoiata.

-Sono io.- risponde

-Vice Procuratore Distrettuale Maxine Lavender.- si presenta la donna, porgendogli la mano, che Trevane stringe in maniera asciutta e sbrigativa. –Il Procuratore Tower mi ha mandato per questi.-

            Con gesto teatrale, apre la sua borsa e ne estrae un consistente mucchio di fogli.

-Sono mandati di perquisizione e sequestro per tutti i beni delle persone indicate in questa lista.- indica un altro foglio. Trevane lo legge ed emette un fischio

-Cavoli, potete davvero farlo?-

-Si. È un’operazione congiunta tra uffici locali e federali. In questo stesso momento, altri miei colleghi stanno facendo questo stesso discorso ad altri suoi colleghi nelle sedi dei Tribunali della città, mentre, coordinati da un Vice Procuratore degli Stati Uniti gli uomini dell’I.R.S.,[35] assistiti da agenti del Servizio Segreto, stanno procedendo a bloccare conti correnti e carte di credito di tutti gli indiziati Gli uffici locali del F.B.I. sono pronti ad intervenire per gli arresti.-

-Non ho mai visto nulla di simile e non speravo di vivere per vederla. Di cosa ha bisogno, avvocato Lavender?-

-Di due Detectives ed almeno dieci agenti di pattuglia per ogni Distretto di Manhattan, per non parlare delle Forze Speciali. Sarete autorizzati ad arrestare ogni uomo delle liste che vi consegnerò e prevedo che faranno resistenza-

-Avrà.Tutto quel che le serve.- replica Trevane

-Bene. Lei coordinerà l’operazione e risponderà direttamente  a me ed io risponderò a Tower ed all’Ufficio di Coordinamento per la Lotta al Crimine Organizzato.-

            Questa è la volta buona che mi guadagno la promozione a Sergente, pensa Trevane e, magari, un incarico meno sedentario anche se mia moglie non l’approverebbe.

 

            Padre Gawaine mi sta aspettando  e mi sorride.

-Sono arrivate?- gli chiedo

-Si, nessun problema.- risponde –Sorella Maggie ospiterà Mrs. Mondat nel convento per tutto il tempo necessario.-

-Che spero sia poco, intendo risolvere questa faccenda il più presto possibile.-

-Matt?-

            Cheryl si affaccia sulla porta della canonica

-Scusate, pensavo di aver sentito la voce di Matt Murdock.- dice.

            Trattengo il fiato, temevo che potesse succedere. Essendo cieca, Cheryl non si fa ingannare da un costume e, nonostante io alteri il timbro vocale quando indosso la maschera, beh lei ha un udito più affinato di altri.

-No c’è Devil qui.- risponde Gawaine. -È venuto per assicurarsi che fosse al sicuro.-

-Devil? L’ho conosciuto in passato e…ma dov’è?

-Se n’è andato. È una sua vecchia abitudine sparire così.-

           

Non potevo affrontare Cheryl, non ora. Più tardi tornerò nei panni di Matt e vedremo cosa fare. Per ora, sono davvero stanco. Questa guerra tra bande sta assorbendo tutto il mio tempo libero,  per non parlare delle vittime che sta falciando. Come al solito, volteggio per il cielo del mio quartiere per distrarmi, sperando di non essere coinvolto in niente di serio.

Le ultime parole famose. Il mio radar capta due figure che escono da un tombino. Qualcosa che la gente normale non fa. Scendo verso di loro guardingo, finché non rischio di svenire. Puzzano come tutti i cadaveri del cimitero messi assieme... almeno per me. L'odore dev'essere insopportabile anche per le persone normali.

-Toh, che coincidenza! - sento dire da uno dei due. Riconosco la voce e il battito dell'Uomo Ragno.[36]

-           

 

(EPILOGO)

 

 

VITTIME DI GUERRA

 

Di Carlo Monni

 

 

1.

 

 

            Ci sono momenti nella storia in cui i protagonisti possono legittimamente dire: “Io ho visto, io c’ero”. Questo è uno di quei momenti per me: Ben Urich, reporter del Daily Bugle. Una storia dovrebbe, però, cominciare dall’inizio, o, almeno da quello che per me fu l’inizio. Eccomi, dunque, in compagnia di un agente del F.B.I. di nome Phil Corrigan, una vera leggenda nell’ambiente dei G-Men, quando arriva a chiamarlo un suo giovane collega che, più tardi, avrei appreso chiamarsi James McElroy. Non so quale compito li stia attendendo, ma ricordo quel che mi ha detto Corrigan su quanto sta per avvenire:  

“Qualcosa che non s’era mai visto prima d’oggi”, parole a cui un esperto cronista non sa resistere.

            Il mattino dopo ho capito cosa intendeva e così mi trovo ai tasti del mio PC per scrivere della più grande retata della storia, mentre ogni TG comincia già a mandare notizie da ogni dove di capi criminali arrestati, di beni sequestrati nella più grande retata della storia. Solo Wilson Fisk, l’uomo che ama farsi chiamare Kingpin, è, per ora, sfuggito, ma è solo questione di tempo anche per lui.

-Che ne pensi Ben?- mi chiede Candace Nelson. Abbozzo un sorriso e m’infilo in bocca una sigaretta, Candace mi rivolge uno sguardo di rimprovero ed io esito ad accenderla. Queste norme antifumo mi faranno impazzire prima o poi.

-Della più massiccia operazione di polizia da quando Elliot Ness arrestò Al Capone, vuoi dire?- le ribatto sarcastico –F.B.I., Servizio Segreto, Polizia di Stato, Polizia cittadina simultaneamente all’opera in tutti i Cinque Borghi per sequestrare roba ed arrestare chiunque trovino, che io sappia, non è mai stato fatto a questi livelli.-.

-Cosa pensi che voglia dire?-

-Che il tuo caro fratello, ha messo le mani su qualcosa di grosso e, se a questo aggiungi che si parla di convocazione simultanea del Grand Jury Federale e di quello Cittadino e che nessuno sente più parlare di Caesar Cicero da settimane….-

-Santo cielo! Tu credi che…-

-Che per salvarsi la pellaccia dalla guerra da bande, Big C abbia spifferato tutto quel che sa sulle attività criminali della città e che, con le prove che ha fornito loro, i nostri baldi tutori dell’ordine si apprestino ad incriminare tutti i grandi boss con la prospettiva di buttar via la chiave della cella.-

-Wow! Foggy fa le cose in grande stavolta.-

-E noi ne ricaveremo la più interessante serie di articoli che il Bugle abbia mai visto.-

            Chissà, magari anche il Premio Pulitzer. Sognare non costa nulla.

 

            Come avvocato, il sottoscritto, Matt Murdock, ha avuto a che fare con la gente più varia e posso assicurarvi che il mio attuale assistito non è una delle persone più piacevoli che mi sia capitato di difendere. Oh certo: usa un profumo di marca, indossa solo camicie di seta e vestiti fatti su misura, ma non potrà mai dirsi pulito, non nel senso morale del termine. Caesar Cicero, detto Big C, è stato per anni uno degli uomini più influenti del Maggia e ne conosce tutti i segreti, segreti che è disposto a vendere alla Giustizia in cambio dell’immunità per i crimini commessi e l’ammissione al Programma Protezione Testimoni del Dipartimento della Giustizia. Nelle scorse settimane, gli accordi sono stati presi, Big C, è stato preso in custodia dai federali ed ha cominciato a parlare. Ieri, sulla base delle sue dichiarazioni e dei documenti consegnati da lui, i maggiori capi criminali della città, quelli che sono sfuggiti all’epurazione ordinata da Kingpin cioè, sono stati arrestati ed i loro beni sequestrati, tutti, a parte Kingpin stesso ed il suo killer Bullseye, ma di loro mi occuperò io, nei panni del mio alter-ego, il supereroe Devil.

-Ho paura Murdock.- mi dice Cicero –Non arriverò vivo al processo.-

-Un po’ di fiducia big C, finora non ti hanno trovato.-

-Quel Bullseye è un demonio, mi scoverà e mi farà fuori come gli altri.-

-Bullseye è un uomo, non un demonio, è già stato fermato prima e lo sarà ancora|-

-Pensi a Devil? Si, forse è l’unico che può riuscire!-

-Non sottovaluti il nostro servizio di protezione Mr. Cicero.- interviene una voce decisa. Mi volto verso la sua fonte ed il mio radar mi rimanda l’immagine di un uomo massiccio dal battito cardiaco forte, mi tende la mano destra e scommetto che è sorpreso di vedere me, un cieco, afferrarla con tanta sicurezza.

-Piacere di conoscerla avvocato Murdock, sono l’U.S. Marshal Gerard, capo del gruppo di protezione. Siamo noi che ci occupiamo di tenere in buona salute l’amico e lo porteremo davanti al Giudice il giorno della sua testimonianza.-

-È un piacere sentirla così sicuro.-

            Il rumore del suo respiro mi dice che sta sorridendo

-Dovrei dirle che è il mio lavoro. In realtà, di solito, mi occupo dei fuggiaschi dalle nostre prigioni, ma per questa storia hanno richiesto i migliori, detto senza falsa modestia.-

            Battuta ed atteggiamento degni di John Wayne, eppure sento che è sincero, che la sua non è solo una vanteria.

-Se ha finito, la faccio riaccompagnare in città.- mi dice.

            Pochi minuti dopo, un elicottero decolla da una piccola tenuta della contea di Westchester verso New York. Cerco di rilassarmi, ma nei prossimi giorni verrà il peggio, quando Big C. dovrà comparire di fronte ai Grand Jury e poi al Processo. Sono certo che tenteranno il tutto per tutto, ma Devil sarà lì e non da solo stavolta.

 

            L’uomo biondo entra nell’ufficio in penombra. Aveva giurato di non avere più nulla a che fare col mondo di suo padre, ma quando il tuo nome è Richard Fisk e tuo padre è Kingpin lo Zar del Crimine, certe promesse non sono facili da mantenere e lui lo sa.

-Benvenuto figliolo.- dice la voce quieta di Wilson Fisk

-Che cosa vuoi da me, papà?- risponde Richard venando l’ultima parola con una nota di disprezzo che non sfugge all’altro.

-Solo che tu faccia il tuo dovere di figlio.- risponde –Tua madre sembra star bene, ma, per il bene della sua terapia e della sua stessa vita, deve sparire da qui con il Dottor Mondat. Al momento sono in un rifugio sicuro, ma voglio che tu li accompagni.-

-Ti aspetti guai, vero?-

-Il Gufo mi ha costretto a cedergli tutte le mie proprietà, mi ha lasciato tempo fino a domani per lasciare quest’edificio, ma sa che io non mi arrenderò facilmente. Non vuole lasciare vivi né me, né Vanessa, né nessun altro che gli sia d’ostacolo. Solo lasciando il paese Vanessa sarà al sicuro.-

-E tu sarai libero di vendicarti no?-

-Infatti. Il potere non è solo questione di ricchezza o di forza. Già altre volte ho perso tutto quello che avevo e sono tornato a galla. Lo farò ancora, tutto qui. .-

-Molto bene, farò quello che mi chiedi, per la mamma.-

            Kingpin gli dice l’indirizzo e Richard esce. Bullseye esce dall’ombra

-Ora che facciamo capo?- chiede

-Aspettiamo, presto avremo visite.-

-Abbiamo già scansato la Polizia ieri notte, vuol restare qui per essere arrestato?-

-Non aspetto la Polizia, aspetto un nostro vecchio amico. Sono certo che verrà..e presto.-

 

          Ho aspettato a lungo il momento del trionfo ed ora ho finalmente tutto quello per cui ho duramente lottato, io Leland Owlsley, il Gufo ho riavuto tutto quello che è mio di diritto. Domani questa città si sveglierà con un nuovo padrone.

         L’arrivo di Lapide, interrompe il flusso dei miei pensieri

-Che c’è d’importante?- gli chiedo

-Questa notte hanno arrestato gli ultimi capi criminali: Silvermane, Testa di Martello ed anche quella pazza di Ma’ Gnucci, hanno dovuto espugnare la sua fortezza di Brooklyn con le armi per prenderla, manca solo Kingpin, per ora.-

         Sogghigno divertito

-Ci hanno risparmiato il compito di eliminarli.- affermo –Raccoglieremo i cocci dei loro territori e domineremo incontrastati. Dovrò mandare un consistente contributo alla Polizia. Sarà davvero il caso di pensarci.-

         Mi alzo sotto lo sguardo perplesso di Lapide e mi dirigo vero la cima della Torre del mio nido del Gufo e da là, dall’alto spio la mia città

-Sto tornando da te New York.- sussurro

 

 

2.

 

 

         Torno a casa, dopo il viaggio in elicottero da Westchester e decido di farmi una doccia. Mentre l’acqua calda m’inonda dandomi una sensazione di benessere, faccio i piani per l’immediato futuro: devo andare a Hell’s Kitchen per assicurarmi che Cheryl stia bene e per decidere cosa fare con lei a proposito del suo rapimento e, magari, della sua vita, poi dovrò passare dall’ufficio…ah e naturalmente occuparmi dell’intruso che è appena entrato dal lucernario.

 Non perdo tempo a vestirmi, indosso l’accappatoio e scendo le scale. So chi è, ho riconosciuto il suo peculiare battito cardiaco e poi: quanti uomini conoscete che sanno arrampicarsi sui muri come un ragno? Io due

-Buongiorno Uomo Ragno, posso offrirti un The e, magari, qualche biscotto?- gli dico con calma

-Sembra un invito da gentleman inglese, non da avvocato irlandese.- ribatte lui saltando sul pavimento

-Beh un po’ di gentilezza non guasta, non sei d’accordo Peter? Perché sei Peter giusto? Non Ben o chiunque altro.-

-Sono proprio io, il tuo amichevole Uomo Ragno di Quartiere.-

-Troppo difficile suonare alla porta vero?-

-Non sarebbe in carattere e poi, anche tu ami questi scherzetti o sbaglio?-

-Toccato.- ribatto ed intanto sono andato in cucina a preparare il the, mentre Peter si è sfilato la maschera e comincia ad intaccare la mia riserva di biscotti.

-Mmm, buonissimi.- dice addentandone uno e poi un altro

-No si parla con la bocca piena, credevo che tua zia ti avesse insegnato le buone maniere.-

-L’ha fatto, ma io sono un po’ impulsivo a volte. Beh, so di essere arrivato inaspettato, ma sei stato tu a chiamarmi dopotutto.-

–Volevo vederti per due motivi: ho bisogno del tuo aiuto per una questione delicata, ma di questo parleremo dopo, e poi…beh non c’è modo di dirlo in maniera indolore, sono stato informato che qualcuno ha messo sulle nostre teste una taglia di un milione di dollari.-

-Cosa? E chi è?-

-Non sono riuscito a saperlo, ma direi che è qualcuno che abbiamo affrontato insieme.-

-Mmm. La lista è lunga purtroppo. Possiamo escludere Kingpin, non è nel suo stile e poi, se fosse stato lui, lo sapremmo di certo.-

-Sono d’accordo, ma questo ci lascia con una bella lista, anche se direi che possiamo escluderne altri: come Ringmaster ad esempio[37]

-Si, non sa neanche com’è fatta una banconota da mille, figuriamoci un milione.-

            Sto per dire altro quando suona il campanello.

-Aspettavi qualcuno?- mi chiede Peter

-Non aspettavo neanche te.- rispondo. Mentre mi avvicino alla porta ho già riconosciuto il profumo ed il battito, ma la voce mi toglie ogni dubbio

-Matt, sei in casa? Sono Debbie, voglio parlarti.-

            Ottimo, ci voleva anche questa. Mi rivolgo verso Peter.

-Nasconditi, non deve sapere che sei qui. Mi libero di lei e ti raggiungo.-

            Apro la porta e solo dopo mi rendo conto d’essere ancora in accappatoio.

-Ehi accogli sempre così le tue amiche?- mi chiede allegra Debbie

-Scusa, stavo facendo la doccia.-

-Non c’è bisogno di scusarsi, non sono offesa, anzi…-

-Che posso fare per te Debbie?- le chiedo

-Molte cose, direi, ma, per la verità, sono qui per parlarti di quella Cheryl Mondat.-

            Sospiro. Era inevitabile che mi avrebbe chiesto di lei, prima o poi, ma speravo di evitarlo ancora per un po’. A dir la verità non ero sicuro di cosa ci fosse tra me e Cheryl. La mia parte razionale continuava a dirmi che era una donna sposata e che suo marito non si meritava un comportamento simile da parte mia, ma, d’altro canto, non potevo negare quello che era successo due notti prima. Cheryl ed io potevamo anche cercare di razionalizzare la cosa, ma la verità era decisamente cruda e non contava il fatto che Cheryl avesse già lasciato il marito prima di…la mia attenzione fu ricatturata dalle parole di Debbie.

-…mi ha detto molte cose durante il viaggio verso Hell’s Kitchen. È confusa Matt e credo che tu alimenti la sua confusione.-

            Il suo battito cardiaco era aumentato, il suo era solo nervosismo o qualcos’altro?-

-Tu cosa consigli, Deb?-

-Non farle pressione Matt, siete entrambi emotivamente fragili. Lei non sa se ha fatto bene a lasciare il suo esilio dorato in Svizzera e tu, beh il ricordo di Karen è ancora fresco…-

Aveva ragione, dannazione, ma non avevo voglia di sentirla, non adesso almeno

-Ascolta, Debbie… le dico -…probabilmente hai ragione, ma non posso parlarne adesso, sono impegnato in questioni, d’ufficio, ma ne parleremo a cena se vuoi.-

-Stasera, vuoi dire?-

-Certo, se vuoi…-

-Naturalmente che voglio, non sognarti di farmi il bidone.-

            La sento uscire e poi sento l’Uomo Ragno uscire da un angolo buio.

-Certo che ci sai fare con le donne Murdock.-

-Come te Parker?- ribatto

            So di aver detto la cosa sbagliata e vorrei scusarmi. Sento l’intensità del suo sguardo, il suo battito fa un salto verso l’alto e forse direbbe o farebbe qualcosa di cui ci pentiremmo entrambi, se non squillasse il telefono

-Murdock.- rispondo. Ascolto la voce all’altro capo del filo, poi –D’accordo, c’incontreremo al mio Consultorio di Hell’s Kitchen tra 40 minuti.-

            Riattacco e Peter mi chiede:

-Sembri turbato, chi era?-

-Richard Fisk, sai chi è vero?-

-Kingpin Junior? Certo, lo conosco da anni ormai, anche se è un pezzo che non si fa sentire. Che voleva da te?-

-Suo padre l’ha incaricato di portare Sua madre ed i Mondat al sicuro. Sa che io so dov’è Cheryl e mi ha chiesto di portarlo da lei.-

-Lo farai?-

-Si, penso di si, ma non andrò solo, sempre che tu sia d’accordo.-

-Scherzi socio? Quando si parte?-

-Dammi il tempo di vestirmi.-

 

            Franklin “Foggy” Nelson, si adagia nell’ampia poltrona del suo ufficio ed appoggia le mani sul suo ventre prominente. Non è la prima volta che pensa ad una dieta, ma non è mai riuscito a portarne a termine una. Eppure le donne della sua vita sembravano apprezzarlo così com’era: la sua ex moglie, Debbie, il loro matrimonio era finito così male e lui non riusciva più a ricordare per colpa di chi; ha sentito che da qualche tempo frequenta Matt, il suo vecchio socio. Niente di male…in fondo anche lui finì con Glorianna dopo che lei e Matt avevano rotto, povera Glori, finire in quel modo per colpa di un pazzo…e poi c’era Liz, ora stavano ricominciando a vedersi….Liz, oh cielo, questa storia di Cicero gli ha fatto dimenticare…chiama immediatamente la sua segretaria

-Edith, per favore, si assicuri che alla signora Osborn arrivi quella dozzina di rose rosse che ho ordinato, grazie.-

            Anche questa è fatta, pensa.  Poco dopo arriva il suo Vice Esecutivo della sezione Crimine organizzato, Kathy Malper. Bella ragazza, pensa Foggy, capelli biondo cenere, misure giuste, un po’ troppo aggressiva, forse. Single, gli pare di ricordare e si chiede come mai. Forse spaventa i potenziali compagni. Attento, si dice, questi pensieri ti portano in direzioni pericolose.

-Come vanno le operazioni?- le chiede Foggy

-Bene, finora.- risponde Kathy –Abbiamo arrestato Silvio e Joseph Manfredi senza grandi problemi, Testa di Martello c’è costato fatica, ma è caduto anche lui ed anche quel bel tipo di Mamma Gnucci e dei suoi figli si sono arresi, alla fine.-

-Come va con la stesura dei capi d’accusa?-

-Una marea di sole imputazioni federali, poi ci sono quelle dei nostri amici della Contea di New York, solo per leggerle, terranno occupati gli avvocati per giorni. Abbiamo un’accusa solida, stavolta. Solida, ovviamente, se il nostro supertestimone arriva vivo al dibattimento.-

-Deve farlo, voglio Kingpin e gli altri in galera, non falliremo stavolta.-

            E poi, pensa Foggy, Matt è l’avvocato di Cicero, posso contare sulla cooperazione di Devil.

 

            L’incontro avviene nella sede del mio Consultorio legale gratuito a Hell’s Kitchen. Era stata Karen a convincermi ad aprirlo, anni fa, quando le macchinazioni di Kingpin avevano provocato la mia ingiusta radiazione dall’albo per un certo periodo. Era finito in rovina durante quel piccolo affare che i media chiamarono “Inferno”,[38] ma non appena ho potuto, l’ho riaperto, in questi locali concessimi dalla Parrocchia. Lo dovevo alla memoria di Karen, se non altro. Dovrei smettere di pensare a lei, ma non è facile, non lo è per niente. Il Consultorio è chiuso per la pausa pranzo quando ci arrivo, ma, per me, è meglio così, m’infilo uno degli abiti di riserva che tengo in uno scomparto segreto, per ogni evenienza e sono pronto, quando arriva Richard Fisk. Sembra un ragazzo gentile, molto diverso dal padre. Certo, so che lo si sospetta di essere stato la Rosa, ma io non bado alle apparenze e lo credo sincero quando mi dice che il suo unico desiderio è portare la madre al sicuro. Vuol convincermi che anche Cheryl dovrebbe partire con Vanessa ed il Dottor Mondat, Contro ogni logica, decido di fidarmi di lui. Andiamo alla Chiesa di Padre Gawaine sorvegliati discretamente dall’Uomo Ragno e nella sagrestia mi ritrovo a parlare con Cheryl.

            Vorrei che non usasse lo stesso profumo di Karen, che il suo odore non somigliasse al suo, vorrei non sentirmi così turbato in sua presenza..

-Non sei obbligata a seguirli..- le dico –Tu e tuo marito potreste testimoniare contro il Gufo, portarlo in Tribunale…-

-E tu credi che funzionerebbe? Io sono cieca, credi che la mia testimonianza reggerebbe, un bravo avvocato la invaliderebbe non è vero?-

-Forse…non voglio convincerti, ma rifletti….-

-Si, ci pensi Mrs. Mondat. – interviene Richard –Se anche il Gufo fosse incriminato per rapimento, crede che lei e suo marito sfuggireste a lungo alla sua vendetta? È stato capace di trovarla una volta, no? Mio padre la garantisce meglio del Programma Protezione Testimoni e poi…c’è un chirurgo ottico in Europa che potrebbe ridarle la vista e, dopo quella, l’indipendenza a cui aspira da tanto…-

            Credo di lanciare uno sguardo duro a Fisk, ma lui non sembra curarsene e sento il battito di Cheryl accelerare e poi calmarsi, ha preso una decisione.

-Partirò con lei Mr. Fisk.-

-Bene, non perdiamo tempo, allora.-

            Cheryl si volge verso di me e…

-Mi perdoni Matt?- mi chiede

-Non potrei non farlo, Cheryl.-

            Li accompagno fin sul sagrato e poi, Cheryl si ferma e mi bacia lievemente

-Addio!- dice semplicemente

            Fisk tossisce lievemente e poi mi dice:

-Ho un messaggio di mio padre per il suo amico Devil. “Tra un’ora nel suo ufficio”.-

-Solo questo?-

-Solo questo, ha detto che avrebbe capito.-

-Infatti è così. Buona fortuna Fisk, badi a sua madre ed anche a Cheryl e si tenga lontano dalle strade di suo padre.-

-Ci ho provato molte volte, ma forse il mio destino è tracciato nel mio sangue.-

-Non lo creda mai, i soli artefici del nostro destino siamo noi.- gli replico

-Lo insegnano alla Scuola Parrocchiale?-mi ribatte

            Gli rispondo con un sorriso. Lo sento andar via e rimango fermo finché la sua limousine e le auto di scorta non sono sparite all’orizzonte.

-Tutto bene Matt?- mi chiede Padre Gawaine

-Non lo so padre, davvero non lo so.- rispondo e mi avvio verso il consultorio. Ci sono appena entrato che da una finestra spunta l’Uomo Ragno

-Sani e salvi sino ai confini del quartiere.- mi dice –Odio dirlo, ma penso che sia al sicuro con Fisk. Ora che facciamo?-

-Kingpin ci ha chiesto di andarlo a prendere e noi lo faremo, ovviamente.- gli rispondo, mentre mi sfilo gli abiti civili e riprendo il costume di Devil..-

 

 

3.

 

 

Wilson Fisk, detto Kingpin, osserva l’ultimo facchino portar via i suoi effetti personali dall’ufficio. Non può dire di essere affezionato a quel palazzo, nella sua vita ha provato affetto sincero solo per due persone: sua moglie e suo figlio ed è giunto all’amara conclusione che staranno meglio senza di lui. Le cose non hanno valore, si possono vendere o comprare senza problemi. Ricomincerà, le risorse non gli mancano, deve solo chiudere alcuni affari in sospeso…

-Capo, siamo pronti a partire.- gli dice Bullseye –Ma dobbiamo sbrigarci, la polizia sta tornando e si preparano a circondare l’edificio.-

-Perché avere fretta?- dice una voce che sia Kingpin che Bullseye conoscono molto bene –Non andrete da nessuna parte.-

 

            Entrare nell’ufficio di Kingpin non è stato affatto difficile, l’ho fatto un milione di volte almeno e, lo confesso, non avrei lasciato il piacere dell’arresto di Bullseye a nessun altro. Con uno come lui, i poliziotti morirebbero a decine prima di mettergli le manette, se mai ci riuscissero, no… sarò io a prenderlo, non ci sarà altro sangue.Lo farò per Karen e per tutte le altre vittime, lo farò anche per me stesso Mi rivolgo all’Uomo Ragno al mio fianco

-Tu occupati di Kingpin, Bullseye è mio.-

-Ok, nessun problema, fa quel che devi.-

-Oh si, Devil, fa quel che devi, se ci riesci.- ribatte Bullseye e si mette in posizione di combattimento.

 

                Certo Devil, nessun problema, lascia a me il grassone. Eccolo davanti a me, imponente come sempre. Mi ricordo la prima volta che l’ho incontrato, avevo poco più di 18 anni e lo credevo un ciccione qualunque, ero convinto che l’avrei battuto facilmente. Dieci minuti dopo ero a terra, dopo essermi preso una bella battuta, stordito dal gas emesso dal fermaglio della sua cravatta. Stavolta, però, le cose sono diverse: sono più anziano, più esperto, più consapevole, sicuro…sicuro che mi ridurrà ad uno spezzatino.

                Tento l’approccio allegro

-Ehilà cicciobello, non ci s’incontrava da parecchio eh? Dì la verità, hai sentito la mia mancanza?-

                Mi arriva un diretto al plesso solare di cui il mio senso di ragno non riesce ad avvertirmi in tempo, è stato più veloce di quanto mi aspettassi ed il colpo mi spedisce a terra sulla mia parte più morbida, togliendomi il fiato. Ok, non ha sentito la mia mancanza, ma poteva dirmi un semplice: “No”, avrei capito lo stesso. Mi rimetto in piedi con un balzo e gli sferro un diretto alla mascella. Non lo scuoto nemmeno. Scommetto che al campionato mondiale di Sumo arriverebbe primo senza sforzo. Uno scontro tra lui e Blob sarebbe un vero spettacolo, chissà se mi prenderebbe come manager? Mentre penso tutte queste scemenze, continuo a bersagliarlo di pugni e calci, senza grandi risultati.

-Accidenti a te…- gli dico -…dopo tutti questi anni, non hai ancora imparato che voi cattivi, dovete cadere quando noi buoni ve le suoniamo? Dovrò farti avere l’edizione più recente del “Manuale del supereroe e del supercriminale”.-

-Parli troppo!- mi dice lui, afferrandomi una gamba, mentre sto vibrandogli l’ennesimo calcio.

-Me lo dicono tutti…- ribatto -…ma sono niente in confronto a Deadpool, lui si che è un chiacchierone, se ti capita di…-

-Sta zitto!- esclama sbattendomi sul pavimento.

 

            Eccoci qui. Lo sapevi che sarebbe successo Bullseye, ora la faremo finita una volta per tutte. La pagherai per Karen, per tutti coloro che hai ucciso dal nostro primo incontro. Non mi fermerò, finché non sarai a terra e tu lo sai. Sento il tuo battito accelerare, ti prepari a colpire…ora!

            Ero pronto ai tuoi shuriken, il mio bastone li ferma tutti, ma tu lo sapevi, giusto? Pensi di essere abbastanza furbo da prevedere le mie mosse vero? E lo sei, io e te siamo molto simili, quasi due immagini speculari, ma proprio come due immagini riflesse, siamo l’uno il contrario dell’altro e, se esiste una giustizia, tu non vincerai. Un altro lancio? Stai diventando prevedibile, mi basta alzare il bastone per fermarli. No! Aspetta un momento! Non li hai lanciati verso di me, colpiscono ogni angolo della stanza, rimbalzano, tornano indietro, rimbalzano ancora, confondono il mio senso radar, non riesco a percepirle e..ah una mi ha colpito la gamba destra, il dolore mi ha fatto cadere in ginocchio e solo per questo ne ho evitata una che mi avrebbe aperto uno squarcio nella nuca, ma non sono riuscito ad evitare la terza e quella mi ha preso il polso, facendomi cadere il bastone. Prima di riuscire a riafferrarlo, ti sento arrivare e prenderlo e sento la tua voce dire:

-Bene, cornetto, a quanto pare non sei così imbattibile quanto credevi!-

            Sento il freddo acciaio della canna di una pistola sulla fronte, il peso del proiettile, in canna, la pressione del dito sul grilletto.

            Il primo round è tuo Bullseye, ma la partita non è ancora finita

 

                Kingpin mi sbatte sul pavimento una seconda volta.

-Calma, ciccione!- gli dico –Se vuoi schiacciare gli scarafaggi, prenditi una paletta!-

                Mi libero dalla sua stretta e torno all’attacco, un diretto a tutta forza, che lo fa vacillare per un attimo, poi mi afferra alla schiena e mi stringe in una micidiale presa dell’orso.

-Adesso basta.- esclama –Ti schiaccerò come quell’insetto che sei!-

                Sento le mie vertebre scricchiolare, se non lo fermo ora, saranno in molti a rammaricarsene: Ben,[39] Mary Jane, la mia piccola figlia May e, soprattutto, io. Anche J.J.J. non ne sarebbe così felice: con chi se la prenderebbe senza di me? L’unico felice sarebbe il mio fisioterapista. No, non può finire così. È già successo al tizio con le orecchie da pipistrello e non ha funzionato con lui.[40] Devo fare qualcosa e farla subito. Con uno sforzo supremo alzo le braccia e colpisco, con due pugni gemelli, le orecchie di Kingpin. Il dolore improvviso lo costringe a lasciarmi andare ed io ne approfitto  per martellarlo di colpi. Alla mascella, al naso allo stomaco. Lo incalzo senza pietà

-Chiariamo una cosa…- gli dico mentre continuo a colpirlo –…L’ho detto un milione di volte: i ragni sono aracnidi e non insetti. Ricordatelo la prossima volta, si dice: “Ti schiaccerò come l’aracnide che sei”.-

                Lo sento ansimare, la mia reazione lo ha preso di sorpresa e gli ha impedito di reagire efficacemente al mio contrattacco. Cavoli! Sono forte almeno quanto dodici uomini, non posso permettere a questa palla di lardo  di tenermi in scacco e se devo vincere, devo farlo adesso.

                Quando Kingpin cade dopo il mio ultimo colpo, l’impatto si deve sentire per tutto il palazzo. Resto ad osservarlo finché sono sicuro che non si muove più, poi mi volto verso Devil che lotta con Bullseye.

 

            Un attimo prima che il grilletto sia premuto ed il colpo parta, colpisco di taglio il polso di Bullseye, disarmandolo.Lo sento ridere mentre dice:

-Perfetto, Devil, non mi aspettavo di meno da te. Ora, però, vediamo come te la cavi contro la tua stessa arma.-

            Maneggia il mio bastone come se fosse nato per farlo. Oltre la sua abilità naturale, ha avuto modo di far pratica in quel periodo in cui m’impersonò per un po’.[41] Evitare i suoi colpi non è possibile e mi ritrovo ancora a terra. Si avvicina e gli sferro un calcio sbattendolo sul pavimento. Mi rialzo. Grazie a Dio, i tendini non sembrano lesionati, la gamba mi regge, anche se a fatica. Con uno sforzo, mi tolgo lo shuriken dalla caviglia. Non esce molto sangue, né da lì, né dal polso, grazie al cielo. Ce la farò, dovessi morire, ti prenderò Bullseye

-Fatti sotto benefattore, ti senti sicuro no? Mi hai sempre battuto prima, non è vero? Beh provaci ancora, dunque.-

-Mi stuzzica e ci riesce bene. Mi lancio su di lui, solo per incontrare il suo ginocchio. Ricado all’indietro. Il dolore mi ottunde i sensi, ho bisogno di tempo per mettere a fuoco le cose e lui lo sa, m’incalza, non mi da tempo. Ogni cosa che trova è un’arma per lui: le penne sulla scrivania, il barattolo che le contiene, il mio stesso bastone.

-Avanti Devil, so che vuoi portarmi in prigione, provaci, non scapperò stavolta.-

            Un altro balzo in avanti, lui mi lancia contro il bastone, ma stavolta sono pronto ad intercettarlo e lo lascio ricadere a terra. Lo sento muoversi per la stanza, ha afferrato di nuovo la pistola, tra poco sparerà, ho solo una possibilità. Un trucco che ho tentato poche volte, ma con lui deve riuscire o non avrò un’altra occasione. Mi sbaglio o sta rallentando appositamente per consentirmi di prendere il bastone? Si, forse è così, sarebbe nel suo stile. Spara, io alzo il bastone verso la traiettoria del proiettile e… lo ribatto indietro, proprio contro la pistola. Mentre lascia cadere l’arma, non sento stupore nelle reazioni di Bullseye, piuttosto, forse, ammirazione? Non sto a pensarci troppo, mi lancio su di lui, l’afferro alla vita, cadiamo l’uno sull’altro. In un corpo a corpo, sono quasi certo di poterlo battere e, comunque, devo riuscirci a tutti i costi, le mie risorse si stanno esaurendo, non resisterò a lungo.

-Hai ucciso Karen!-gli urlo –Hai ucciso la donna che amavo e l’hai fatto per puro divertimento, non era un ostacolo per te, era me che volevi, me!-

            Mi colpisce con un pugno al mento

-Certo che volevo te, la ragazza era una sciocca, voleva salvarti, sciocca sentimentale, era nel posto sbagliato al momento sbagliato. Era come te e finirai come lei, perché sei troppo sentimentale per vincere veramente.-

            Scatto con le gambe afferrandolo al collo e proiettandolo sopra la mia testa, facendolo ricadere sulla schiena.

-Ti sbagli Bullseye. Io non sono debole perché ho degli ideali, anzi questo mi rende più forte, più forte di Kingpin, di te. Non sono così puro di cuore Bullseye, ma credo fermamente che la Giustizia esiste e se esiste quelli come te non prevarranno mai, mi senti? Mai! Tu perderai, alla fine, perderai!-

-Sento una mano afferrarmi il polso, strappandomi un urlo di dolore

-Basta, ora, Devil, è battuto.-

            È L’Uomo Ragno ed ha ragione, Bullseye sta cadendo a terra ed anche Kingpin è a terra svenuto. Riprendo fiato e sento che anche il cuore di Peter ha un ritmo martellante. Non è in forma, Kingpin lo ha conciato per bene ed è la seconda volta che gli capita in pochi giorni,[42] per fortuna che ha dei buoni poteri di recupero. Vorrei averli io.

Il portone si spalanca ed ecco arrivare la Polizia.

-Detective Trevane, come al solito hai un tempismo perfetto.- dice l’U.omo Ragno ad uno dei poliziotti

-Zitto Tessiragnatele.- replica il Detective –Abbiamo atteso quanto ci avete detto di attendere voi due buffoni in costume, prima di entrare. Ora abbiamo quel che volevamo: Kingpin e Bullseye.- si rivolge al suo compagno:

-Chi li sveglia, Corrigan, tu od io?-

-Ci penserò io, ho portato le manette rinforzate

-Voi due eroi, avete bisogno di un po’ di assistenza medica o sbaglio?-

            Abbozzo un sorriso

-In effetti un po’ di bende non mi farebbero male…- dico, poi smetto di sentire qualsiasi cosa e svengo.

 

            Mentre Devil viene curato da un’avvenente dottoressa di nome Foster, a me capita un tizio biondo dall’aria efficiente. Si chiama Keith Kincaid ed ha un’aria vagamente familiare, anche se, a quanto ricordo, non l’ho mai incontrato prima.

-Niente di  serio….- mi dice osservando le radiografie -…un paio di costole incrinate ed un leggero schiacciamento di alcune vertebre dorsali, ma non vale la pena di ingessarle, basterà una fasciatura stretta per un qualche giorno-

-Grazie dottore.- gli rispondo reinfilandomi la maglietta –E grazie per aver rispettato la privacy mia e di Devil.-

                Il dottor Kincaid sorride

-Nessun problema, ora vai Uomo Ragno, anche il tuo amico dovrebbe esser pronto ora, le sue ferite mi sono sembrate superficiali.-

                Usciamo al fresco della sera e respiriamo l’aria inquinata.

-E così è finita.- gli dico –Come ti senti?-

-Non lo so- risponde –Pensavo che la sconfitta di Bullseye mi avrebbe fatto sentire bene, ma sbagliavo, la morte di Karen ha lasciato un vuoto dentro di me ed ora non so se potrà essere colmato.-

-Ho provato la stessa  cosa dopo la morte di Gwen Stacy e la vendetta su Goblin non mi fece star meglio, almeno finché non accettai la presenza di Mary Jane nella mia vita, allora capii che non avevo perso la capacità di amare ed ora ho una figlia deliziosa e so che un giorno ritorneranno nella mia vita tutte e due, ne sono certo. A questo proposito, mi sembra di ricordare di aver sentito che avevi un impegno per cena.

  vero! Debbie,! Me ne stavo quasi dimenticando. Ho appena il tempo di passare da casa, farmi una doccia, mettermi un vestito decente e pensare ad una spiegazione per le ferite. Ci vediamo Uomo Ragno.-

                Lo vedo sorridere, mentre si lancia fra i tetti. Gli auguro buona fortuna, quanto a me, ho una telefonata da fare in Florida stasera.

 

 

4.

 

 

         Sono le otto del mattino ed il sole penetra dalle tapparelle abbassate del mio ufficio di Wall Street. È un piacere tornare a camminare per queste sale. Sono ancora ricercato, è vero, ma che importa? Dovevo tornare per assaporare il mio trionfo. Oh certo, le proprietà di Fisk sono state sequestrate, ma ho uno stuolo d’avvocati ben pagati che convinceranno dei giudici ben disposti che, dal momento che Fisk me le ha cedute legalmente prima del sequestro, debbono essermi restituite. Ci vorrà un po’, ma ho tempo.

-Non funzionerà Leland!-

         Esce dalla penombra dietro la scrivania, è Devil e non perdo tempo a chiedere come ha fatto ad entrare, conosco i suoi talenti.

-Mi aspettavo una tua visita, - gli dico –Sei venuto a rendere omaggio al nuovo padrone della città, forse?-

-Sono venuto a dirti che seguirò ogni tua mossa Gufo ed un giorno o l’altro anche tu cadrai come chi ti ha preceduto e sarò a pensarci, come ho sempre fatto.-

-Vedremo, per il momento scusami, ho alcuni affari da sbrigare, a meno che tu non voglia rivolgerti alla polizia….-

         Sto parlando ad una stanza vuota. Hai detto la tua Devil, ma io e te non abbiamo ancora finito, attento a te, perché sentirai ancora parlare del Gufo.

 

         Il Daily Bugle ha circa sette milioni di lettori ed oggi, questi lettori sapranno che una fetta consistente del crimine organizzato della città è stato decapitato. Certo, non è la vittoria definitiva. Robertson, che approva il mio pezzo, e Jameson, che sorride soddisfatto, io, tutti sappiamo che c’è ancora molto da fare, nella lunga ed incessante battaglia per la verità e la giustizia, ma, finché esisterà una verità da stampare, una storia da far conoscere, io sarò là per scriverla

            È il mio lavoro: io sono Ben Urich, sono un giornalista e questa è stata la mia storia per oggi.

 

 

FINE

 

 

NOTE DELL’AUTORE.

 

 

            Benvenuti. Quella che avete appena letto,  e, se avete retto sin qui, complimenti, è l’Ultimate Edition dei primi 8 episodi del Devil MarvelIT, che compongono una storyline chiamata: “Giochi di Potere”

            Confesso, ma non dev’eesere difficile capirlo, che Devil è il mio personaggio preferito e nella mia gestione per Marvel It ho, consapevolmente recuperato temi e personaggi di tutta la quasi quarantennale storia del personaggio, rifacendomi esplicitamente ai cicli di Miller e Nocenti., ma strizzando, anche, l’occhio al mitico periodo di Stan Lee, in particolar modo alla sua collaborazione con due mostri sacri come John Romita Sr. E Gene Colan. Ritrovando così, come dicevo nel primo, originale episodio,  Supercriminali in costume, gangster da salotto e tensioni sentimentali vecchio stile.

            Parlando di recupero di personaggi dimenticati, credo che sarà necessaria una breve presentazione del nostro cast, dando per scontato che i personaggi principali: Devil/Matt, Foggy Nelson, Kingpin e Bullseye e al defunta Karen Page, siano ben noti al lettore, eccovi alcune notizie sui buoni e cattivi apparsi in questa UE:

1)    Il Gufo. Leland Owlsley è uno dei più vecchi avversari di Devil, essendo apparso per la prima volta in Daredevil Vol 1° #3 dell’agosto 1964. Nel corso della sua esistenza editoriale, il personaggio aveva subito un progressivo snaturamento della sua iniziale natura, io l’ho, per così dire, riportato alle origini. Ora il Gufo, lungi dall’essere ridicolo, è diventato un avversario temibile, che darà molto filo da torcere al nostro eroe.

2)    Deborah Harris, apparsa per la prima volta in Daredevil Vol 1°#10/11 del 1965 , in veste di aspirante dark lady, ritornò in DD #36 e da allora divenne, in veste di fidanzata di Foggy, parte fissa del cast e sposò, Foggy in DD #166. In seguito, in episodi inediti in Italia il loro matrimonio andò a rotoli, lei ebbe una relazione extraconiugale e tutto finì con il divorzio, dopo 16 anni di oblio, eccola di nuovo come interesse sentimentale di Matt

3)    Padre Sean Patrick Gawaine e Thomas “Pop” Fenton sono apparsi per la prima volta in DD #68 del 1969. A quell’epoca “Kid” era un pugile in corsa per il titolo dei pesi massimi, che era sfruttato da un'organizzazione gangsteristica, che lo ferì quasi mortalmente. Riapparve anni dopo in DD #119 del 1975, dove fu spiegato, che, toccato dalla vocazione, mentre si trovava sul letto d’ospedale, si era fatto prete. I nomi di battesimo dei due, non sono mai stati citati, sono sempre stati chiamati Kid e Pop, così li ho inventati io, sicuro che non sarò facilmente smentito. -_^. Mio è anche il collegamento col convento dove vive Suor Maggie, la presunta madre di Matt.

4)    Riguardo agli altri personaggi citati: Dante Rigoletto è apparso ne L'Uomo Ragno Marvel Italia per l’ultima volta nel n. 267, e Gavin Thorpe, creato da Howard Mackie durante la saga del Clone, si è visto, invece, sul n. 223

5)    I personaggi dell’Agente dell’F.B.I. Phil Corrigan e dell’U.S. Marshal Sam Gerard, non sono originali Marvel. Chi mi sa dire da dove li ho presi?

6)    Chi vuole uccidere Devil e L’uomo Ragno e perché? Per la soluzione dell'enigma su chi ha messo una taglia su Devil e l'Uomo Ragno, dovete ancora attendere, ma, prometto, la saprete presto.

7)    Cheryl Mondat: non giudicatela troppo male. Vi assicuro che il suo comportamento ha una giustificazione e ne sapremo di più in futuro. Promesso anche questo;

8)    Richard Fisk, che rivediamo qui dopo gli eventi di Web of Spider-Man #100 (UR, MITA #159) è tornato per restare, ma sulle sue vere intenzioni, consentitemi di mantenere un certo riserbo per ora;

9)    Nell’intervallo tra la settima e l’ottava parte, Devil è comparso in Uomo Ragno MIT #18, che potrete trovare in Uomo Ragno Ultimate Edition #3

 

E questo, per ora, è proprio tutto.

           

 

Carlo

 

 

 



[1] In Web of Spider Man #56/57 (Uomo Ragno, Star #122)

[2] In Daredevil Vol 2° #5 (Devil, (in Devil l’Uomo senza paura #5, altrimenti detto Devil & Hulk #66)

[3]In “L’ultima mano” in Daredevil #181 (FQ, Star, #15)

[4] Vedi Marvel Knights MIT #3

[5] “Mike Murdock” ha avuto la sua stagione da Daredevil #25 a 42 (Devil, Corno, #20/38)

[6] Ci si riferisce al periodo in cui Devil indossò un costume rinforzato Blu e rosso e fece credere che Matt Murdock era morto assassinato (Vedi DD #321/344 in D&H #19/35)

[7] Eventi avvenuti in DD #82/83 (Devil, Corno, #81/82)

[8] Deborah Harris è l’ex moglie di Foggy ed ha una storia ricca e complessa di cui avremo modo di riparlare

[9] Ovvero le saghe “Ultimi Riti” in DD 297/300 (D&H #3/5) e quella di Kruel in DD #337/342 (D&H #30/32)

[10] Nello storico Amazing Spider Man Vol 1° #52 (Uomo Ragno, Corno, #47)

[11]Ben non lo sa, ma noi si, però Jake Conover è anche il Boss del crimine chiamato la Rosa, anche se questo non avrà molta importanza tra non molto

[12] Una vecchia storia di DD che risale a  DD #113/115 ovvero Devil (Corno) #126 e UR (Corno) #130

[13] In ASM #396 e PPTSSM #219 (UR, Mita, #180)

[14] Per ben due volte in Daredevil Vol 1°  #15 (Devil Corno #13) e Daredevil Vol 1° #86 (Devil, Corno, #85)

[15] Nell’ormai mitica saga “Rinascita” (Born Again”)

[16] Un altro riferimento a “Rinascita”

[17] In episodi inediti di Daredevil

[18] C’è bisogno che vi dica che Steve Rogers era, all’epoca, Capitan America e che compare qui dopo gli eventi di Vendicatori #8?

[19] In Peter Parker Spider Man (Vol 1°) #95 (UR, Marvel Italia, #268)

[20] Daredevil #3 (Devil, Corno, #3 oppure Devil Classic, Star, #1)

[21] Vedi Daredevil #300 (Devil & Hulk #6)

[22] In Daredevil dal #284 al #290 (FQ, Star dal #104 al #110)

[23] In Daredevil #190 (FQ, Star #24)

[24] In Daredevil #191 (FQ, Star #25)

[25] Per quanto è successo a Vanessa, vedi Daredevil #172/179 (FQ, Star, #3/10)

[26] Per un resoconto accurato degli eventi vedi la Graphic Novel: “Devil: Amore e guerra”.

[27] Simyon Borisovitch Kurazov, lo zar della mafia russa in Marvel Knights #5

[28] Per sapere a che si riferisce Ivan non mancate di leggere Marvel Knights #6

[29] Per sapere a cosa si riferisce Foggy, rileggetevi la Saga Guardian Devil in Daredevil Vol 2° #1/8 (in Devil l’Uomo senza paura #1/8, vale a dire: Devil & Hulk #62/69)

[30] L’Uomo Ragno

[31] Come? Dove? Scopritelo in: L’Uomo Ragno (MarvelIt) #16 ovvero UR Ultimate Edition #3

[32] Heather Glenn, che fu per lungo tempo fidanzata di Matt, s’impicco in Daredevil Vol 1° #220 (FQ, Star, #33)

[33] Morgan, Boss del crimine di Harlem fino ad alcuni anni fa è stato visto per l’ultima volta in Marvel Team UP #88

[34] Per la storia di Jake Olson vi consiglio: Thor Vol 2°, i primi cinque numeri del Thor Marvelit e lo Speciale Thor Guerra dei Mondi

[35] Internal Revenue Service, il Fisco americano

[36] Per sapere cosa succede con L’Uomo Ragno e chi siano coloro che l’accompagnano vedi L’Uomo Ragno MIT #18 in UR Ultimate Edition #3

[37] Affrontato dai due in Amazing Spiderman #16 (Uomo Ragno, Corno, #13)

[38] Nell’omonimo crossover del 1990

[39] Ben Reilly, l’altro Uomo Ragno

[40] Devo dirvi a cosa sta alludendo Peter?

[41] In Daredevil Vol 1° #285/289 (FQ, Star, #105/109)

[42] Vedi UR Ultimate Edition #3